domenica 25 settembre 2016

NOTE - "Contraerea Sant'Angelo"

[1] Dopo lo spostamento della batteria da Canizzano, tutte le tre successive postazioni della contraerea tedesca, chiamata quasi sempre anche in fonti coeve “di Sant’Angelo”, si trovavano ad est di via Capitello (ora via Priamo Tron), e quindi in realtà su terreni di pertinenza della parrocchia di San Lazzaro. All'epoca il confine fra Sant’Angelo e San Lazzaro era infatti rappresentato, iniziando da nord-est:
- dal fossato che, partendo da via S. Angelo all'altezza dell'attuale sottopasso ferroviario, costeggiava la carrareccia che si immetteva in via Capitello. (Il fosso è ora intubato e scorre a nord e parallelo a via Leon Battista Alberti).
- dall’asse mediano di via Capitello e di via Moncini.
[2] C. Pavan, A difesa dell’aeroporto di Canizzano, pp. 13-15. Testimonianza di Guido Marini, Canizzano (via Spigariola) 1934, registrata il 29 febbraio 2008, cassetta 2008.01b, 05:45
[3] Ballista, Ali sulla Marca, p. 79. In particolare si trattava della 4a Batteria del 311° gruppo Flak,
che nel corso del bombardamento del 7 aprile 1944 «reagì vigorosamente inquadrando le formazioni con i suoi potenti cannoni da 88 mm; il reparto tutto composto da avieri di leva lecchesi e comaschi, dichiarò l’abbattimento di due bombardieri pesanti. Dai rapporti post -missione dei comandi alleati risulta che una Fortezza Volante effettuò un atterraggio di fortuna presso Chioggia, mentre altre 80 rientrarono alle basi della Puglia danneggiate in qualche misura dalla contraerea definita “da moderata ad intensa”».
[4] Cronistorie di guerra, p. 1197.
[5] Cronistorie…, p 1187. I due ragazzini di Paese non furono gli unici morti causati, in modo diretto o indiretto, da proiettili di contraerea. Scrive nella sua “Agenda 1945” mons. Cesare Girotto, segretario del vescovo Mantiero: «11 gennaio 1944 - Oggi durante un’incursione nel Veneto è partito dalla Contraerea del Priula un proiettile il quale anziché esplodere in aria, cadde in Viale C. Battisti [Treviso] e scoppiando colpì un giovane, Conte Pietro, di Monastier, il quale in quel momento passava in bicicletta. Venne colpito gravemente e dopo pochi istanti spirò all’ospedale». Cronistorie,… p. 91.
[6] A difesa dell’aeroporto…, pp. 15-16.
[7] Cronistorie…, p. 1187.
[8] Idem, p. 1197.
[9] Antonio Pedroni, 3° RMV, Treviso 1987-2012, 25 anni di storia, Villorba (TV), EdizioniAnordest, 2012, p. 170. Il titolo del libro, focalizzato sul 25° anniversario del Terzo Reparto Manutenzione Veicoli, non rende giustizia del reale contenuto della ponderosa opera di Pedroni che in 269 pagine di grande formato ricostruisce nel dettaglio la storia dell’aeroporto militare e civile di Treviso con l’aiuto, oltre che della scarna letteratura in materia (di fatto il solo - e importante - volume di Francesco Ballista, che per primo con Ali sulla Marca del 2001 aveva ricostruito la storia dell’aeroporto trevigiano)  anche di numerosi documenti d’archivio e di quasi 600 fotografie.
[10] Nell’opuscoletto A difesa dell’aeroporto di Trevisobasato su due testimonianze orali di miei familiari avevo genericamente parlato di “leggenda dell’aeroporto” riferendomi alle voci di un presunto infiltrato (“manutengolo”, come era chiamato in famiglia) che avrebbe preservato l’aeroporto di Treviso - a differenza della vicina città - da bombardamenti e distruzioni; contestando tale convinzione. Non avevo ancora letto il volume di Pedroni e nemmeno mi ero mai interessato all’attività partigiana locale.
Proprio fra le carte dell’Istresco (Aistresco, b. 47, domande iscrizioni all’ANPI) si trovano espliciti accenni, fin dall’ottobre 1943, non all’opera di una singola persona, ma alle azioni di sabotaggio dell’aeroporto da parte dei partigiani di Sant’Angelo “Basso” e San Lazzaro appartenenti al battaglione garibaldino comandato da Alessandro Golfetto, il btg. “Mirando”. Lo stesso battaglione che il 29 aprile 1945 occuperà l’aeroporto, consegnandolo intatto agli alleati.
D’altra parte gli alleati avevano sì interesse a tenere sotto controllo i movimenti dello scalo trevigiano, ma non certo a rendere inutilizzabile una base che un domani sarebbe potuta diventare - come divenne - preziosa anche per i loro  arerei.
[11] Pedroni, p. 170. Ballista, p. 83, precisa che l’inizio allarme fu alle 9,25, l’inizio dell’azione alle 9,40 e la fine dell’allarme alle 11,45. Gli apparecchi incendiati (oltre al CantZ 1007), furono uno Ju 52, uno Ju 88 e un Do 217.
[12] A difesa dell’aeroporto…, p. 13. Testimonianza Guido Marini, cassetta 2008.01b, 09:25 - 11:35. [NdA - Le cassette sono ora tutte digitalizzate in formato Mp3. Il minutaggio ovviamente è lo stesso].
[13] La casa del testimone si trovava in linea d’aria a meno di 1000 metri dall’aeroporto.
[14] Testimonianza di Francesco Reato (S. Angelo di Treviso, 16. 2. 1933) registrata il 12 settembre 2016, file 16091201, 29:16 - 32:04.
[15] A difesa dell’aeroporto…, p. 15; Ballista pp. 78-79; Pedroni, p. 170.
[16] A difesa dell’aeroporto, p. 15. Testimonianza di G. Marini, cassetta 2008.01b, 05:10 - 05:50
[17] La penna del parroco, solido conservatore, non ha dubbi su come definire la contraerea: i serventi saranno anche avieri dell’aeronautica repubblicana italiana, ma la contraerea è “tedesca”.
[18] Cronistorie…, p. 1197.
[19] Casa Zanatta (Boffo): vi abitava il partigiano del btg. “Mirando” Ferruccio Zanatta, un agente di PS in servizio a Venezia che così descrive, fra le altre cose, la sua attività cospirativa nella domanda d’iscrizione all’Anpi (Aistresco b. 47): «Al Caos Militare Italiano [8 settembre 1943] trovandomi in servizio presso l’Ufficio P.S. di Mestre, mi rammucchiai un quantitativo di munizioni e diverse pistole automatiche, asportandole a recapito (S. Lazzaro Frescada Treviso) nascondendole nella propria abitazione. Contemporaneamente quando assegnato nei servizi d’ordine stabilimenti Marghera, [durante] bombardamenti alleati, istigavo patrioti aiutando sabotare in pieno, rimanenti petroli, benzine, e qualsiasi altro mezzo atto alla macchina bellica Tedesca.
Giugno 1944 - Disertai definitivamente dal corpo di P.S. con diserzione qualificata, asportandomi armi e munizioni di mia dotazione, entrando immediatamente a far parte nelle formazioni S.A.P. del Battaglione Treviso, sabotando l’invasore con ogni mezzo, in linee telefoniche, stradali, e ferroviarie. […]
Settembre 1944 - Fabbricazione stampa clandestina per il Comitato di L.N. Treviso e tutta Provincia stampando circa mezzo quintale di stampa o manifestini alla settimana, con un ciclostile […]».
Zanatta cita a testimoni del suo curriculum, fra gli altri, il comandante del btg. “Mirando” Alessandro Golfetto, all'epoca operaio delle officine OMT di Ronfini (poi ferroviere), militante comunista, che nell'aprile del 1983 in una delle mie prime interviste - purtroppo non registrata, ma di cui conservo gli appunti - conferma che da Ferruccio Boffo si stampava l’Unità con il ciclostile.
[20] Sette aprile 1944. Venerdì Santo: passione di Cristo e di Treviso,  post del 10 aprile 2014 di critronk (Cristina Tronchin) sul blog “unmondointorno”. (Ultima visita 27 settembre 2016).
[21] Testimonianza di Francesco Franceschini registrata il 25 aprile 2015, file 15042501, inizio e 02:50. Francesco Franceschini è nato nel 1934 in via Capitello a S. Angelo nella casa segnata in mappa come "Casa Tesser".
[22] Cronistorie... , p. 1198
[23] Carmela Pavan, Sant'Angelo di Treviso (via Capitello) 1937. Registrazioni del 29 febbraio e 14 aprile 2008, cassetta 2008.01a, passim.
Questo brano è stato edito nel 2008 in A difesa dell’aeroporto… , pp. 23-27, dove scrissi erroneamente che la contraerea rimase “a casa nostra” fino alla resa del 29 aprile 1945.
[24] Un campo trevigiano tradizionale ha una superficie di 5204 m2, disposta a rettangolo (di norma m 100 x 50 ca.). Tuttavia nell'accezione comune s’intendono 5000 m2. Ovvero: due campi = un ettaro.
[25] Mia sorella ha anticipato di un anno l’arrivo dei tedeschi. Evidentemente l’assoluta eccezionalità dell’avvenimento, ha trasformato un lasso di tempo relativamente breve (circa due mesi) in un periodo dalla durata indefinita.
[26] Cronistorie… , p. 1198. Sulle fortificazioni attorno e nelle mura di Treviso - già a partire dall'inverno 1943-44 - si veda Silvio Fiabon [1931-2021], Storie d'eroi semplici [Teresa Menghi], pp. 57-59: «Nell 'inverno fra il 1943 ed il 1944 il comando tedesco di Treviso richiedeva manodopera per la costruzione di trincee e bunker lungo le mura della città, a partire dal Varco Manzoni per finire a Porta Santi Quaranta [...]. Volli andare a vedere le trincee in fase di realizzazione: erano fossati profondi un metro e mezzo o poco più, ricchi di curve e con pareti rafforzate con terra e legni conficcati nel terreno e ben legati fra loro, perché non cedessero. C'erano anche dei bunker, ossia delle gallerie - spezzate da piccole stanzette scavate lungo il muro di cinta cittadino».
[27] Testimonianza di Francesco Reato registrata il 12 settembre 2016, file 16091201, 03:40
[28] Idem, 34:45-37:15.
[29] Testimonianza di Francesco Franceschini registrata il 23 settembre 2016, file 16092301, inizio.
[30] Guido Marini, intervista originale 2 maggio 2011, file 11050203, 02:38
[31] Testimonianza di Francesco Reato registrata il 12 settembre 2016, file 16091201, 01:16.
[32] Cescato Aldo, di Antonio e di Bertoncello Anastasia, nato il 22.8.1926, apprendista muratore, nome di battaglia “Stalin”. Nel questionario, alla domanda sul suo “stato di famiglia”, Cescato risponde in prima battuta con “povero”, corretto poi con “celibe”. A comandare l’azione di Sant'Angelo era Remo Pianon “su ordine del Comandante Golfetto Alessandro”. (Aistresco b. 47, Domande iscrizione all’Anpi).
[33] Aistresco, b 7, fondo Caporizzi, fasc. Divisione Sabatucci, sf. Brigata Negrin.

lunedì 22 agosto 2016

SANTE BOVO - “Chi me lo ha fatto fare” - La Resistenza a Treviso nel diario di un partigiano ragazzino


Sante Bovo

Sante Bovo aveva quindici anni e mezzo quando iniziò a collaborare con la Resistenza, incoraggiato dall'amico Bruno Rossi, di qualche anno più vecchio e pure lui ex allievo delle scuole commerciali "Fabio Besta" di Treviso.
Dal novembre 1943 fu ricognitore e staffetta per conto del SIM (Servizio informazioni militare) il cui referente a Treviso era il s. ten. Galliano Boccaletto.
In sella alla sua bicicletta (marca “Benotto”) teneva i contatti con la fitta rete di agenti del Servizio e percorreva anche cento chilometri al giorno, con qualsiasi condizione atmosferica e su ogni tipo di strada, in

La bicicletta Benotto, cavallo d'acciaio
del partigiano-ricognitore Bovo.
 (Disegno di Sante Bovo)
ricognizioni lungo
gli argini dei fiumi veneti per appurare lo stato di avanzamento dei lavori di fortificazione tedeschi in vista di un possibile sbarco alleato sull'alto Adriatico.
Nell'ultimo periodo della guerra di liberazio-
ne si aggregò a “quel manipolo di persone che agiva nella zona di Silea”, cioè
il battaglione autonomo Amerigo Perini del-
la brigata garibaldina Negrin, con cui partecipò ai giorni dell’insurrezione e all'occupazione del capoluogo.
Il diario (più propriamente si tratta di una “memoria autobiografica”), fu stilato fra il 1965 e il 1967 in 143 cartelle dattiloscritte, conservate - prive di copertina - nell'archivio dell'Istresco. (Fondo Scritture Popolari, b. 1).
Ha il pregio (per i trevigiani di Treviso”) di essere uno dei pochi documenti sulla Resistenza scritti in prima persona da un loro concittadino.
L'autore usa un “italiano popolare
Sante Bovo nel 1965
” e divaga spesso in personali considerazioni filosofico - esistenziali che rendono non sempre agevole la lettura. Costante è lo sforzo di far comprendere il perché del proprio impegno individuale nella guerra partigiana e, più in generale, l’importanza del movimento di Resistenza.


Significativo al riguardo il modo con cui Sante Bovo spiega l’origine del titolo Chi me lo ha fatto fare, dato alle sue memorie: “un titolo curioso che mi è venuto spontaneo. Senza pensarci” . Un titolo, aggiungiamo, senza punto di domanda. Quella di Bovo non è una recriminazione, ma una fiera rivendicazione della sua scelta resistente.
Sante Bovo, circa 1980
Ricordata la situazione venutasi a creare dopo l’8 settembre 1943: «Cose strazianti nel vedere la migliore gioventù, con l’8 settembre, sparpagliarsi. Senza più comandi, demoralizzata, braccata. E pieni di paura non sapendo cosa fare … Treni completi tu vedevi passare caro Walter [il primogenito], pieni di soldati. Piombati come bestie in carri merci, affinché non fuggissero», precisa che essendo giovane e in possesso del titolo di terza commerciale avrebbe potuto benissimo trovare un’occupazione «in tanti ben rimunerati posti, non essendo obbligato per l’età giovane al richiamo di leva. […] Potevo così in questa maniera aiutare la famiglia. E dare un tono tutto diverso alla mia esistenza. Ma in questi casi non si possono servire completamente due padroni. E scelsi spontaneamente, come cosa naturale, la strada più dura. Quella della “RESISTENZA”».


Nota biografica

Sante Bovo, partigiano di Treviso, nacque il 7 aprile 1928 a Santa Maria del Rovere in via Madonnetta da Luigi e Genoveffa Ongaro (famiglia con cinque figli) e visse a Fiera fino all'8 maggio 1984.
Sante Bovo e Maria Piovesan
Sposato il 17 settembre 1950 con Maria Piovesan, ebbe tre figli: Walter cui sono dedicate le memorie, Lorena e Dario.
Nel dopoguerra, al partigiano semplice Bovo non furono per nulla riconosciuti i suoi meriti resistenziali per accedere a qualcuno dei "ben rimunerati posti" consoni al titolo di studio ottenuto presso la Regia scuola tecnica commerciale Besta. Sante si adattò quindi ad intraprendere una modesta attività di vendita vini per asporto in via Oriani a Treviso. [Si parva licet il pensiero corre a Beppe Fenoglio, pure egli impegnato dopo la Resistenza in una ditta di vendita vini, ad Alba].
L'attività commerciale non ebbe il successo sperato e così Sante iniziò a lavorare dapprima come metronotte e poi come operaio in una fonderia, non è noto quale.
Morirà ancor giovane, destino questo che lo accomuna al suo amico Bruno Rossi, compagno di scuola e di lotta antifascista.
(Ringrazio il figlio Dario Bovo per avermi contattato
e la nipote Luana per le foto e le informazioni raccolte)

L’intellettuale e l’operaio

Recupero del diario di Bovo da parte di Ettore Bragaggia.
«- Chi l’ha trovato il diario?
Il prof. Teodolfo (Toto) Tessari
negli anni '70. Alle sue spalle il rag.
Bruno Marton, sindaco DC di Treviso, 
- durante la Resistenza - esponente della DC 
in seno al CLN provinciale di Treviso.
(Da E. Bragaggia, I miei primi 90 anni)
Sante l’aveva consegnato al professor Toto Tessari [comandante partigiano, preside del liceo scientifico cittadino e autore di importanti testi sulla Resistenza] perché gli desse la sua opinione. La sua opinione io non l’ho mai saputa.
Quando morì Toto [marzo 1982] … aveva un cugino da Mestre, anziano, che ha detto: “Questa roba la porto via io, e dopo, in caso…”.
No, ho detto: qua è scritto “Documenti partigiani”, e lei non porta via niente. […]
Guardo per vedere se c’è roba interessante, e […] ho visto buttate là tutte queste carte, giornali, ecc. […]
01:26 Fra quelle carte ho visto il blocco di Sante Bovo […] Ho dato le carte all’Istresco e ho avvertito sua moglie - che conoscevo bene - che quello che aveva scritto suo marito l’avevo dato all’Istituto. […]
- Dove abitava Bovo?
So che abitava in una laterale della Fiera, ma non so dove, perché non sono mai andato a casa sua.
02:33 - E di mestiere, cosa faceva?
Era in fonderia. Prima lavorava in una fonderia di Treviso, dopo è andato a lavorare in una fonderia a […], andava via alla mattina e veniva casa alla sera, o  non mi ricordo se venisse a casa una volta alla settimana. Mi sembra verso Vicenza.
- Operaio?
Operaio, operaio… fonditore. Bravo ragazzo. Eh, l’ho qui davanti agli occhi!»

* * *

Del diario di Bovo riportiamo le pagine dedicate alla fase finale della guerra partigiana.
* * *


Sante Bovo, 1928, partigiano di Treviso: dati anagrafici e stato di servizio.
Trascrizione del "Libretto personale". (Pagine 10 e 11 del "Diario").

Il ten. Galliano Boccaletto, responsabile del Servizio Informazioni del CLN di Treviso
e in contatto con il S.I.M. (Servizio informazioni militare) del Regno del Sud
medaglia d'argento al valor militare, elogia le sue staffette 
e i suoi ricognitori: Pietro Galante, responsabile dei collegamenti;
Clementina Basso, Sandro Sartorello, Giuseppina Crosato
e Gianni Zambelli (staffette); Amerigo Zavan capogruppo,
Mario Dichiara e Sante Bovo ricognitori.




Trascrizione del testo di Boccaletto

E' doveroso segnalare l'ottimo servizio svolto per lunghi mesi con grande senso di abnegazione e disciplina dalle staffette del S.I.M.
Il loro sforzo, prodigato in silenzio giorno per giorno, permise all'organizzazione del servizio di mantenersi efficiente e proficua anche tra l'imperversare di rastrellamenti e persecuzioni.
Non meno encomiabili , per grande spirito di sacrificio e volontà, sono gli elementi ricognitori del nostro servizio, ragazzi instancabili che hanno percorso senza formulare mai la minima obbiezione centinaia di chilometri in bicicletta, molto spesso sotto la pioggia invernale, per raggiungere le zone da perlustrare e rilevare quanto era loro ordinato. Spesso accadde che, superando le zone militari e interdette ai civili, fossero catturati e perquisiti centimetro per centimetro, con grandissimo rischio, dato che, quasi sempre tenevano con loro schizzi, piante e note relative allo spionaggio.
Segnaliamo quindi gli elementi che meglio si distinsero nei suaccennati servizi [vedi - sopra - la didascalia]
Propongo pertanto che ai suaccennati patrioti venga dato per iscritto il ben meritato elogio.
Il responsabile del servizio
F/to Boccaletto Galliano
(Relazione di Boccaletto al Comando Militare Regionale Veneto del Corpo Volontari della Libertà, datata 15 maggio 1945, presente in  Biblioteca Digitale Lombarda).


* * *

Notizie su Galliano Boccaletto e sull'attività del
Servizio Informazioni del CLN provinciale di Treviso

Dalla relazione sopra citata sappiamo che il s.ten. di fanteria Boccaletto (classe 1921) sostituì nel comando militare provinciale del CLN di Treviso, per conto della DC e dei Cristiano Sociali, il magg. Urbano Pizzinato dopo il suo arresto avvenuto nel luglio del 1944. Mantenne questo ruolo fino a quando fu a sua volta arrestato da tedeschi e fascisti, a San Biagio di Callalta, all’inizio di novembre del ’44. [Cfr. Favero, Inesorabile piombo nemico, pp. 39-44).
A Boccaletto era stato assegnato dal comando militare provinciale l’incarico di responsabile del Servizio Informazioni e del collegamento con le varie unità partigiane della provincia.
- - -
L’attività del S.I. del CLN trevigiano
Per le informazioni militari, erano utilizzati informatori infiltrati nei comandi nemici della città e dei vari mandamenti della provincia; funzionava un capillare servizio di controllo sul traffico ferroviario e stradale; a un piccolo gruppo di giovanissimi ricognitori era stato inoltre affidato il compito di rilevare, anche a lunghe distanze, tutte le informazioni che i comandi provinciali e regionali di volta in volta richiedevano.
Le notizie più importanti “previo consenso del comando militare provinciale” venivano poi fornite tramite radio alle Missioni Alleate.
I collegamenti con le unità partigiane avvenivano con frequenza settimanale e talvolta bisettimanale.
Particolare importanza era data alla falsificazione dei documenti, attività che aveva nell’incisore Domenico (Memi) Gasparini il suo punto di forza per i timbri, mentre una tipografia [della quale chi scrive non conosce il nome] provvedeva alla stampa di documenti cartacei falsi (tessere varie, documenti di circolazione, carte identità, ecc.).
- - -
Liberato, dopo l’arresto del novembre ’44, Boccaletto si recò a Milano dove «entrò in contatto e prestò servizio come Ufficiale nel Servizio informazioni militari del Comando Alta Italia, Gruppo Montezemolo».
Rientrato a Treviso nel 1945 continuò l’attività di informatore ma fu nuovamente arrestato il 20 aprile 1945 dalle brigate nere, a Paese, in casa di Rino Contò, comandante della brigata partigiana democristiana "Zancanaro". Portati al Pio X, i due subirono "penosi interrogatori" e "ogni sorta di torture" e saranno liberati il 27 aprile "ad opera delle Autorità Ecclesiastiche e di personalità civili". (Relazione di mons. Attilio Andreatti, parroco di Paese, in Cronistorie di guerra ... 1939-1945, p. 1192).
Oltre all'organizzazione del servizio informazioni, Boccaletto si impegnò anche nella costituzione di unità militari partigiane sia in provincia (battaglione Livenza e battaglione Castelfranco) sia in città dove, “fin dal lontano ottobre 1943”, contribuì alla formazione del battaglione Treviso.
In merito alla sua collaborazione con le Missioni Alleate, Boccaletto cita, per il primo periodo la missione “Lupi” e la “M.R.S. - Marini Rocco Service” .
È certa tuttavia anche la sua collaborazione con la missione Margot-Hollis, dipendente dal servizio segreto americano (OSS) e diretta dall’avv. veneziano Pietro Ferraro che, in uno scritto del 15.5.45, precisa: «Il Comitato di Treviso dava le notizie alla missione Rocco [del SIM italiano in collaborazione col SOE inglese]. Io ho ritenuto opportuno non interferire  con questi servizi, ed organizzare un servizio indipendente con persone molto serie ed oneste che eseguirono esattamente i miei ordini». (Chiara Saonara, Le missioni militare alleate…, p. 310).
Quanto a Boccaletto, così Ferraro riassume il suo operato: «Mi ha fornito la casa da cui ho trasmesso per il mese di novembre [1944] da Treviso. Era capo del servizio informazioni del CLN di Treviso, e mi passava tutte le informazioni ricevute, e ne ricavava altre secondo le mie istruzioni, sino al suo arresto avvenuto a dicembre. Con me si è comportato in modo ottimo. […] ». (Saonara, Op. cit., p. 306)
Galliano Boccaletto (di Luigi e di Boccaletto Assunta), sarà decorato con medaglia d’argento al valor militare con questa motivazione:
«Giovane ufficiale di complemento, si votava fra i primi alla lotta di resistenza e alla costituzione di reparti partigiani.
Chiamato, per le sue spiccate doti di mente e di carattere, a dirigere un rischioso servizio informazioni, vi si dedica con ogni energia conseguendo, in lunghi mesi di dura e strenua lotta, brillanti risultati, nonostante fosse stato arrestato, rilasciato e posto sotto sorveglianza.
Catturato di nuovo, sopportava fieramente sevizie e torture finché l’avvento della vittoria lo salvava dalla fucilazione già decretata nei suoi riguardi.
Treviso, settembre 1943 - aprile 1945 / Decreto 22 marzo 1967 - G.U. 152/67».
(I trevigiani e Treviso nella guerra di liberazione… I decorati, p. 37)

Galliano Boccaletto (8 luglio 1921 - 9 maggio 1967), finita la guerra si laureò in ingegneria e nel 1952 fu assunto dalla Provincia di Treviso diventando dirigente della Divisione pubblica istruzione e direttore del Consorzio provinciale istruzione tecnica. (Ivano Sartor, La Resistenza nel Basso Sile... , p. 151)

Ing. Galliano Boccaletto, iscrizione funebre nella tomba di famiglia di  Antonio Garatti,
cimitero di San Lazzaro, Treviso. (Foto 27.6.2017)


La radio della missione alleata Margot-Hollis

Radio ricetrasmittente militare usata durante la Resistenza dalla missione Margot-Hollis,
dell'OSS (Office of  Strategic Services - servizio segreto americano); responsabile il veneziano
Pietro Ferraro, radiotelegrafista il modenese Dario Lelli [Leli].
La missione fu operativa in Veneto dal luglio 1944 alla fine della guerra,
inizialmente nella zona a sud-ovest di Belluno. Da ottobre 1944 la Margot-Hollis
operò con tre radio, nelle zone di Treviso, Padova e Venezia.
A Treviso « ... funzionò in una casa fornita da Galliano Boccaletto, poi, scoperta la casa, in Villa Marcello a Preganziol, essendo stata requisita questa villa dai tedeschi, in Villa Rota a Preganziol; essendo stata requisita d'improvviso anche questa villa
(in questa occasione furono perdute batterie, cifrari e antenne),
in casa fornita da Gianni Zambelli a Treviso,
infine in casa dello stesso Zambelli». (Saonara, Op. cit., p. 270).
La foto della radio è tratta dal libro ''Dario Leli, Classe 1923. Per cieli per mare e per terra''
di Anna Gemma Leli e Claudio Leli (online su myheritage.it).
Dal confronto con la testimonianza di Daulo Foscolo, collaboratore di Ferraro e
"addetto alla cifra e al servizio della radio nella zona di Belluno da luglio a ottobre [1944]"(Saonara, Op. cit. p.277), si evince che in questa foto è riprodotta solo una delle componenti
della radio «perché le radio erano formate da 3 pezzi e 4 batterie [...]
e poi le batterie bisogna caricarle quindi occorre il caricatore [...] ».
(Intervista di Maria Teresa Sega, 22.3.2004, corredata da due foto di Eleonora Miller)


Gianni Zambelli, partigiano repubblicano di Treviso.
Come collaboratore del servizio d'informazioni
ospitò nella sua casa la radio della missione Margot-Hollis. 

(Archivio Istresco, ID 546 - n. inv. 045)