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domenica 25 novembre 2018

La Resistenza di una famiglia della borghesia trevigiana - (Famiglia Merenda, 1943-1945)

Ottaviano Merenda e Elena Rubinacci, genitori del caduto
partigiano di Treviso Giorgio Merenda. 
Una Resistenza, quella a cui prende parte la famiglia Merenda, che verrebbe da classificare senza tentennamenti come "patriottica"; una lotta cioè in cui la visione antitedesca e di liberazione nazionale ha il sopravvento su quella della guerra civile contro i fascisti o della guerra di classe contro il capitalismo. Ma le sfumature non sono così nette.
Perché se da una parte c'è il capofamiglia Ottaviano, militare di professione, ten. colonnello del XIV Corpo d'Armata impegnato in Montenegro con compiti di controguerriglia che, catturato dai tedeschi a Podgorica e internato in Germania si rifiuta di aderire alla RSI, dall'altra c'è il secondo dei tre figli, Paolo, che abbandona l'esercito di Salò e, con tipica azione da guerra civile, viene ricercato dai fascisti della GNR di Treviso, rischiando la fucilazione. C'è poi la figlia primogenita Anna, che lavora al Distretto militare e nel contempo ha contatti con l'antifascista milanese Lia Bellora gravitante attorno al «Raggruppamento nazionale repubblicano socialista che si propone di costituire un ponte tra fascismo e opposizione in funzione antimonarchica e anticapitalista».
Infine c'è Giorgio, il figlio più giovane, militante in una formazione a guida DC, la "Cesare Battisti" di Castelfranco V.to, che viene ucciso a San Marco di Resana mentre lotta contro il tedesco invasore nei giorni dell'insurrezione. La sua morte sembra confermare una visione patriottico-risorgimentale della Resistenza in casa Merenda.
Tanto più che tale visione è ulteriormente sottolineata nell'opuscolo con i discorsi pronunciati in commemorazione della morte di Giorgio dal suo professore del Pio X e da un suo compagno di scuola. (Vedi fra i Documenti ).
Volantino dell'organizzazione partigiana "Fronte della Gioventù",
[1944], trovato fra le carte dei fratelli Merenda di Treviso.
A chiudere il cerchio, nel materiale che il nipote di Giorgio ha trovato fra le carte degli zii, ci sono due volantini. Uno del "Fronte della Gioventù" che invita a partecipare alla resistenza nelle brigate Garibaldi, e un altro dei "distaccamenti d'assalto Garibaldi del Veneto" che con veementi parole d'ordine impregnate di passione politica invita tutti, «comunisti o liberali, socialisti o cattolici, seguaci del Partito d'azione o repubblicani ... [a riunirsi] nella lotta comune per la cacciata dell'invasore tedesco, per la distruzione del fascismo, per l'indipendenza e la libertà dell'Italia».
Una lotta di resistenza che è difficile insomma da incasellare sotto una sola motivazione, anche in una famiglia della borghesia urbana il cui capofamiglia è un alto ufficiale dell'esercito.

Il ritorno del padre dalla prigionia e la notizia della morte del figlio

Ten. col. Ottaviano Merenda, padre del partigiano Giorgio: diario di prigionia in Germania, parte finale,
il ritorno a casa. Giunto alla stazione di Treviso, Ottaviano viene a conoscenza della morte del figlio.
(Il diario originale, scritto a matita, è stato recuperato e trascritto dal nipote Fabrizio Galeotti).

Trascrizione

«21 Agosto [1945]. Seguita il viaggio. … Alle ore 18 entro nello stato austriaco. […] Attendiamo di transitare per la Svizzera.
22 agosto. Alle ore 1,45 giunge il treno dalla Svizzera. Alle ore 3 si parte. Il treno svizzero è molto bello ed i vagoni sono di III classe molto puliti e lussuosi. Si viaggia tutto il mattino. Si attraversa la Svizzera da nord a sud. Nel cantone italiano riceviamo il saluto degli italiani. Alle ore 11 giungiamo a Chiasso da dove, caricati su autocarri, veniamo trasportati a Como. Qui una organizzazione perfetta sia per vettovagliamento come per tutte le altre operazioni rende la nostra permanenza lieta. Si pernotta a Como.
23 agosto. Si parte da Como per Milano. Alle ore 10 giungiamo a Milano da dove si parte per Verona. Qui mi distacco da Job e Vaglio e giungiamo alle ore 22. Si parte da Verona alle ore 23.
24 Agosto. Giungo a Mestre alle ore 4. Alle 5,30 parto da Mestre per Treviso in un treno operaio. Giungo a Treviso con il cuore in sussulto dalla gioia alle ore 7.
Alle ore 7 nell’ufficio del Capo Stazione apprendo la morte del mio amato Giorgio.
Non ho la forza di chiudere queste mie note, questi miei appunti dopo circa 2 anni di infiniti dolori, perché la notizia ferale della perdita del mio amato figlio, caduto eroicamente da partigiano, ha squassato il mio animo. »




DOCUMENTI

Il Bando Graziani del 18 febbraio 1944

 1 -18 febbraio 1944: il "Bando Graziani" (ufficialmente ''Decreto Legislativo del Duce'') commina
la pena di morte "mediante fucilazione nel petto" a disertori e renitenti delle classi 1922-1923-1924.
 (Gazzetta Ufficiale d'Italia - RSI - stampata a Brescia, 21 febbraio 1944)


Il decreto Mussolini del 18 aprile 1944


  2 - 18 aprile 1944: il "Decreto Mussolini" riconferma la pena  ai soldati che dopo l'8 settembre 1943
hanno abbandonato i reparti (questa volta "mediante fucilazione nella schiena"),
ma al contempo - all'art. 3 - promette l'esenzione della pena a coloro che si "costituiscano volontariamente"
entro il 25 aprile 1944, un mese dalla pubblicazione sulla "Gazzetta Ufficiale d'Italia", [stampata a Brescia].

La fucilazione di cinque alpini disertori

3 -10 maggio 1944 - Cinque disertori fucilati. Il comandante del 29° Comando Militare Provinciale (Treviso) della RSI
col. Giorgio Milazzo, comunica l'avvenuta "fucilazione alla schiena"di cinque alpini che dopo essersi costituiti
al Centro Raccolta Alpini di Conegliano, avevano disertato sull'Appennino emiliano.
(Archivio Istresco. n. inv. 15, fondo RSI, fasc. Comminazione Pena di Morte). Fucilazione avvenuta a Parma.
Di Luigi Nerotti non si conosce la provenienza*. Degli altri quattro: Oscar Berlanda, operaio e
Antonio Nicoletti, bracciante, erano di Crocetta del Montello; Bruno Grespan, operaio, abitava a Nervesa,
e Luigi Dal Cin, contadino, a Codognè. (Fregonese, I caduti trevigiani nella guerra di liberazione...).
*Nota del 14.4.2020: grazie alla segnalazione di Roberto Fontana conosciamo ora anche il nome corretto e la
provenienza del primo alpino fucilato: non Luigi Nerotti ma Luigi Merotto, nato a Giavera del Montello il 5.6.1920.
(Cfr. https://www.fondazionersi.org/caduti/AlboCaduti2019.pdf)

Ascolta"Sei minuti all'alba", canzone dedicata da Enzo Jannacci al padre partigiano: 
un disertore della Repubblica Sociale Italiana passato ai "ribelli" è in procinto di venir fucilato...

A volte Enzo Jannacci, nei concerti, introduceva questo brano con le parole "Vorrei dedicare
questa canzone a mio padre, è importante ricordare visto che oggi c'è chi oggi confonde la
Repubblica di Salò con la Repubblica di San Marino". (Cfr. il sito Canzoni contro la guerra).


La diserzione dall'esercito della RSI di Paolo Merenda



4 - Il 30 maggio 1944 Paolo Merenda abbandona il 29° Deposito Misto Provinciale di Treviso
con sede a Istrana e dipendente 29° Comando militare provinciale (CMP) della RSI di Treviso,
e si unisce ai partigiani. Se catturato - ai sensi dell'art. 4 del Bando Graziani del 18 febbraio 1944
confermato il 18 aprile da Mussolini - sarebbe stato condannato a morte mediante fucilazione.


In morte del partigiano Giorgio Merenda: un opuscolo commemorativo 

Al collegio vescovile Pio X di Treviso, dove il partigiano caduto frequentava la terza liceo classico, furono tenuti due discorsi in sua memoria, entrambi alla presenza della mamma e dei fratelli e in assenza del padre ancora in prigionia.
Il primo, di un professore, è di tono intimista e ruota attorno alla personalità di Giorgio “uno fra i più simpatici, e perché no, fra i più biricchini dei miei scolari”. L’insegnante ne ricorda la vivace intelligenza ma al contempo lo scarso impegno nello studio; il fatto che fosse un ribelle, ma “un sano ribelle [che] non era nato per servire” e si faceva vanto del suo sette in condotta.
Dopo l’8 settembre Giorgio Merenda si era maturato e “un velo di tristezza aveva toccato il suo carattere”, e quando arrivò “l’appello della Patria” […], rispose: “Il pensiero costante del padre lontano, che non aveva ceduto, e non aveva avvilito la sua divisa” lo portò a imbracciare le armi combattendo con i patrioti della Battisti e morendo da eroe.
Il ritratto che l'oratore fa del giovane caduto partigiano mira, giustamente, a consolare i familiari presenti, ma non accenna per nulla al fatto che i patrioti con cui Merenda aveva combattuto volevano liberare l’Italia dal fascismo, che fino all’ultimo fu alleato del nazismo.
All’inizio del nuovo anno scolastico*, un compagno di scuola di Giorgio, pronunciò un altro discorso di commemorazione, che occupa nell'opuscolo nove pagine grondanti di una retorica che è francamente difficile distinguere da quella in voga nel passato regime. Vi si ricorda l'Italia di Curtatone e Montanara, quella del Piave e di Vittorio Veneto; si divaga. Si parla di eroismo, del “sacro sangue del Compagno che ha fecondati i nostri cuori e le nostre menti”. Si parla di tutto, ma mai una volta che sia nominata la parola “fascismo”, come se in questa guerra crudele l'Italia fosse precipitata per caso e non per logica conseguenza di un ventennio di dittatura fascista; come se nel collegio Pio X non vi fosse stata per lunghi mesi, fra l’estate del ’44 e la Liberazione, la sede della XX Brigata Nera fascista, che aveva fatto della tortura nei confronti dei partigiani una pratica costante.
In entrambe le commemorazioni, ma in maniera più marcata in quella del compagno di scuola di Giorgio, si può dire che ci sia un evidente tentativo di rimozione dei guasti provocati dal fascismo italiano e dei fatti terribili avvenuti all'interno delle mura del collegio vescovile.
Sì, fra il 1943 e il 1945 in Italia ci fu un nemico, ma uno solo. E straniero. Erano "i tedeschi" che già una volta gli italiani avevano fermato sul Piave, era la "follia tedesca" che nell'aprile del '45 volgeva al "suo fatale epilogo", era la “belva germanica" che aveva "ingoiato con le affamate sue fauci” il povero papà del partigiano Giorgio Merenda.
Ed è proprio per questa testimonianza di un modo monco di analizzare "a caldo" la realtà che l'opuscolo merita la fatica della trascrizione e lo spazio per la pubblicazione.

* Qualcosa non quadra nelle date del primo e del secondo discorso riportate nell'opuscolo.
Il primo risulta pronunciato il 2 maggio 1945 alla presenza della madre e dei fratelli, ma il due maggio (alle ore 16) è il giorno della morte di Giorgio Merenda, nella sezione dell'Ospedale di Castelfranco V.to di Torreselle di Piombino Dese, tre giorni dopo il suo ferimento a S. Marco di Resana.
Il secondo discorso, che risulta pronunciato il 22 ottobre, ricorda il padre Ottaviano che ancora langue in prigionia. Il che non è vero, perché dal diario dell'interessato sappiamo che il suo ritorno a Treviso avvenne il 24 agosto 1945.



Nota: il testo qui riprodotto, nell'opuscolo originale si estendeva su dieci facciate che,
per esigenze grafiche, sono state ridotte a sei, senza intaccarne il contenuto.

Trascrizione

Giorgio Merenda - n. a Napoli il 20 settembre 1925 / m. a Cavasagra (Treviso) il 2 maggio 1945

Commemorazione tenuta dall'Insegnante il 2 maggio 1945, ai compagni di scuola, alla presenza della madre e dei fratelli dell'Eroe - il padre, assente, non aveva ancora fatto ritorno dai campi di prigionia in Germania.

giovedì 1 novembre 2018

La ferrovia Ostiglia-Treviso a Ronchi di Piombino Dese durante la guerra. Una testimonianza


«L’Ostiglia è stata finita nel ’38, in questa zona qua. Però che ha iniziato a correre è stato nel ’42 perché hanno dovuto aspettare che finisse tutto quanto il tronco... [1]
A partire dall’incrocio con la strada [Piombino-Ronchi, SP 34], la massicciata comincia ad alzarsi per superare con un sovrappasso la ferrovia “Valsugana”, poi continua alla stessa altezza sul piano campagna per oltrepassare la strada delle Albere [a strada dee Albare] : dove adesso c’è una rotonda, là c’era un ponte che superava la strada per Trebaseleghe. L’hanno tenuta ancora un po’ alta per superare il Dese e altri canali fin verso Badoere per poi abbassarsi, mentre dalla parte di Camposampiero l’Ostiglia corre di poco sopra il livello dei campi.



Piombino Dese, "Contrà Ponteseo": il sottopasso carrabile dell'Ostiglia, uno dei due costruiti
contemporaneamente alla ferrovia ai lati della linea Valsugana, per consentire l'accesso a famiglie
e terreni che altrimenti sarebbero rimasti isolati a causa della nuova strada ferrata.
Da questo lato salirà la scarpata il partigiano Wladimiro Paoli per l'azione in cui troverà la morte (9.9.1944).
(Seconda guerra mondiale - Resistenza Veneto)

Non è che passassero tanti treni. Ce n’erano due-tre che andavano e venivano: uno alla mattina, uno a mezzogiorno e uno alla sera. C’era anche una littorina, una sola però, alle nove del mattino: era il “diretto da Treviso”: Treviso - Camposampiero - Grisignano di Zocco. Faceva le stazioni principali; a Ronchi non si fermava neanche [2].
I treni erano trainati da locomotive. Le locomotive dei merci erano più potenti. Quelle dei passeggeri erano col camino lungo; quella che è andata fino a Grisignano era una col camino lungo [3]. Ce n’è una alla stazione di Camposampiero, di quel tipo, l’hanno messa là come museo.
Invece, dopo l’armistizio del settembre ’43, durante l’invernata continuavano a passare verso giù le tradotte tedesche piene di soldati, di carri armati, di tutto. C’è stato un momento, nella primavera del ’44 che passavano anche 7-8 tradotte di militari al giorno.
Poi, dalla fine del ’44 all’inizio del ’45, hanno fatto il percorso inverso. Ai tedeschi serviva l’Ostiglia!
Nell’aprile del 1945, ai primi di aprile — deve essere stato verso gli 8-10 di aprile — c’è stata un’incursione di aerei alleati che hanno bombardato la stazione di Ronchi e hanno distrutto tutto. Da quella volta hanno bloccato la linea [4].


Bombardamenti e mitragliamenti alleati ferrovia Ostiglia; sabotaggi partigiani.
La ferrovia Ostiglia-Treviso presso Piombino Dese nella seconda guerra mondiale.
Un sabotaggio partigiano del ponte sulla linea "Valsugana" (3.10.1944) e
due bombardamenti/mitragliamenti alleati sulla stazione di Ronchi (20.2 e 3.3.1945)

registrati nella "Cronaca della Parrocchia" di Piombino.
(Cronistorie di guerra ... 1939-45, a c. di Erika Lorenzon, DVD allegato)

Nell’invernata 1945-46, hanno portato via tutte le carrozze dalla stazione, hanno liberato tutto quanto. E dopo, in primavera — era il mese di marzo del ‘46 — hanno iniziato a levare la ferrovia: venire avanti e asportare la ferrovia... Qui, alla stazione, si sono divisi: un’impresa è andata verso sud e l’ha tirata via fino a Camposampiero, e un’altra impresa ha tirato via i binari dalla parte verso Treviso.
- Già nel 1946? Non ha corso un po’ di più?
No, nel marzo del 1946, sono sicuro, hanno tirato via tutto quanto: marzo-aprile del ’46».


Ex ferrovia Ostiglia-Treviso, presso Piombino: cratere di bomba della seconda
guerra mondiale esplosa nel 1945 vicino alla stazione di Ronchi. (Foto 24.10.2018)

La stazione di Ronchi
«Sembrava un giardino, appena fatta. Perché io l’ho vista, ero ragazzino ma me lo ricordo bene. Adesso se lei va a vedere là ci sono altro che acacie e rovi; hanno fatto solo il passaggio della pista ciclabile.


L'ex stazione di Ronchi di Piombino Dese sulla linea Ostiglia-Treviso, bombardata, mitragliata 
e saccheggiata alla fine della seconda guerra mondiale, 1945. (Foto 24.10.2018)

Per un pochi di anni ho pulito io, là alla stazione. Portavo a casa la legna e restava pulito. Siamo andati a Padova, io e mio fratello, negli uffici delle Ferrovie, e ci avevano concesso di tagliare la legna in modo da tenere pulito, ma dopo è passata a pista ciclabile e ci è toccato lasciare là tutto.
Nell’ultimo periodo della guerra, le Ferrovie avevano portato qua molte carrozze di prima, seconda e terza classe, le avevano messe sui binari a lato della stazione. Pensavano che in mezzo ai campi, qua, si salvassero. Saranno state una cinquantina di carrozze passeggeri, di prima e seconda classe con il velluto dentro…
Cos’è successo? Quando le hanno portate qua, la gente ha iniziato ad andare là. Hanno tagliato i velluti per farsi dei vestiti; hanno portato via tutto, sono rimasti solo gli scheletri delle carrozze. Portato via tutto. Tutto, tutto, tutto…
E nel mese di aprile del ‘45, quando sono arrivate queste due incursioni di aerei, hanno mollato delle bombe e le carrozze si sono rovesciate l’una sull’altra. Bisogna vedere che razza di disastro era, perché io me lo ricordo. Bisogna aver visto cosa c’era! Hanno lavorato tutta un’invernata per portarle via. Gli è toccato rifare il binario, perché era tutto massacrato e poi con una gru, piano piano — avevano già allora delle gru, proprio, caricate su carri — prendere le carrozze e metterle di nuovo sul binario.
Più che bombardata, però, la stazione è stata distrutta dalla gente. C’era un magazzino grosso, alla stazione, che una bomba l’aveva distrutto… e hanno portato via tutto. E, dopo che sono passati gli americani, in quell’estate là, la gente del posto ha disfatto tutto [i ga desfà fora tuto] : portavano via pietre per ristrutturare qualcosa a casa. Addirittura uno si è fatto la casa così» [5].

Testimonianza di Eugenio (Sergio) Squizzato nato il 7.10.1933 a Piombino Dese.
Sintesi dell’intervista registrata da C. Pavan il 22 e 25 ottobre 2018 nell'abitazione del testimone,
un centinaio di metri a sud dell'Ostiglia. (File 18102201-05 e 18102506).
Ringrazio Silvano e Ilario Mariotto per avermi segnalato e messo in contatto col testimone.

Note
[1] Per la precisione il tronco Grisignano di Zocco-Treviso dell'Ostiglia fu inaugurato il 28 ottobre 1941. Si veda la foto storica della stazione di Ronchi, il giorno dell'inaugurazione, nel sito La linea ferroviaria Ostiglia-Treviso. Il ricordo di un percorso ferroviario.
Per un'approfondita analisi storica complessiva di nascita, breve vita e morte dell'Ostiglia (oltre al citato sito web) è indispensabile il libro di Enrico Bassi : "Obbiettivo militare: la ferrovia Ostiglia-Treviso", secondo volume della collana Binari dimenticati, edito dall'omonima Associazione di Noventa Vicentina nel 2010 e consultabile in queste biblioteche.
[2] Nell'orario ferroviario ufficiale, (cfr. La linea ferroviaria Ostiglia-Treviso), sul tronco Treviso-Grisignano di Zocco i treni passeggeri erano in effetti tre, ma - almeno al 29 ottobre 1941 - erano tutti "accelerati", di seconda e terza classe. Queste le partenze e gli arrivi, tra parentesi l'orario di arrivo alla stazione di Ronchi di Piombino. Va notato come — a sottolineare la limitata valenza "civile" della linea — non ci fosse alcun collegamento diretto fra Treviso e Ostiglia: Grisignano (km 49 ca. sui 117 totali) fungeva - di fatto - da capolinea, in entrambe le direzioni; in compenso da Grisignano erano previste coincidenze sia verso Milano che verso Venezia. (E. Bassi, cit., p. 81).
Treviso - Grisignano di Zocco: ore 5:52 - (6:29) - 7:22 [prossimo treno per Ostiglia ore 12:34; treno precedente ore 6:50] // 12:40 - (13:16) - 14:02 [prossimo treno per Ostiglia ore 19:16] //19:00 - (19:37) - 20:41 [nessun treno successivo per Ostiglia].
Grisignano di Zocco-Treviso: ore 6:10 - (7:14) - 7:52 // 12:47 - (13:41) - 14:21 // 19:15 - (20:15) - 20:55
[3] Il testimone si riferisce alla locomotiva che i partigiani del luogo il 9 settembre 1944 fecero passare sopra il ponte sulla ferrovia Valsugana, pericolante a causa di precedenti sabotaggi, con la speranza che crollasse, e con esso precipitasse sulla sottostante linea anche la locomotiva. Così non fu, e la locomotiva - superato il sovrappasso - continuò senza guida la sua corsa nella pianura fino alla stazione di Grisignano.
Nel corso di quell’azione fu anche colpito a morte, da “fuoco amico”, il diciottenne partigiano comunista Wladimiro Paoli, di San Lazzaro (TV). Il ponte sulla Valsugana sarà fatto saltare dai partigiani nella notte del 3 ottobre 1944, ma verrà in breve tempo ricostruito dai tedeschi.
[4] L'ultimo bombardamento e mitragliamento, come scrive il parroco, avvenne un mese prima: il 3 marzo.
[5] Reazione ben comprensibile se solo si pensa ai venti mesi d’inferno passati dalla popolazione di Piombino Dese fra il settembre del ‘43 e l’aprile del ‘45.
Da un lato i rastrellamenti di tedeschi e fascisti alla ricerca dei prigionieri inglesi evasi dopo l’8 Settembre dai campi di lavoro (dipendenti dal campo per prigionieri britannici n. 120 di Padova) presenti in località vicine a Piombino (Cronistorie di guerra..., p. 152).
Dall'altro i bombardamenti e mitragliamenti alleati che miravano a interrompere il traffico sulle due importanti linee ferroviarie che attraversavano il paese.
La completa ricostruzione storica di quel periodo si trova nel vivace resoconto del cappellano don Vito Montin e nella asciutta cronaca (meglio sarebbe dire diario) dell'arciprete mons. Antonio Dal Colle.
Cfr. Cronistorie di guerra ... , Parrocchia di Piombino, pp. 152-159.




1946, dismissione della ferrovia fra Treviso e Grisignano


Il titolo inganna. In realtà nel testo dell'articolo si specifica con chiarezza che
« si è resa necessaria la rimozione delle rotaie e delle traverse che debbono venire utilizzate
per la più urgente riattivazione di altre linee cui va data la priorità per l'interesse vitale che
 esse 

rivestono nel quadro della rete ferroviaria italiana». (Gazzettino, 12 maggio 1946)
Cfr. il quadro della drammatica situazione delle linee ferroviarie italiane 
nella mappa pubblicata da Bassi a p. 127. 

Per il furto di tredici traversine di legno della ferrovia
Ostiglia in dismissione, due abitanti di Santa Cristina vengono arrestati.
(Gazzettino, 21 maggio 1946)

1959, atto finale dell'Ostiglia, tronco Grisignano-Treviso:
il decreto presidenziale di soppressione

Il dpr 12.5.1959 n. 443, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale
del 6 luglio 1959, sancisce ufficialmente la fine
del tronco Grisignano di Zocco-Treviso della ferrovia Ostiglia.

lunedì 14 maggio 2018

La Resistenza dei ferrovieri comunisti di Treviso, 1

Relazione di Angelo Decima, segretario della Sezione Ferrovieri di Treviso del PCI - 10.6.1945

Nota introduttiva

Sono entrato in possesso di questo documento grazie alla sensibilità e al senso della storia di Marco Rampon che l'ha scoperto all’inizio del 2018 fra vecchie carte senza padrone ammucchiate in un ripostiglio delle case popolari Aler di via Mameli a Milano e ha provveduto a inviarmelo, dopo uno scambio di email che riporto in altro post.
Il fascicolo, oltre alla “Relazione Decima” del 10 giugno 1945, contiene una serie di diciotto allegati per un totale di 53 fogli dattiloscritti formato A/4. Si tratta di una fotocopia dell’originale, cui sono stati aggiunti in seconda battuta altri documenti.
Il dattiloscritto originale, scritto con inchiostro blu, è conservato nell’archivio dell’Istituto Gramsci di Roma. È composto di 27 fogli A/4 di cui l’ultimo contiene l’indice degli allegati alle dieci pagine della relazione del segretario.
Gli allegati dell’edizione originale erano dieci mentre quelli presenti nella “copia Rampon” qui pubblicata sono diciotto. Le prime due edizioni della “Relazione Decima”, furono sicuramente scritte con la stessa macchina da scrivere: la prima nel giugno del 1945 e la seconda presumibilmente nell’ottobre dello stesso anno, o comunque entro il 1945, ultimo anno di permanenza di Angelo Decima nelle Ferrovie dello Stato [1].

Indice del contenuto delle prime due edizioni dattiloscritte della "Relazione Decima".
A inistra l'indice dell'edizione originale conservata presso l'Istituto Gramsci di Roma, 

a destra l'indice dell'edizione ritrovata a Milano. L'asterisco rosso
indica gli allegati aggiunti da Angelo Decima nella seconda edizione.

Parte di questo documento fu stampata anche dalla Federazione trevigiana del PCI in un fascicolo ciclostilato di 58 pagine (formato 15 x 21), non datato, ma riferibile a metà degli anni ’70, ultimo periodo della macchina da scrivere (elettrica) prima dell’avvento del computer. Tale copia è conservata nell’archivio dell’Istresco [2]. Ha una copertina verde con un disegno attribuibile ad Ivo Della Costa, storico dirigente del PCI trevigiano, nonché segretario della Federazione dal 1968 al 1971 [3].

Ciclostilato del PCI di Treviso (anni '70)
della Relazione di Angelo Decima sui ferrovieri
partigiani comunisti durante la Resistenza. 

(Archivio Istresco)

Una terza edizione, sempre battuta con macchina da scrivere elettrica, è stata voluta da Angelo Decima negli ultimi anni della sua vita, ed è composta da un corpo originale di 70 fogli A/4 contenenti gli stessi testi della seconda edizione
[4], ma con un’interlinea maggiore.

A questo lascito paterno nel 2017 ha iniziato a lavorare il figlio Giulio, proponendo delle note manoscritte al testo, più tre fogli: uno iniziale con l’indice generale e due finali con l’indice dei nomi, portando così il fascicolo a 73 pagine. Fascicolo di cui dà notizia al prof. Alessandro Casellato.
Caso volle che la comunicazione di Giulio Decima a Casellato avvenisse nella seconda decade dell’aprile 2018, proprio mentre da parte mia mi accingevo a segnalare a Casellato l’avvenuto ritrovamento milanese dello stesso documento.

22 aprile 2018: scambio di email fra Camillo Pavan e il prof. Alessandro Casellato sulla relazione
di Angelo Decima, segretario della Sezione  ferrovieri di Treviso del PCI, 10 giugno 1946.

Trascrizione
Caro Alessandro, [22 aprile 2018 16:12]

un messaggio in bottiglia è arrivato recentemente dal maremagnum di internet sulla mia scrivania.
Si tratta della relazione sull'attività dei ferrovieri partigiani comunisti di Treviso stilata il 10 giugno 1945 da Angelo Decima, segretario della sezione.
Ti lascio un altro link su come sono arrivato a questa acquisizione, se hai voglia e tempo di darci un'occhiata.
In settimana penso di andare a Padova a incontrare il figlio di Angelo Decima, Giulio, il quale mi ha detto - se ho ben capito - che della cosa ti stai interessando anche tu.
Se vuoi, dimmi i termini di questo interessamento, così mi so regolare. Va da sé che io continuo comunque la mia ricerca.
Stame ben, e buon 25 aprile, se non ci vediamo/sentiamo prima.

Caro Camillo, [22 aprile 2018 17:07]

proprio ieri mi ha chiamato Giulio Decima per dirmi che eri sulle sue tracce. Mi ha detto di darti il suo numero di cellulare (che però forse già hai): ................ . Mi aveva telefonato un mese fa dicendomi che mi avrebbe spedito la relazione sull'attività dei ferrovieri di Treviso. A voce mi ha raccontato un po' di suo padre, anche del dopo Liberazione: mette su un'impresa di impianti elettrici e poi fa fortuna nel settore dello spettacolo (teatri e cinema). Bene se lo intervisti: ha 83 anni ed è lucidissimo e pieno di cose da dire, almeno a me è parso così. (non sapevo dell'originale dattiloscritto trovato a Milano: come sarà arrivato fin lì?).
Poi mi racconterai; anzi, potresti raccontare questa ricerca a uno dei incontri del primo giovedì del mese all'Istresco.



Resterebbe ora da scoprire come abbiano fatto queste carte ad arrivare a Milano.
Sicuramente a portarle è stato un ex partigiano attivo nel Veneto, perché assieme ad esse
Rampon (e la sua compagna) hanno anche recuperato una piccola biblioteca di testi partigiani. Uno di essi riporta una dedica “ad un amico Unico” e un altro contiene
una lettera d’invito - datata 26 febbraio 1987 - alla presentazione a Vittorio Veneto del
volume di Antonio Della Libera, Sulle montagne per la Libertà, indirizzata a Quaglierini Unico, via Mameli 45, Milano.
Eccola, forse, la persona che ha portato lungo le strade della sua vita il documento che ora stiamo per leggere. Ma la sua biografia, salvo altre fortunose scoperte, ci resterà per sempre ignota.

Note

[1] In uno degli allegati della seconda edizione, in alto, sopra la prima riga, è riportata la data manoscritta del 30 settembre 1945 con grafia identificata dal figlio Giulio — durante l’intervista del 26.4.2018 — come sicuramente di Angelo Decima.
[2] Aistresco, ID 1219, n. inv. 097, fondo PCI, fasc. Opuscoli vari.
[3] «Mio padre era grande amico di Ivo Dalla Costa», Giulio Decima, file 18042603, 43:50.
Della Costa segretario del PCI Treviso, periodo: cfr. Aistresco, ID 1220 - N. Inv. 097 - fondo PCI fasc. Opuscoli vari (Quaderno ms. ''Partito Comunista Italiano, Federazione di Treviso, pagina
“Segretari di Federazione”).
[4] Tranne la fotocopia a colori di una cartella del “Prestito a premi per la vittoria della democrazia lanciato dal Partito Comunista Italiano per le elezioni alla Costituente”, datata Roma, 1 marzo 1946.








PARTITO COMUNISTA ITALIANO
Sezione Ferrovieri di Treviso
RELAZIONE SULL’ATTIVITÀ PARTIGIANA E POLITICA SVOLTA DAI FERROVIERI COMUNISTI
DELLA STAZIONE DI TREVISO DURANTE L’OPPRESSIONE NAZI-FASCISTA
LE PRIME CELLULE
Il gruppo dei Ferrovieri Comunisti di Treviso che nel ’20 aveva acquistato profonde radici fra la massa dei Ferrovieri, dovette cedere terreno dopo l’ascesa al potere del Fascismo ed il licenziamento dei migliori compagni provocato dal Decreto Torre [1]. Nonostante ciò, qualche cellula continuò a vivere, più o meno bene, fino al 1927. Poco dopo, l’organizzazione si sfaldò in seguito al trasferimento di vari compagni.
I pochi compagni superstiti (circa una ventina) continuarono, senza venir meno all’idea, la loro propaganda verbale, mantenendo vivo e presente il Partito fra i simpatizzanti e gli anti-fascisti, preparando così la base della futura organizzazione.
L’impopolarità della guerra imperialista ed il suo disastroso andamento influì a creare quell’atmosfera di malcontento e di rivolta contro il fascismo che portò nuovamente i ferrovieri comunisti sul terreno della lotta clandestina.
Dopo il colpo di Stato del 25 luglio, verso i primi di agosto, per iniziativa di alcuni vecchi compagni, si costituì il primo Comitato di sezione clandestino con cinque cellule, composte di circa venticinque compagni appartenenti ai vari Impianti della Stazione. Mediante una fattiva propaganda orale e scritta le adesioni crebbero di continuo fino a raggiungere nel settembre 1943, fra iscritti e simpatizzanti, il numero di ottanta.


L’8 SETTEMBRE 1943

Con lo sfaldamento dell’esercito italiano, l’occupazione nazista e la tragica condanna dei nostri soldati, tradotti dal barbaro teutone in prigionia nei campi mortiferi di Germania, la nostra propaganda e la nostra opera cosciente seppe dimostrare con l’esempio chi noi eravamo.

8 settembre 1943 a Treviso - 
L'annuncio dell'armistizio sul Gazzettino di giovedì 9 settembre. 
(8 settembre 1943 in prima pagina giornali quotidiani)

L'8 settembre 1943 a Treviso - 
11 settembre 1943. Il podestà Treviso
Guglielmo Ferrero, tranquillizza i cittadini
contro 
“certe voci tendenziose e allarmanti”. 
Cfr. l’analogia con il manifesto del sindaco
di Udine Domenico Pecile, 26 ottobre 1917 
8 settembre 1943 e Caporetto analogie autorità civili - 
Il manifesto del sindaco di Udine del 26 ottobre 1917,
due giorni prima dell'occupazione austro-tedesca della città,
dopo la rottura del fronte a Caporetto (24 ottobre 1917).
(Dal libro '‘Caporetto…’' di Camillo Pavan, 1997).

Per la trascrizione dei due manifesti, vai a nota [2].


























Mai abbastanza si potrà descrivere e sinceramente lodare ciò che hanno fatto i compagni ed i ferrovieri tutti in quei giorni di dolore e di vergogna per aiutare, assistere e salvare quei nostri fratelli assiepati come mandrie in carri bestiame che venivano tradotti in lunghi convogli, susseguentisi ininterrottamente notte e giorno verso il martirio nordico.
Durante la corsa dei treni o nelle soste in Stazione, il personale, eludendo la vigilanza degli sgherri nazisti armati di mitra, aprivano, con sprezzo del pericolo, le porte dei carri per favorire la fuga di quei poveri nostri soldati. Vi furono dei feriti fra i nostri compagni. Il primo sangue del Patriota cominciò generosamente a scorrere.
Nella Stazione di Treviso, prima fra tutte, si formò in quei giorni il centro per l’evasione.
[Ascolta la testimonianza di un ferroviere di Treviso,letta dal curatore ]
Abiti da borghese portati dalla cittadinanza venivano ammucchiati negli uffici e nei magazzini e quindi passati con molti sotterfugi ai soldati. In ogni ufficio dei compagni accoglievano, rifocillavano, assistevano e indirizzavano gli evasi. Molti ferrovieri offrirono persino i loro vestiti, le loro tute da lavoro, i berretti, pur di vedere un soldato fuggire. Cibi, frutta, denaro venivano offerti, spontaneamente, in grande quantità, dal popolo trevigiano e dai ferrovieri.
Si deve ricordare il grande merito del povero compagno AMERIGO PERINI - barbaramente trucidato dai “briganti neri” a Venezia un anno dopo - che è stato l’iniziatore e l’animatore dell’assistenza agli internati.
Quale prova mirabile di solidarietà umana ha saputo dimostrare il nostro popolo in quei giorni tremendi!
Da quell’immane tragedia sorse quello spirito di rivolta e di odio che diede ai nostri compagni la forza di iniziare una lotta sorda e senza quartiere contro i traditori e i tiranni.

COMITATO DI AGITAZIONE
Il nostro Comitato di Sezione, in continuo contatto col caro ed instancabile compagno PIERO [3], si diede all’opera per intensificare la propaganda del nostro Partito e per la costituzione (novembre 1943) di un Comitato di Agitazione dei Ferrovieri di Treviso, avendo il compito di promuovere con ogni mezzo la lotta contro la guerra del tedesco.
Accentuando la propaganda orale e la diffusione dei manifestini, l’organizzazione si propagò e penetrò in tutti vari servizi. Centinaia di ferrovieri, compagni o non compagni, iniziarono silenziosamente e spontaneamente quell’opera di ostruzionismo e di sabotaggio che lentamente condusse alla distruzione ed alla disorganizzazione dei servizi, del materiale e degli impianti necessari al trasporto del tedesco.
Narrare ed encomiare ciò che è stato fatto dai ferrovieri durante i venti mesi di dominio teutonico si arriverebbe soltanto a descrivere una parte delle innumerevoli opere di sabotaggio compiute in silenzio con tenacia e spirito di abnegazione, sopportando, parecchie volte, gravi punizioni ed il pericolo della deportazione o della vita.
Cose normali di tutti i giorni erano: ritardi ai treni; soppressioni di straordinari per assenza del personale; inutilizzazione giornaliera delle locomotive; distruzione con ogni mezzo del materiale rotabile e loro parti (asportazione dei tubi di accoppiamento, riscaldamento degli assi, ecc.); inutilizzazione degli impianti fissi e di segnalamento; andamento del lavoro a lumaca; assenze per malattie; ferimenti volontari ed altro del genere. Nell’agosto 1944 il disservizio raggiunse proporzioni tali che l’Ufficio Superiore dovette inviare un Funzionario per un’inchiesta. Risultò che il 70% del personale del Dep. Locomotive era assente per malattia o per altri motivi. Per incitarlo al lavoro il Comando tedesco assegnò al personale dei premi in denaro ed in viveri.


Trascrizione: «Macchinisti! Non tradite la causa della liberazione d'Italia
continuando a trasportare treni militari per i tedeschi ed il nostro grano in Germania.
Disertate in massa. Rendete inutilizzabili, per il nemico, le locomotive.
Il Comitato di Liberazione Nazionale dei Ferrovieri».

Il Personale Viaggiante ha dato prove di coraggio veramente indomito organizzando il sabotaggio su larga scala durante i viaggi notturni dei convogli militari. Malgrado le scorte tedesche, innumerevoli cisterne di benzina furono vuotate; automezzi distrutti; armi e munizioni asportate o rese inutilizzabili; merci, bestiame e materiali - rapinati dal tedesco e destinati in Germania - sottratti nottetempo e scaricati lungo la linea o durante le soste in stazione. Parte di tale merce veniva consegnata ai Partigiani della montagna, altra, ancora, alla popolazione. Purtroppo, qualche ferroviere (pochi per fortuna), sotto la parvenza di sabotatore e di Patriota, speculò a suo personale beneficio, vendendo ed intascando il ricavato della merce sottratta. Bisogna smascherarli questi approfittatori che, rubando prima e imbracciando il mitra durante o dopo la Liberazione, hanno tentato di occultare le loro malefatte, vantando, da perfetti mistificatori, un patriottismo di bassa lega!
Al Deposito Locomotive l’opera distruttrice del macchinista era continua. Già nel maggio 1944 le locomotive in efficienza erano ridotte a venti su sessanta. Per la riparazione delle macchine veniva impiegato un tempo doppio o triplo. Nel viaggio di prova, dopo il collaudo tedesco, venivano rimesse nuovamente fuori uso. Più di qualche volta i motori pel rifornimento acqua alle locomotive vennero resi inefficienti, procurando così ritardi e soppressioni di treni.
Nelle officine, il lavoro si appesantiva fino all’impossibile. Nel luglio 1944, su 1600 ore lavorative giornaliere veniva compiuto un lavoro effettivo di sole 200 ore. I rifornimenti di materiali e lubrificanti venivano scientemente ritardati; negligenze nelle ordinazioni delle materie prime, consumi oltre il fabbisogno; erronee richieste di materie di consumo e così via di seguito.
Anche l’opera del personale di Stazione fu attivissima. Deviatori e manovratori provocavano scientemente ingombri delle linee facendo sviare carri in manovra o tallonando scambi. Guasti ai semafori, scarico lento dei carri che necessitavano ai tedeschi. Telegrafisti ed impiegati comunicavano informazioni sul movimento dei trasporti ai Partigiani.
Quest’opera sediziosa - eseguita sapientemente e con accortezza, tanto che, quasi sempre, si riuscì ad ingannare il controllo degli esperti tedeschi, i quali vigilavano sospettosi - venne intrapresa e continuò fino alla Liberazione, con uno spirito di orgoglio, dalla maggioranza dei millecinquecento ferrovieri di Treviso, eccezione fatta di una esigua schiera di traditori fascisti.
ORGANIZZAZIONE PARTIGIANA
Al primo annuncio delle formazioni Partigiane, il nostro Comitato di Sezione, seguendo le direttive del Comitato Federale Prov., iniziò una intensa propaganda fra i ferrovieri per l’abbandono del lavoro e l’arruolamento alle formazioni Partigiane. Una schiera di valorosi giovani, nostri compagni, risposero all’appello unendosi spontaneamente alle Brigate di montagna. Con nostro orgoglio vedemmo che i migliori compagni ferrovieri seppero arrivare, col loro entusiasmo ed il loro eroismo, a molti posti di comando nelle varie formazioni del Corpo dei Volontari della Libertà.
Furono stabiliti collegamenti con i partigiani delle zone di Quero Vas, di Vittorio, di Montereale e Osoppo per fornire informazioni e per l’invio in montagna di parecchi nostri compagni.
Altri ferrovieri preferirono organizzarsi militarmente in isquadre, formando un gruppo di Sapisti [4] della ferrovia - circa una quarantina di compagni - al comando dei compagni SCARPA ANTONIO, GALIAZZO BRUNO, MAGNABOSCO SILVIO, PERISSINOTTO OLIVO, ZORZETTO CARLO. Altri ancora si unirono alle squadre mobili che agirono in città e provincia. Sorsero pure altre piccole formazioni organizzate da altri Partiti, che collaborarono negli ultimi giorni con le nostre squadre.


Repubblica Sociale Italiana - Il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, visti gli atti
contro "ignoti" «imputati di sabotaggio in danno della Linea Ferroviaria dello Stato, opera di
bande armate in Conegliano il 30 - [3] - 44 [...] dichiara non doversi procedere per essere
rimasti ignoti gli autori del reato». (Aistresco, n. inv. 078, fondo Tribunale)

Varie azioni di sabotaggio e di distruzione delle linee ferroviarie vengono compiute dai nostri Sapisti in collaborazione con i Partigiani delle squadre mobili.
Nell’allegato A vengono elencate le azioni più importanti ed alcuni racconti di nostri compagni. Si farà seguito con altri resoconti man mano che verranno resi noti.
L’INSURREZIONE
Lo spirito insurrezionale, alimentato continuamente dalla nostra Sezione di Partito, dal Comitato di Agitazione, dal C.L.N. e dal coraggio e dall’eroismo dei nostri Sapisti, si propagò rapidamente, malgrado la repressione e gli arresti, fra tutte le categorie del personale fino a formare un blocco compatto di uomini coscienti e decisi a combattere con qualsiasi mezzo la guerra del tedesco e del traditore fascista. Preparata l’insurrezione da mesi con un’attiva campagna di propaganda, la massa dei ferrovieri attendeva il momento di agire.
Le informazioni della radio annuncianti le disfatte del nemico avevano tenuto i ferrovieri in allarme. L’abbandono del lavoro ebbe inizio col giorno 24 aprile e si completò il 27.
Il 28 aprile la Stazione di Treviso era completamente deserta. Anche i tedeschi, in seguito alla falsa notizia della resa incondizionata, avevano abbandonato il posto. Verso le 15, prima dell’ordine insurrezionale, un gruppetto di ferrovieri, fra i quali il compagno, allievo macchinista ZAMBON GIUSEPPE, intervennero per immobilizzare le uniche sei locomotive in efficienza e per occultare ed inutilizzare parecchio materiale e macchinari dalle officine del Dep. Locomotive. Verso le 17 ritornavano i ferrovieri tedeschi per inviare le locomotive a Montebelluna, ma, accortisi dei guasti, dovettero rinunciare al loro proposito. Nella Stazione di Treviso S. Quaranta venivano frattanto fatte saltare altre tre locomotive. Intanto i nostri Sapisti provvedevano alla distribuzione delle armi a vari altri compagni che accorsero con entusiasmo all’appello.
La mattina del 29 una squadra di sedici Patrioti si muoveva decisa all’occupazione dei vari impianti della Stazione e presidiando i punti più vitali fino all’arrivo delle truppe Alleate.  Altri ancora provvederono immediatamente alla rimozione delle mine collocate dai tedeschi nei ponti e negli impianti di primaria importanza.
CADUTI E FERITI
Fra i caduti, accertati finora, si contano:
RINO CHIARELLO, operaio - di anni 23 assassinato dai nazi-fascisti a Paese nella sera del 5 aprile 1945 mentre in unione con cinque altri compagni stava raggiungendo una formazione di montagna.
QUARISA GIUSEPPE - verificatore - ucciso in servizio dalle SS tedesche nel febbraio 1945.
ANGELONI LEONILDO - operaio aggiustatore - sospettato di sabotaggio venne barbaramente trucidato assieme ad altri suoi due compagni presso il ponte Garibaldi dalla Brigate Nere il 19/4/945
Fra i feriti accertati a tutt’oggi:
DOTTO NARCISO - allievo macchinista - attivo sabotatore. Incorporato nella Brigata Wladimiro partecipò il 28 aprile all’assalto delle Forze Armate tedesche asseragliate nel presidio della Fonderia riportando una grave ferita al polmone sinistro da due colpi di arma automatica.
BOSCARATO ALBINO - alunno - ferito al ginocchio destro il 30/4/945 mentre comandava l’azione per la presa della batteria contraerea di S. Angelo.
NASCIMBEN ANTONIO - operaio - il 28 aprile in uno scontro contro una colonna tedesca sulla strada del Terraglio riportava una ferita al ginocchio.
PERISSINOTTO GIOVANNI - allievo macchinista - il 28 aprile durante un’azione contro i tedeschi riportava una ferita ad un ginocchio
CHIARELLO ENNIO - allievo macchinista - l’8 maggio in un’azione di rastrellamento presso le batterie contraeree del Chiodo contro un gruppo di tedeschi veniva ferito alla gamba destra da una bomba a mano.
Arrestati dai nazi-fascisti finora accertati:
SCARPA ANTONIO (due volte)
BASSO GIUSEPPE (una volta
COMITATO DI LIBERAZIONE FERROVIARIO

Già in atto per mezzo del Comitato di Agitazione, venne costituito nel maggio 1944, per iniziativa dei nostri compagni, il Comitato di Liberazione Ferroviario della Stazione di Treviso composto di quattro comunisti e un demo-cristiano. In accordo col Comitato di Agitazione, il Comitato di Liberazione continuò ed intensificò quel lavoro capillare di propaganda che contribuì a plasmare ed accentuare la lotta contro il nazi-fascismo.
Il Comitato di Treviso può ascriversi l’onore di essere stato il primo fra i ferrovieri del Veneto ad iniziare la lotta organizzata contro l’invasore.
Varie circolari e manifestini a carattere direttivo ed invitanti a sabotare il lavoro ed i trasporti del tedesco, vennero emesse e diramate ai Ferrovieri del Veneto. Spiace non poter allegare tutte le copie di tali manifesti essendo molte andate disperse (vedere allegato B).
In seguito a nostra proposta, il Comitato Prov.le di Treviso stanziò una somma mensile a cominciare dal settembre 1944, per sovvenzionare i macchinisti che abbandonavano il servizio. La somma totale erogata dal C.L. Prov.le fino al mese di aprile fu di L. 249.000, che servì a sovvenzionare diciotto macchinisti, molti dei quali si unirono ai partigiani.
Anche questo mezzo contribuì alla propaganda per la causa, in quanto molti agenti, abbenché non venissero sovvenzionati, seppero che in caso di bisogno, sarebbero stati aiutati dal C.L. Prov. Infatti gran parte del personale seguì in servizio un sistema di ostruzionismo e di assenze saltuarie che procurò incagli e danni incalcolabili ai trasporti.
Intensa propaganda venne svolta fra i ferrovieri delle classi 1924-25 affinché non rispondessero alla chiamata alle armi. Solo pochissimi si presentarono; mentre la quasi totalità disertarono arruolandosi nelle formazioni partigiano o vivendo alla macchia.
Con la liberazione della città, il Comitato, ricostruito con elementi dei partiti Comunista, Socialista, d’Azione, Demo-cristiano e del Corpo dei Volontari della Libertà, iniziò immediatamente nella legalità le sue funzioni.
I primi provvedimenti di carattere generale furono:
1) Manifesto della Liberazione (vedere allegato C)
2) Immediato sollevamento di 107 agenti [ferrovieri ] fascisti;
3) Sostituzione dei dirigenti indesiderabili;
4) Disposizioni per la riassunzione degli agenti renitenti alla leva e di coloro che hanno abbandonato il lavoro per la lotta contro il nazi-fascismo;
5) Costituzione di un Corpo di Polizia Ferroviaria;
6) Prova della linea Treviso-Venezia;
7) Immediato ricupero del materiale ferroviario;
8) Utilizzazione del personale al riattivamento delle linee e degli impianti ferroviari;
9) Istituzione di una Commissione preparatoria per l’epurazione;
10) Requisizione di tre automezzi impiegati al trasporto del materiale di ricupero ed al riattivamento degli impianti ferroviari.
11) Assegnazione straordinaria ai ferrovieri di un supplemento di generi alimentari nella misura di gr. 500 di riso, di gr. 2000 di zucchero, di gr. 2000 di pasta e di gr. 600 di sapone ad ogni agente in servizio.
SINDACATO FERROVIERI

Con provvedimento preso dal C.L. Ferroviario di Treviso, vennero nominati ancora nell’ottobre 1944, i tre segretari della Sezione di Treviso del S.F.I. nelle persone di:
BIDINOTTO VICO - macchinista - Partito Comunista
CUCCAGNA EGONE - controllore 1^ cl. - Partito Socialista
CARNIEL ANTONIO - Capo stazione II^ cl. - indipendente
Subito dopo la Liberazione venne diffuso un manifesto rivolto a tutti i ferrovieri della provincia (allegato D) e aperte le iscrizioni accolte con vivo entusiasmo dalla massa ferroviaria.
Fino ad oggi il numero delle domande presentate raggiungono il numero di 800 circa. Ultimate le iscrizioni si procederà alle regolari elezioni dei rappresentati di categoria. Si è provveduto pure alla nomina di un Segretario Sindacale nei centri di Castelfranco, Montebelluna, Conegliano, Vittorio V° e Motta di L.
Oltre ad aver dato corso sollecito a tutte le pratiche di carattere sindacale, venne provveduto alla riassunzione degli agenti che abbandonarono il servizio per non collaborare coi tedeschi ed all’accettazione delle domande di riammissione o revisione della pensione dei ferrovieri licenziati dal fascismo nel ‘22 e ’23.
Alla Direzione dell’ex Dopolavoro, ora Circolo Ferrovieri, venne nominato un Commissario nella persona del Capo Stazione di II^ cl. CARNIEL ANTONIO dal quale dipende pure la Mensa.
Dato che la precedente dell’ex Dopolavoro è stata sinistrata, si sta studiando la possibilità di dare una nuova sede al Circolo Ferrovieri, cosa questa di assoluta necessità al fine di esaudire le aspirazioni dei ferrovieri.
Oltre ad altre provvidenze, è in progetto la costruzione di una cooperativa di generi alimentari e di verdura.
POLIZIA FERROVIARIA
Per iniziativa dei compagni SCARPA ANTONIO, GALIAZZO BRUNO, CUCAGNA EGONE e BACCHIN GIULIO ed altri Patrioti, il C.L.F. istituì nei giorni della Liberazione un corpo di Polizia Ferroviaria. La sua funzione è la sorveglianza degli impianti e del materiale esistenti nella stazione di Treviso e degli Scali.
Attualmente la formazione si compone di circa una sessantina di agenti armati, scelti fra i Patrioti ed altri elementi adatti, diretti da un Comandante e da un Vice-Comandante.
Parte di tali agenti si distinsero nell’occupazione della stazione ed in altre azioni, come pure nella cattura, oltre ad altri fascisti, del maggiore della Milizia Ferrov. Vuscovich (criminale ricercatissimo) scovato in un paese del Bergamasco e del milite Casarin (criminale).




Bruno Galiazzo e Antonio Scarpa: i due partigiani a capo della Polizia Ferroviaria di Treviso
subito dopo la Liberazione. «Ogni agente in servizio porta un bracciale con la scritta
"C.L.N. Polizia Ferroviaria Treviso" ed ha in consegna un fucile che, specie nelle ore notturne,
è quanto mai necessario per poter assolvere il compito assegnatogli».
(Aistresco ID 90, n. inv. 007, fasc Div Sabatucci, sf Brig Negrin)


VITA DI PARTITO
Quote e sottoscrizioni
Fin dall’inizio della costituzione delle cellule, si riscossero mensilmente le quote d’iscrizione che vennero versate alla Federazione. Non sempre le riscossioni furono regolari date le difficoltà del periodo clandestino.
Pel 1° maggio 1944 venne fatta una sottoscrizione pro-Partito. Il ricavato (non si ricorda l’importo) fu pure versato alla Federazione. Nel giugno 1944, per controbattere una sottoscrizione repubblichina “pro armi alla repubblica”, che ricavò la somma di L. 320.= fra i ferrovieri di Treviso, venne aperta una sottoscrizione “pro-armi ai Partigiani” che raggiunse la somma di L. 8000.= versata, pure questa, alla Federazione.
ORGANIZZAZIONE
Dopo l’insurrezione popolare che portò alla cacciata dei nazi-fascisti, la vita della Sezione ha potuto finalmente dilatarsi alla luce del sole. Costituita la Sede in Via S. Antonino 94 con l’aiuto della Federazione Prov.le, il nostro Comitato di Sezione si diede all’opera per lo svolgimento di una intensa propaganda. Vennero distribuiti ai ferrovieri 2000 volantini di propaganda (allegato E).
Parecchi compagni si prodigarono per le iscrizioni che, a tutt’oggi hanno raggiunto il numero di 230 fra vecchi e nuovi compagni. L’afflusso vero e proprio delle domande s’inizia soltanto ora. Si ha ragione di ritenere che fra qualche mese si arriverà a 7-800 iscritti.
Sono frequenti le riunioni del Comitato e i contatti con la massa per mezzo dei Capi Gruppo in numero di 8 e dei Capi Cellula in numero di 17. In questi giorni sono state indette due conferenze; una tenuta dal vecchio compagno ferroviere PILLA con la partecipazione di circa 200 ferrovieri, l’altra del giovane compagno MARCHESI, figlio di un nostro ferroviere.
La sottoscrizione pro “Unità e Avanti” indetta in questi giorni, ha raggiunto la somma di L. 5326.=
TREVISO 10 giugno 1945                                IL SEGRETARIO DELLA SEZIONE
                                                                  Decima Angelo


IL COMITATO DELLA SEZIONE
Bidinotto Vico
Gasparini Angelo
Galiazzo Bruno
Marchesi Osvaldo
Bacchin Giulio
Tabacchi Massimo
Guaraldo Pio
Scarpa Antonio
Bagetto Mirto
Beraldo Radames


Relazione Decima, parte finale - Timbri della Sezione ferrovieri di Treviso del Partito Comunista Italiano
e dell'archivio dell'Istituto Gramsci, Roma, dov'è conservato il dattiloscritto originale.
Nomi citati: segretario della sezione Angelo Decima. Membri del comitato della sezione:
Vico Bidinotto, Angelo Gasparini, Bruno Galiazzo [comandante della Polizia Ferroviaria partigiana di Treviso],
Osvaldo Marchesi [padre di Ugo, futuro deputato PCI], Giulio Bacchin, Massimo Tabacchi,
Pio Guaraldo [non si conosce il grado di parentela con l'omonimo ingegnere fondatore nel 1945 della nota
azienda edile], Antonio Scarpa [vice comandante della Polizia Ferroviaria], Mirto Bagetto e Radames Beraldo.


                           

ELENCO DEGLI ALLEGATI ALLA RELAZIONE
ALLEGATO A)
1) azioni svolte dai partigiani ferrovieri in unione colle brigate mobili del P.C.I.
2) Racconto del Compagno Bacchin Giulio
3) Racconto del compagno Bidinotto Vico
4) Racconto del Compagno Cossalter Mario
5) Racconto dei compagni Zambon Giuseppe e Zorzetto Carlo
6) Racconto del compagno Partel Enrico
7) Galiazzo Bruno (racconto)
ALLEGATO B) (Non si è potuto finora rintracciare la stampa del periodo clandestino)
ALLEGATO C)
1 Manifesto della liberazione
2 Comunicati Nr. 1 = 1bis = 2 = 3 =
ALLEGATO D)
1) Manifesto della Sezione di Treviso del Sindacato Ferrovieri Italiani
2) Relazione del segretario 8 agosto 1945
3) Discorso del segretario 30 settembre 1945
ALLEGATO E)
1) Manifesto ai Ferrovieri per l’adesione al partito
2) Elenco nominativo dei quadri
3) Cartella (faximile) contributo alla Brigata veneta Nino Nannetti
4) Relazione congresso di Bologna 15-17 luglio 1945
ALLEGATO F)
1) Churchill al popolo italiano 23 Dicembre 1940 trasmesso da Londra
2) Colloquio di Mr. Braine, Direttore commissione del lavoro Alleato, attachè  all’Ambasciata Britannica col nostro direttore Catani

Note

[1] «Dopo lo sciopero ferroviario del 1922, nonostante i dirigenti dello SFI Castrucci, Mosca e Giusti si fossero assunti la responsabilità dell’agitazione, partirono 125 provvedimenti di licenziamento per altrettanti organizzatori dello sciopero, cui fece seguito una repressione di massa: 155 mila provvedimenti di punizione e retrocessione, purghe, bastonature, minacce. Nel 1923 lo SFI [Sindacato Ferrovieri Italiani] rifiutò di sciogliersi nei sindacati fascisti, allora scattò la seconda fase repressiva: 43 mila ferrovieri che avevano partecipato agli scioperi vennero licenziati secondo la formula infamante di “scarso rendimento”, come prevedeva il famigerato decreto del Commissario Edoardo Torre. Tre anni dopo, il 4 novembre 1926, per “motivi di ordine pubblico” la Prefettura di Milano imponeva la sospensione della rivista IN MARCIA!». (Dal sito Socialismo Libertario, visitato il 14.4.2018). [Altre notizie in nota [1] - pagina delle note di questo capitolo].
[2] Per la trascrizione dei due manifesti, vai a nota [2] [pagina delle NOTE di questo capitolo].
[3] Con tutta evidenza Piero Dal Pozzo, che a Treviso era  l’anima del Partito Comunista clandestino.
[4] “Sapisti”: membri delle Squadre di Azione Patriottica. «A differenza dei Gap [Gruppi di Azione Patriottica], concepiti come braccio armato del partito e formati esclusivamente da comunisti, le Sap (Squadre di Azione Patriottica) nascono e si svilupperanno come milizia nazionale le cui file sono aperte a tutti coloro che, indipendentemente dalla loro fede politica, vogliono battersi armi alla mano non per l'avvento del comunismo, ma per la sconfitta del nazifascismo e per la creazione di una libera democrazia. Il Sappista è un elemento legale, lavora nel suo mestiere nella sua professione, agisce quando è chiamato. Egli si vede con i suoi compagni di nucleo discute con loro i problemi politici, studia l’azione da svolgere, cura i particolari della parte a lui assegnata, si esercita in attività preparatorie, si attrezza per la lotta finale.
A differenza del gappista, che ha abbandonato lavoro e famiglia, vive nella clandestinità più assoluta ed è impegnato in azioni di tipo terroristico, il sappista continua (salvo essere scoperto) la sua vita familiare e lavorativa e viene gradualmente addestrato alla lotta con una serie di azioni che vanno da quelle di minor rischio, come il lancio di manifestini, a quelle più complesse, come i disarmi o gli attacchi a piccoli posti di blocco». (Dal sito dell’ANPI di Lissone, visitato il 15.4.2018)
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