lunedì 15 agosto 2016

Sui luoghi della Resistenza, vent'anni dopo: cinque lapidi in provincia di Treviso

(Ringrazio per la segnalazione il prof. Domenico Rossi, presidente
della sezione di Treviso dell'Associazione Mazziniana Italiana)

Nel ventennale della Liberazione, l'Amministrazione provinciale di Treviso e un apposito comitato per le celebrazioni provvidero, domenica 16 maggio 1965, a collocare cinque lapidi in altrettanti luoghi significativi della Resistenza trevigiana.
L’organizzazione della giornata, i testi delle lapidi e l’alternarsi degli oratori risentono del clima politico di quegli anni, con la provincia di Treviso feudo incontrastato della Democrazia Cristiana fin dalle prime elezioni amministrative del 1946.
Nei testi delle iscrizioni risaltano retorica ottocentesco-risorgimentale (si nota la mano di Toto Tessari) e una visione riduttiva della Resistenza, vista come fenomeno in prevalenza patriottico-militare e non anche come momento di messa in discussione di antichi equilibri economici e sociali.
Il "pellegrinaggio" per la scopertura delle lapidi iniziò da via Pastro in città. Le tappe successive furono via Orsenigo a Santa Bona, via Santandrà a Ponzano, la canonica di Bavaria del Montello e la piazza centrale di Solighetto.
All'evento parteciparono le massime autorità della provincia, numerosi amministratori locali DC (fra di loro il sindaco di Ponzano Luigi Martini, rimasto in sella dal 1951 al 1975) e, ovviamente, molti ex partigiani. "Qua ghe iera sinquesento persone", ricorda un testimone di via Orsenigo.
Ecco i luoghi e i testi delle lapidi, alla cui stesura collaborarono - oltre al mazziniano Teodolfo “Toto” Tessari - Leopoldo Ramanzini, "il prefetto della Liberazione", (ex Partito d’Azione) e Urbano Pizzinato "Carminati" (Cristiano Sociali/DC, vice comandante regionale veneto del CVL - Corpo Volontari della Libertà).



Treviso, via Pastro 1,
Laterale di viale Cesare Battisti,
ex casa dell'on. Italico Corradino Cappellotto (1), esponente dei Cristiano Sociali,
sede del CLN di Treviso dal 1943 al 1944.


Via Pastro 1, Treviso,
ex casa dell'on. Italico Corradino Cappellotto - ora Villa Edera -
sede del CLN dall'autunno 1943 all'inverno 1944.












La dottrina e la fede in virtù antiche / ed in tempi nuovi / dell’onorevole Italico Cappellotto / cristiano sociale / ospitarono ed animarono in questa sua casa / dall’autunno 1943 all’inverno 1944 / il Comitato di Liberazione Nazionale / di Treviso / cospirante per la libertà
La Provincia di Treviso / ed i compagni di lotta / il 16 maggio 1965 / nel ventennale riconoscenti posero


Treviso, Via Orsenigo [n. 38], Santa Bona
Laterale di strada Feltrina, al confine con il comune di Paese,
sede del comando militare provinciale - Corpo Volontari della Libertà.

La lapide di via Orsenigo (di fronte al civico 38).
Data per dispersa per molti anni, è stata ritrovata e ricollocata
in occasione del 70° anniversario
nei pressi  dell'edificio, ora abbattuto, in cui era stata posta nel 1965.
Ascolta la testimonianza 


Da questa sede avanzata / tra le orde naziste in ritirata / e le brigate partigiane attaccanti vittoriose / il comando provinciale / del Corpo Volontari della Libertà / la sera del 28 aprile 1945 / emanava l’ordine di operazione / per la conquista di Treviso / che anticipando di un giorno quello alleato / evitava alla città / la sorte di disperato ridotto germanico / innalzandola a baluardo di libertà

(Come si può vedere, a solo un anno dalla ricollocazione, la lapide ha già bisogno di un adeguato e professionale restauro dell’iscrizione).

Ponzano Veneto, via Santandrà 16
"Casa Franz", sede del CLN di Treviso nei giorni dell'insurrezione.
Da qui la sera di sabato 28 aprile 1945
parte in bicicletta verso Treviso, con una scorta di partigiani mazziniani
al comando di Teodolfo Tessari e Pietro Fusari, il nuovo prefetto di Treviso,
l'avv. Leopoldo Ramanzini. Costretto a una sosta nella canonica di
Santa Bona a causa di uno scontro a fuoco con i fascisti,
al mattino del 29 aprile 1945 Ramanzini prenderà possesso della prefettura,
nella Treviso liberata da tedeschi e fascisti.


Ponzano Veneto, via Santandrà 16:
la casa da cui il 28 aprile 1945 partirono in bicicletta 

gli esponenti della nuova amministrazione democratica
per prendere possesso di Treviso liberata.











Da questa casa ospitale / il Comitato di Liberazione Nazionale / della Provincia di Treviso / la sera del 28 aprile 1945 / usciva dalla clandestinità della lotta / che da venti mesi dirigeva / per esercitare finalmente nella libertà / i legittimi poteri di governo / nel nome del popolo
Nel ventennale della Liberazione / il 16 maggio 1965 / a memoria
del secondo Risorgimento d’Italia / la Provincia di Treviso pose
(Restaurata nel 2009)



Canonica di Bavaria
In questa frazione di Nervesa ai piedi del Montello
si tenne un primo convegno di resistenti per cercare una strategia di lotta comune
fra militari - che fin dall'immediato "dopo 8 settembre" avevano dato vita
alle FADP (Forze Armate Della Patria) - e politici,
cioè esponenti del CLN regionale che si riuniva a Padova (2).


La canonica di Bavaria, frazione di Nervesa del Montello
dove il 7 ottobre 1943
si riunì il primo nucleo della resistenza veneta

per cercare di trovare un accordo operativo unitario.










Nella ospitalità / di questa casa canonica / politici e militari / patrioti antifascisti / della provincia di Treviso / e delle antiche fedeli terre limitrofe / offrivano / con la loro concorde volontà / alle Venezie / ed a tutta Italia / il giorno 7 ottobre 1943 / il primo strumento di lotta unitaria / contro il nazifascismo / costituendo un corpo / di volontari della libertà / “Forze Armate Dalla Patria” / In memoria / anche del suo primo comandante / colonnello Sassi / medaglia d’oro al V. M. / fucilato a Fossoli / La Provincia di Treviso ed i compagni di lotta / posero il 16 maggio 1965

I partecipanti alla riunione di Bavaria
Militari (3)
Teodolfo (Toto) Tessari
definisce l'incontro di Bavaria
"la prima organizzazione unitaria 
militare partigiana d'Italia".
(Treviso nostra, vol. 2, p. 149)
Jerzi Sas Kulczyncky (un ufficiale di marina di origine polacca noto anche come Sassi Ducceschi, nome di battaglia “colonnello Sassi”), col. Angelo Zancanaro (Feltre), magg. Edoardo Pierotti (Pederobba), magg. Urbano Pizzinato (4), col. Arcangelo Bortolotto (Miane), col. Vittorio Premuda (Codognè), ten. Carmelo Pedalino, cap. Antonio Mazzei (5), cap. Ivone Dal Negro (Treviso), un ufficiale alpino udinese
Politici
Piero Dal Pozzo (Partito Comunista Italiano), Amerigo Perini (id.), Carlo Geromin (id.), Giovanni Giavi (Partito Socialista Italiano), Leopoldo Ramanzini (Partito d’Azione), Bruno Marton (Democrazia Cristiana), Attilio Rizzo - S. Donà di Piave (Democrazia Cristiana), Italico Corradino Cappellotto (Cristiano sociali), Gino Zaro (Cristiano sociali), Teodolfo Tessari (Partito Repubblicano Italiano), Arturo Buleghin (id.), Guido Bergamo (id.)
Elenco riportato - sulla base della testimonianza di Teodolfo Tessari - in La seconda guerra mondiale e la resistenza nel trevigiano, Catalogo della mostra, Provincia di Treviso - Istresco - Fast, Treviso, 2006
Era presente a Bavaria anche Ermenegildo Pedron "Libero" di Vittorio Veneto. (A. Della Libera, Sulle montagne... , p. 33).



Solighetto, piazza della Libertà
Questo paese dell'Alto Trevigiano rappresentò uno snodo strategico
della zona liberata dalla brigata Mazzini nell'estate 1944.
Il presidio partigiano venne ripetutamente attaccato dai tedeschi
che bruciarono gran parte delle case del paese nella seconda metà di agosto
(preparazione del rastrellamento del Cansiglio).
Nella notte fra il 29 e il 30 aprile 1945 la canonica
fu il punto di partenza dei partigiani per la liberazione di Pieve di Soligo.


Solighetto: una casa bruciata dai tedeschi nell'agosto
del 1944, prima del rastrellamento del Cansiglio.
Partigiano impiccato
dalla X Mas il 9.12.1944
a Sernaglia della Battaglia.













    Solighetto, importante centro della Resistenza
nell'Alto Trevigiano. Cerchiata in rosso (sul muro

del sagrato) la lapide partigiana di piazza della Libertà

Solighetto: lapide partigiana
in piazza della Libertà










La notte avanti l’alba liberatrice / dalla canonica uscirono gli animosi / per l’ultimo assalto alla bazuka / e il giorno appresso / nella piazza teatro di battaglie / scordando l’agosto di fuoco e di sangue / che aveva distrutto queste / contrade ridenti / fra lo scampanare / si raccolse il popolo / e pianse e cantò a Dio / l’inno del ringraziamento / La Provincia di Treviso / il 16 maggio 1965 / nel Ventennale / a memoria pose



La cronaca del Gazzettino

Le commemorazioni partigiane ebbero largo spazio sulla stampa trevigiana, in particolare sul Gazzettino, "il quotidiano di Treviso" per definizione.
La cronaca del Gazzettino, giornale saldamente in mano all'ala moderata della Democrazia Cristiana, ci permette di capire come fosse gestita l'informazione e quali fossero i rapporti di forza a Treviso negli anni di massimo fulgore del potere democristiano (6).
Dalla sua lettura sembra che la Resistenza sia stata un'esclusiva della DC, visto lo spazio riservato alle relazioni dei suoi esponenti. Il senatore e sottosegretario democristiano Giuseppe Caron non esita ad appropriarsi della figura di Carlo Bortolato (noto partigiano di Giustizia e Libertà e dirigente del Partito d'Azione, ucciso dai tedeschi nell'ultimo giorno di guerra), che nell'articolo viene definito suo compagno "di fede e di lotta". L'unico non democristiano cui è lasciato uno spazio consono al ruolo avuto nella clandestinità è Teodolfo Tessari, del partito repubblicano, di un partito cioè che faceva parte della coalizione di governo guidata dal DC Aldo Moro (governo ufficialmente di "centro-sinistra", facendone parte anche - oltre al PRI - il PSI e il PSDI).
Allo stesso avv. Leopoldo Ramanzini, che pure fu il primo prefetto dell’amministrazione democratica, viene dato meno spazio che a Caron, che fu soltanto uno dei vari rappresentanti della DC che si alternarono in seno al CLN provinciale di Treviso (7).
All'esponente comunista Piero Dal Pozzo, antifascista e perseguitato politico di vecchia data, combattente in Spagna contro Franco, visto che proprio non poteva essere dimenticato, vengono invece riservate poche righe, con l'evidente intento di sminuire il ruolo di primo piano che in realtà i comunisti ebbero a Treviso durante la Resistenza evidenziato - oltre che dalla nomina da parte del CLN del comunista Vittorio Ghidetti a sindaco del capoluogo dopo la Liberazione e fino alle elezioni del 31 marzo 1946 - dall'elevato numero di caduti partigiani appartenenti alle formazioni comuniste: ben 35 sui 56 caduti complessivi del comune di Treviso.

Spazio riservato ai relatori

Nome
Qualifica
Partito
Parole
Caratteri
Pietro Ferracin
Presidente della Provincia di Treviso
DC
281
1810
Teodolfo Tessari
PRI
137
878
Giuseppe Caron
DC
138
872
Leopoldo Ramanzini
Partito d’Azione
86
623
Silvio Zorzi
Membro Resistenza, professore
Cristiano Sociali
44
260
Pietro Dal Pozzo
PCI
23
133


Il Gazzettino, 17 maggio 1965 - Cronaca della commemorazione
del Ventennale con la scopertura di cinque lapidi 
in altrettanti luoghi significativi della Resistenza trevigiana.

Trascrizione

Scoperte cinque lapidi a ricordo
di storici eventi della Resistenza
In corteo autorità e rappresentanze si sono recate nelle varie località.
I discorsi celebrativi. Presente il sottosegretario al Bilancio
sen. Caron e l’adesione del ministro Ferrari Aggradi
«Un commosso reverente pellegrinaggio ai luoghi dove si svolsero storici avvenimenti della Resistenza: questa è stata la cerimonia di ieri, promossa del Comitato provinciale per le celebrazioni del ventesimo anniversario della Liberazione, alla quale hanno partecipato le massime autorità cittadine, le rappresentanze delle associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, e alla quale ha fatto cornice dovunque la presenza, viva e significativa, delle popolazioni, in particolare dei giovanissimi.
Prima tappa a Treviso, in via Pastro, dove è stata scoperta una lapide nell’ex casa Cappellotto: “La dottrina e la fede in virtù antiche ed in tempi nuovi - è scolpito nel marmo - dell’on. italico Cappellotto, cristiano sociale, ospitarono ed animarono in questa sua casa, dall’autunno 1943 all’inverno 1944, il Comitato di liberazione nazionale di Treviso, cospirante per la libertà”.
Il testo è stato letto con voce rotta dalla commozione dal prof. Silvio Zorzi, che ha anche ricordato ai presenti la nobile figura di educatore, di cittadino, di combattente, di cristiano e di uomo della Resistenza alla cui memoria è stata dedicata la lapide.
In precedenza il parroco aveva pronunciato elevate parole di circostanza ed aveva impartito la benedizione.  Il presidente dell’Amministrazione provinciale ing. Pietro Ferracin, a sua volta, aveva affermato: “I marmi sono stati scelti e collocati in modo da rappresentare una sintesi degli eventi che prepararono e attuarono la Liberazione. La casa dell’on. Cappellotto, fucina di idee di libertà e di democratico vivere, accolse amici e cospiratori, tutti protesi a mantenere vivi quegli ideali che altri pensavano di poter sopprimere, per poter nutrire con quelle idee i giovani e gli sbandati, e preparare così il secondo risorgimento italiano.
La casa canonica di Bavaria - ha proseguito il presidente della Provincia - arroccata sulle falde del Montello, cui tanto deve la libertà della nostra terra, ospitò la rinascente forza militare della Resistenza, nel ritrovarsi insieme di uomini diversi, tutti uniti da un nuovo sentimento di italianità e da un anelito sempre crescente di libertà e di autonomia. Le due case di Ponzano e di Santa Bona, asilo di coloro che guidarono l’azione armata, furono testimoni della rinascita di una convivenza democratica nella nostra provincia. Infine la piazza di Solighetto, paese martoriato: ivi le forze dei combattenti della nuova Italia affrontarono con coraggio e decisione le forze nemiche per ricacciarle fuori dalle nostre terre.
Affidiamo quindi queste lapidi - ha concluso l’ing. Ferracin - alla nostra meditazione e a quella dei posteri, soprattutto dei giovani, affinché possano essere per tutti ammaestramento e sprone per difendere la propria e l’altrui libertà e dignità. Ringrazio infine gli estensori dei testi, prof. Tessari, avv. Ramanzini e rag. Pizzinato; ringrazio i presenti, le autorità, i sindaci dei Comuni dove sosteremo, il sen. Caron al quale i luoghi sono ben noti e il ministro on. Mario Ferrari Aggradi, che ha inviato la sua calorosa adesione”.
Dopo l’ing. Ferracin un altro nobile discorso esaltante la figura dello scomparso on. Cappellotto è stato pronunciato dal rag. [Urbano] Pizzinato del Comitato regionale veneto del Corpo volontari della libertà.
Dal centro di Treviso medaglia d’oro, all'ex casa Tonello in via Orsenigo a Santa Bona, dalla quale la sera del 28 aprile 1945 il Comando provinciale del Corpo volontari della libertà impartì l’ordine di operazione per la conquista del capoluogo.  Qui hanno parlato l’on. Pietro Dal Pozzo, il quale ha messo in risalto il significato popolare e militare dei venti mesi di lotta contro i nazifascisti e il sottosegretario al Bilancio senatore Giuseppe Caron, che ha espresso il più sincero compiacimento agli organizzatori  del pellegrinaggio “intessuto di ricordi e d’amore”.  “Come vent'anni fa - egli ha detto - ci troviamo uniti, oltre che dal comune amore per il Paese, dall'aspirazione alla libertà e dal desiderio di giustizia. Tali aspirazioni di vent'anni orsono - ha proseguito il sen. Caron - non sono più soltanto tali, ma sono divenute vive realtà. Il popolo italiano è rinato dalla Resistenza e ora deve camminare sulla strada del progresso sociale”. Il Sottosegretario ha infine ricordato con reverenza Carlo Bortolato e Remo Casadei, suoi compagni di fede e di lotta, e il sacrificio di tutta la popolazione nei giorni gloriosi della resistenza: delle donne e dei sacerdoti, dei contadini e degli operai, dei giovani e dei vecchi, dei maestri, dei professori.
Altra tappa a Ponzano, dov'erano schierate le scolaresche col sindaco Martini, che ha rivolto alle autorità il saluto della popolazione, precisando che la lapide scoperta a casa Franz è un ricordo e un monito.
L’avvocato Leopoldo Ramanzini, primo prefetto della libertà, ha concisamente ricordato i problemi fondamentali che si posero al Comitato di liberazione nazionale della provincia di Treviso, esaltando la funzione veramente storica dei comitati di liberazione , rievocando il senso di responsabilità che attraverso difficoltà di ogni genere e sacrifici permise di raggiungere l’unità e la concordia nella Resistenza, mettendo in risalto, infine, che l’occupazione di Treviso dei volontari della libertà, oltre ad assumere un profondo significato patriottico e politico, evitò ulteriori gravi pericoli per la città martoriata.
Dalla pianura al suggestivo paesaggio del Montello. A Bavaria, nello spiazzo davanti alla casa canonica, dove, come ricorda la lapide, “politici e militari, patrioti antifascisti della provincia di Treviso e delle antiche, fedeli terre limitrofe, offrivano con la loro concorde volontà alle Venezie e a Tutta Italia, il giorno 7 ottobre 1943, il primo strumento di lotta unitaria contro il nazifascismo, costituendo un corpo di volontari della libertà Forze Armate della patria”.  Dopo il saluto porto dal sindaco dottor Tartini, il prof. Teodolfo Tessari, già del Comando provinciale del Cvl, ha approfondito i concetti espressi nella lapide. In particolare l’oratore ha ricordato che nella canonica di Bavaria fu forgiato il “primo” corpo unitario d’Italia di combattenti per la libertà. In quell'ottobre ormai lontano - ha aggiunto - la casa ospitò persone che ritennero un matricidio lasciare le sorti del nostro paese alle fazioni o all'antiuomo e anti Cristo nazista; che credettero delittuoso che le bandiere di Vittorio Veneto fossero cadute senza colpa del soldato italiano.  Il merito prevalente fu di aver trovato, fra le varie forze democratiche che si riunirono, un punto d’incontro. Il prof. Tessari ha quindi ricordato la figura dell’eroico Colonnello “Sassi”, primo comandante del Corpo, e la strategia che ispirò la lotta partigiana nella nostra provincia, e i modi con cui essa fu condotta.
La giornata si è conclusa a Solighetto dove erano ad attendere il corteo, il sindaco Mario Gerlin, l’on. Francesco Fabbri, locali rappresentanze di partigiani e d’arma e popolo festante.  Dopo la deposizione di una corona di alloro alle lapidi ai Caduti, le autorità e i presenti hanno visitato una mostra di fotografie della Resistenza, allestita nelle locali scuole elementari. Più tardi il corteo, preceduto dalle bandiere, si è recato nella pizza centrale dove l’on Fabbri e il vicepresidente della Provincia, prof. Uliana, hanno pronunciato due vibranti discorsi, a lungo applauditi dalla folla.
È seguito lo scoprimento della lapide: “La notte avanti l’alba liberatrice - essa dice - dalla canonica uscirono animosi per l’ultimo assalto e il giorno appresso nella piazza, teatro di battaglie, scordando l’agosto di fuoco e di sangue, che aveva distrutto queste contrade ridenti, fra lo scampanare si raccolse il popolo e pianse e cantò a Dio l’inno del ringraziamento”.
L’intervento di autorità, rappresentanze e popolo alla cerimonia è stato veramente notevole. Oltre i citati vi erano: il prefetto dott. Blandaleone, il sindaco di Treviso comm. Bruno Marton,l’on. Ruggero Lombardi, una quarantina di sindaci della Marca, quasi tutti i consiglieri provinciali, il vicequestore dott. Palma. Fra le rappresentanze partigiane: la Associazione nazionale partigiani d’Italia, la Federazione italiana delle associazioni partigiane, l’Associazione partigiani cattolici, le bandiere della divisione Sabatucci e della brigata Negrin (oltre ai labari delle associazioni combattentistiche e d’arma tra cui quello dei combattenti e reduci). Notati tra gli uomini della resistenza il padre della medaglia d’oro Alessandro Zannini, Edoardo Pierotti, garibaldini delle Argonne e comandante la brigata “Italia Libera”, Guido Tonello, comandante della brigata “Giustizia e Libertà”, il cav. Carlo Patron, presidente della Federazione provinciale ex internati col presidente della associazione di Treviso rag. Sommacal, il prof. Mario Prevedello, il maestro Innocente. Tra le vittime civili di guerra la medaglia d’argento Luigi Sartori, il dott. Boghit e numerosi altri. Tra le altre autorità e rappresentanze il colonnello Concini, il maggiore Lombardi, il ten. col. Altamura, il maggiore Cogo, il segretario provinciale della DC avvocato Mazzarolli, Bruno Galeazzo per il Psdi, gli ispettori scolastici professor Scaravilli e professor Bassigo per il Provveditorato agli Studi, il capitano Ragusa per la Federazione provinciale dei combattenti, il tenente Quarto per la Associazione finanzieri, il cavalier Cattaneo, segretario provinciale degli artiglieri in congedo, il capitano Ambrosi, per la sezione di Treviso dei Genieri, il dottor Francesco Visconti per l’Intendenza di Finanza».

Note

Italico Corradino
Cappellotto
(1) Italico Corradino Cappellotto, 1886-1947, avvocato, insegnante e sindacalista cattolico, organizzatore delle lotte contadine con Giuseppe Corazzin già negli anni precedenti la Grande Guerra, fu deputato del Partito Popolare fra il 1919 e il 1921 nella XXV legislatura del Regno.
Nel 1921 aderì al Partito Cristiano del Lavoro (nato l'anno precedente da una scissione del Partito Popolare) e con questa formazione partecipò alle amministrative del ‘21 in provincia di Treviso ottenendo buoni risultati e il primo posto nei comuni di Spresiano e Valdobbiadene (Livio Vanzetto, Uomini e storie della sinistra trevigiana..., pagine 106 e 257). Con l’avvento del fascismo si ritirò dalla vita politica e fu costretto a dimettersi dall'insegnamento. Nel 1943 aderì «assieme ad un gruppo di cattolici trevigiani di estrazione borghese al Partito Cristiano Sociale». (Luigi Urettini, La costituzione delle FADP e la strategia militare di Teodolfo Tessari... , p. 97).
(2) Sulla diversa concezione di lotta al nazifascismo delle due componenti cfr. Urettini, cit., (pp. 98-99). In sintesi, i militari, sostenuti fra gli altri dai Cristiano Sociali di Italico Cappellotto, sostenevano la necessità di una loro direzione della resistenza, che doveva essere affidata a un tecnico - individuato nel colonnello Sassi - mentre i politici affermavano che «anche la direzione militare doveva essere sorvegliata e guidata dalla parte politica, per evitare pericolose deviazioni della cospirazione».
Sarà questa seconda impostazione a prevalere già dal primo esecutivo militare regionale del CLN, destinato a durare fino al dicembre del '43 e composto, oltre che da Sassi (cui era riservato il ruolo di semplice "consulente militare") «da Silvio Trentin (PdA) che vi svolgeva funzioni di presidente, da Egidio Meneghetti (PdA), da Concetto Marchesi (PCI), da Antonio Cavinato (PSI), da Bruno Marton (DC) e da Arturo Buleghin (PRI)». (Ernesto Brunetta, Correnti politiche e classi sociali..., p. 74).
Curiosità: la riunione di Bavaria si tenne nel granaio della canonica. A montare la guardia vi erano alcuni giovanissimi combattenti, fra i quali il diciassettenne Umberto Lorenzoni (Francesco Piazza, Portavamo il fazzoletto azzurro, p. 23), futuro commissario - col nome di battaglia "Eros" - del btg. "Castelli"della Brigata Piave (Schiavetto, p. 58) e attuale presidente dell'ANPI di Treviso.
La partecipazione di Lorenzoni alla riunione di Bavaria è ricordata anche dallo stesso "Eros" nel racconto autobiografico raccolto da Simone Menegaldo per il suo libro "Le voci degli ultimi", Istresco, 2010 e pubblicato nella pagina Facebook dell'Istresco il 19.11.2018: «Il primo contatto vero e proprio con la Resistenza, che fa di me un privilegiato, fu nella canonica di Bavaria, dove un prete antifascista [don Pasquale Roncato] aveva ospitato una grande assemblea di intellettuali e militari antifascisti [...]».
(3) Quattro dei militari qui citati troveranno la morte prima della Liberazione: il col. Sassi Ducceschi, come ricordato nella lapide; il col. Angelo Zancanaro, nel rastrellamento seguito all'assalto del 15 giugno 1944 al carcere di Belluno, con liberazione di una settantina di detenuti politici; il cap. Mazzei, in conseguenza delle sevizie subite in carcere; il ten. col. Vittorio Premuda, ucciso il 19 agosto 1944 in circostanze mai chiarite, quasi sicuramente da altri partigiani in disaccordo con la sua concezione "attesista" della guerra partigiana. Per il comandante della brigata Piave, Francesco Gava "Olivi", non ci sono dubbi: Premuda fu «ucciso dai comunisti». (Piazza, cit., p. 23, nota 5).
Sulla polemica fra "attesisti" e i propugnatori di una lotta ad oltranza contro i nazifascisti cfr. Pozzobon Gianni, Rizzi Franco, Venti mesi nella Marca..., pp. 113-116.
Sugli "attesisti", imperdibile Luigi Meneghello nei Piccoli Maestri (p. 178): «Alcuni altri capi territoriali, specie al livello locale, erano invece attesisti per vocazione, prudenti per dono di natura, veri estremisti della moderazione».
(4) Il grado militare di Urbano Pizzinato è riportato in calce a una sua dichiarazione dattiloscritta (con firma autografa) del 9 luglio 1945 - su carta del Comando Gruppo Brigate (democristiane) "Sandro Pomini" - nella quale attesta: «Fin dal settembre 1943 furono alle mie dipendenze squadre organizzate dal V. L. Teodolfo Tessari. Tali Unità costituirono dapprima la Compagnia Treviso delle F.A.D.P. che passarono poi nel Battaglione Treviso (maggio 1944) costituendone il Nucleo iniziale». (Aistresco, b. 45, carte Fusari Pietro).
Pizzinato, oltre che vicecomandante regionale veneto del CVL era anche responsabile militare per il CLN militare di Treviso, contemporaneamente per il Partito Cristiano Sociale e per la Democrazia Cristiana. (Urettini, cit. p. 99).
(5) Il capitano Mazzei è indicato da Ernesto Brunetta con il nome di Arturo. (Brunetta, Correnti politiche e classi sociali..., p. 134).
(6) Folgoranti, al riguardo, le considerazioni di Sante Rossetto a p. 301 del suo saggio sul Gazzettino: «Poi il lungo periodo democristiano. Quarant'anni di dominio bianco. Dove non si operava alla luce del sole, ma si decideva nelle segreterie dei partiti e nelle canoniche. Quarant'anni di connivenza politica e clericale. Con un giornale saldamente controllato dai pretoriani del Biancofiore. Sorridenti, ma atroci e determinati nei loro obiettivi di potere».
(7) Durante il periodo clandestino, per la Democrazia Cristiana si alternarono nel CLNP (Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale) di Treviso: «Bruno Marton, Luigi Rossetti, Giovanni Gorga, Clemente Pantaleoni, Giuseppe Caron, Mario Ferracin. Bruno Marton [che, come abbiamo visto in nota 2, fu anche rappresentante della DC in seno all'esecutivo militare regionale del CLN fin dalla sua prima riunione dopo l'Otto Settembre] figurò come rappresentante democristiano dall'8 settembre 1943 al 30 aprile 1945, venne però più volte sostituito. Luigi Rossetti lo sostituì nei mesi di aprile, maggio e giugno 1944; Clemente Pantaleoni partecipò ad alcune sedute durante i mesi di febbraio, marzo e aprile 1944; Mario Ferracin sostituì Marton dopo il suo arresto (avvenuto il 20 gennaio 1945) e poi nei mesi di febbraio, marzo e aprile 1945. Una relazione redatta dopo la liberazione da Giuseppe Caron affermò invece che nel campo politico la DC fu rappresentata prima da Bruno Martori, poi dal giudice Giovanni Gorga ed infine da Giuseppe Caron. Dalla liberazione al 23 maggio Bruno Marton continuò ad essere il rappresentante della DC nel Comitato, venne poi avvicendato da Clemente Pantaleoni che restò il membro democristiano fino allo scioglimento del CLNP».

(Marco Borghi, “I membri del Comitato dal periodo clandestino allo scioglimento”, in Dopo la guerra, Politica, amministrazione e società nei verbali del CLN provinciale trevigiano … , p. 430).

domenica 14 agosto 2016

NOTE - "Sui luoghi della Resistenza..." (con due articoli pubblicati nel 1947 "in mortem" di Italico Corradino Cappellotto)


Italico Corradino
Cappellotto nella foto
ufficiale da deputato. 
(1) Italico Corradino Cappellotto, 1886-1947, partigiano e autorevole membro del CLNP per i Cristiano-Sociali fin dal settembre 1943 (M. Borghi, Dopo la guerra ... nei verbali del CLNP ..., p. 20), fu avvocato, insegnante e sindacalista cattolico. Organizzatore delle lotte contadine con Giuseppe Corazzin già negli anni precedenti la Grande Guerra, fu deputato del Partito Popolare fra il 1919 e il 1921 nella XXV legislatura del Regno.
Cappellotto, pur essendo stato uno dei più importanti esponenti della politica trevigiana della prima metà del Novecento, è poco noto; forse perché la sua opera difficilmente può venir rivendicata dalle grandi famiglie politiche che dominarono la scena nel dopoguerra.Per una sua breve biografia priva peraltro di analisi critica —  si vedano (alla fine di queste note) gli articoli pubblicati in occasione della sua morte su due giornali dell'epoca.
(2) Sulla diversa concezione di lotta al nazifascismo delle due componenti cfr. Luigi Urettini, La costituzione delle FADP e la strategia militare di Teodolfo Tessari... , pp. 98-99.
In sintesi, i militari, appoggiati fra gli altri dai Cristiano Sociali di Italico Cappellotto, sostenevano la necessità di una loro direzione della resistenza, che avrebbe dovuto essere affidata a un tecnico - individuato nel colonnello Sassi - mentre i politici affermavano che «anche la direzione militare doveva essere sorvegliata e guidata dalla parte politica, per evitare pericolose deviazioni della cospirazione».
Sarà questa seconda impostazione a prevalere già dal primo esecutivo militare regionale del CLN, destinato a durare fino al dicembre del '43 e composto, oltre che da Sassi (cui era riservato il ruolo di semplice "consulente militare") «da Silvio Trentin (PdA) che vi svolgeva funzioni di presidente, da Egidio Meneghetti (PdA), da Concetto Marchesi (PCI), da Antonio Cavinato (PSI), da Bruno Marton (DC) e da Arturo Buleghin (PRI)». (Ernesto Brunetta, Correnti politiche e classi sociali..., p. 74).

Curiosità : la riunione di Bavaria si tenne nel granaio della canonica. A montare la guardia vi erano alcuni giovanissimi combattenti, fra i quali il diciassettenne Umberto Lorenzoni (Francesco Piazza, Portavamo il fazzoletto azzurro, p. 23), futuro commissario - col nome di battaglia "Eros" - del btg. "Castelli"della Brigata Piave (Schiavetto, p. 58) e attivissimo presidente dell'ANPI di Treviso nell'ultimo periodo della sua vita.
La partecipazione di Lorenzoni [1926-2018] alla riunione di Bavaria è ricordata anche dallo stesso "Eros" nel racconto autobiografico raccolto da Simone Menegaldo per il suo libro "Le voci degli ultimi", Istresco, 2010 e pubblicato nella pagina Facebook dell'Istresco il 19.11.2018: «Il primo contatto vero e proprio con la Resistenza, che fa di me un privilegiato, fu nella canonica di Bavaria, dove un prete antifascista [don Pasquale Roncato] aveva ospitato una grande assemblea di intellettuali e militari antifascisti [...]».

(3) Quattro dei dieci militari qui citati troveranno la morte prima della Liberazione: il col. Sassi Ducceschi, come ricordato nella lapide; il col. Angelo Zancanaro, nel rastrellamento seguito all'assalto del 15 giugno 1944 al carcere di Belluno, con liberazione di una settantina di detenuti politici; il cap. Mazzei, in conseguenza delle sevizie subite in carcere; il ten. col. Vittorio Premuda, ucciso il 19 agosto 1944 in circostanze mai chiarite, quasi sicuramente da altri partigiani in disaccordo con la sua concezione "attesista" della guerra partigiana. Per il comandante della brigata Piave, Francesco Gava "Olivi", non ci sono dubbi: Premuda fu «ucciso dai comunisti». (Piazza, cit., p. 23, nota 5).
Sulla polemica fra "attesisti" e i propugnatori di una lotta ad oltranza contro i nazifascisti cfr. Pozzobon Gianni, Rizzi Franco, Venti mesi nella Marca..., pp. 113-116.
Sugli "attesisti" (in generale), imperdibile Luigi Meneghello nei Piccoli Maestri (p. 178): «Alcuni altri capi territoriali, specie al livello locale, erano invece attesisti per vocazione, prudenti per dono di natura, veri estremisti della moderazione».
(4) Il grado militare di Urbano Pizzinato è riportato in calce a una sua dichiarazione del 9 luglio 1945, dattiloscritta, con firma autografa, su carta del Comando Gruppo Brigate (democristiane) "Sandro Pomini", nella quale attesta: «Fin dal settembre 1943 furono alle mie dipendenze squadre organizzate dal V. L. Teodolfo Tessari. Tali Unità costituirono dapprima la Compagnia Treviso delle F.A.D.P. che passarono poi nel Battaglione Treviso (maggio 1944) costituendone il Nucleo iniziale». (Aistresco, b. 45, carte Fusari Pietro).
Pizzinato, oltre che vicecomandante regionale veneto del CVL era anche responsabile militare per il CLN di Treviso, contemporaneamente per il Partito Cristiano Sociale e per la Democrazia Cristiana. (Urettini, cit. p. 99).
(5) Il capitano Mazzei è indicato da Ernesto Brunetta con il nome di Arturo. (Brunetta, Correnti politiche e classi sociali..., p. 134).
(6) Scrive Sante Rossetto a p. 301 del suo saggio sul Gazzettino: «Poi il lungo periodo democristiano. Quarant'anni di dominio bianco. Dove non si operava alla luce del sole, ma si decideva nelle segreterie dei partiti e nelle canoniche. Quarant'anni di connivenza politica e clericale. Con un giornale saldamente controllato dai pretoriani del Biancofiore. Sorridenti, ma atroci e determinati nei loro obiettivi di potere».
(7) Durante il periodo clandestino, per la Democrazia Cristiana si alternarono nel CLNP (Comitato di Liberazione Nazionale Provinciale) di Treviso: «Bruno Marton, Luigi Rossetti, Giovanni Gorga, Clemente Pantaleoni, Giuseppe Caron, Mario Ferracin. Bruno Marton [che, come abbiamo visto in nota 2, fu anche rappresentante della DC in seno all'esecutivo militare regionale del CLN fin dalla sua prima riunione dopo l'Otto Settembre] figurò come rappresentante democristiano dall'8 settembre 1943 al 30 aprile 1945, venne però più volte sostituito. Luigi Rossetti lo sostituì nei mesi di aprile, maggio e giugno 1944; Clemente Pantaleoni partecipò ad alcune sedute durante i mesi di febbraio, marzo e aprile 1944; Mario Ferracin sostituì Marton dopo il suo arresto (avvenuto il 20 gennaio 1945) e poi nei mesi di febbraio, marzo e aprile 1945. Una relazione redatta dopo la liberazione da Giuseppe Caron affermò invece che nel campo politico la DC fu rappresentata prima da Bruno Marton, poi dal giudice Giovanni Gorga ed infine da Giuseppe Caron. Dalla liberazione al 23 maggio Bruno Marton continuò ad essere il rappresentante della DC nel Comitato, venne poi avvicendato da Clemente Pantaleoni che restò il membro democristiano fino allo scioglimento del CLNP».
(Marco Borghi, “I membri del Comitato dal periodo clandestino allo scioglimento”, in Dopo la guerra, Politica, amministrazione e società nei verbali del CLN provinciale trevigiano … , p. 430).
Ma al di là di questo tourbillon di esponenti più o meno noti, l'uomo di riferimento della DC durante la Resistenza a Treviso era senza dubbio Bruno Marton, come per il PCI era Piero Dal Pozzo.



Necrologi di ITALICO CORRADINO CAPPELLOTTO

Il Gazzettino, 7 gennaio 1947

È morto l’on. Cappellotto

Italico Corradino Cappellotto è ricordato dal Gazzettino,
il 7 gennaio 1947, giorno successivo alla sua morte.
È morto ieri notte l’in. avv. prof. Italico Corradino Cappellotto. Da due anni resisteva ancora miracolosamente contro un male che la scienza medica aveva dichiarato di non poter più vincere.
La vista era già perduta, mentre ogni sforzo veniva fatto per prolungare una esistenza ormai condannata. Eppure era in lui sempre una volontà risoluta e una grande fermezza. Lo spirito sopravvissuto intatto come entro una incorruttibile fibra. Il pensiero era lucido e operava come se ancora gli occhi vedessero. Era quanto gli rimaneva ancora e pareva non voler mai riposare. Finché gli fu possibile, egli riuscì a presenziare ad ogni riunione, dove si faceva accompagnare. Vi presenziava e talora dirigeva. Saliva ancora faticosamente le scale che conducevano agli uffici dove per ragioni professionali o politiche riteneva necessaria la sua presenza. Ed era sempre ascoltato e riusciva ancora con la sua parola ad animare e incoraggiare, a patrocinare.
La morte lo ha colto a sessanta anni. Così può essere riassunta la sua vita: Laurea in legge nel 1907 e conseguimento di un premio nel 1908 all’Università di Bologna; nel 1908 ottiene il diploma della Scuola Superiore di Commercio a Venezia per abilitazione all’insegnamento delle Scienze Economiche: da maggio 1908 a ottobre 1910 è allievo ispettore del movimento e traffico nelle ferrovie di Stato Compartimentali di Venezia e Mestre; nel 1910 ottiene la cattedra di Scienze giuridiche ed economiche nell’Istituto Tecnico Superiore di Treviso, è collocato a riposo per la imposizione della commissione fascista per il confino.
Dopo la liberazione è reintegrato nell’insegnamento. Dal 1898 è militante nell’Azione Cattolica. Fu organizzatore dei Sindacati dei contadini della trevigiana dal 1909 al 1915.
Partecipò alla guerra 1915-1918 come maggiore del Genio: combatté nella I. e 4. Armata. Fu insegnante e avvocato. Deputato al Parlamento, membro della Commissione di Finanza al tesoro dal 1919 al giugno 1921, quando fondò il Partito Cristiano del Lavoro, fusosi più tardi nel 1942 col Partito Cristiano Sociale. Lo si ricorda anche quale consigliere comunale di Treviso nel periodo Matteotti, per il suo coraggioso e deciso contegno antifascista.
Fondò e diresse “La Battaglia” settimanale che non ebbe lunga esistenza. Prese parte precipua alla cospirazione e alla insurrezione contro il nazifascismo e fu membro effettivo del Comitato di Liberazione Nazionale provinciale di Treviso.
Venne catturato l’8 gennaio 1945 dalla brigata nera “Cavallin” e minacciato d’impiccagione e fu rilasciato essendosi constatato che aveva perduto la vista in seguito a retinite bilaterale.
Autore di numerosi scritti giuridici e economici, pubblicò anche l’opera postuma del padre suo comm. Giuseppe, aggiornata e commentata da lui, sul noto trattato in tre volumi “Le tasse del registro”.
Di salda fede religiosa cattolica, fu un osservante in pieno, e proclamò con grande chiarezza i suoi sentimenti. Aveva il cuore aperto ai più elevati sensi di umanità: e dedicò sino all’ultimo momento agli umili e alle classi lavoratrici tutte le sue energie avendo di mira una giustizia sociale ispirata alla dottrina di Cristo.
Fu un credente, un galantuomo, un uomo di battaglia, colto e preparato. Lascia un profondo vuoto fra i molti amici e un largo rimpianto in tutti gli onesti.



Il cordoglio del Partito Cristiano Sociale Il Gazzettino, 7 gennaio 1947
Dall’Esecutivo Regionale del Partito Cristiano Sociale riceviamo:
Il Partito Cristiano delle Tre Venezie vede sparire dalle sue file il più strenuo, il più  preparato dei suoi fondatori, il suo capo. È con animo profondamente commosso che noi facciamo corona alla sua salma. L’uomo integro ha ancora nella sua fissità una parola da dirci: Avanti! Forti nella nostra fede, nella giustizia della nostra causa.
Egli è stato veramente l’eroe dei suoi propositi. Con lui ognuno di noi si sentiva sicuro. La morale cristiana quale viene costantemente insegnata dalla Chiesa Cattolica formava la sostanza della sua politica. Egli sentiva che a fondamento di questa morale erano i diritti della persona alla libertà e i doveri della solidarietà umana, il lievito di ogni progresso sociale.  Nello spirito cristiano egli scorgeva la forza capace di educare sempre più italiani all’onestà della vita e alla nobiltà del carattere. Perché cristiano fu contro ad ogni privilegio economico, classista, dinastico, nazionalista, razzistico; fu per l’unione di tutte le forze al rinnovamento più profondo di tutta la struttura della società, così da attuare una cristiana sovranità del lavoro.
Tutta la sua vita è una testimonianza della sua lotta onesta, libera, cavalleresca, anche quando il male ne insidiò progressivamente la forza al quale s’ostinò di non credere forte della grandezza della sua missione. La cecità parve accrescergli la memoria, l’ingegno.
Non viveva che delle letture che gli si facevano da tutte le fonti, che della radio che ascoltava da tutte le nazioni, che delle amicizie, avido sempre di conoscenze, pronto a dare consigli che i fatti provarono sempre i più saggi.
Il Comitato di Liberazione Nazionale sa quanto anche in queste sue condizioni è stata preziosa, ammirata l’opera di lui, pronto a riconoscere il bene da qualsiasi parte venisse, a stringere la mano a chiunque perché sentiva che ognuno poteva associarsi a lui nella sua opera di giustizia.
Il Partito Cristiano Sociale raccoglie la fiaccola ch’egli ha tenuta accesa in alto fino all’ultimo istante della sua vita. Nel suo esempio, nella sua fede, troverà di continuare la sua santa battaglia.


Cronaca dei funerali Il Gazzettino, 9 gennaio 1947
Le solenni onoranze alla salma
dell’onorevole Cappellotto
Nella rigida mattinata di ieri, una folla di amici, ammiratori e conoscenti e numerose rappresentanze si sono strette attorno alla salma dell’on. avv. prof. I. C. Cappellotto, per una affettuosa testimonianza di cordoglio.
Il necrologio a pagamento sul
Gazzettino di fratelli, cognate e
governante di Italico C. Cappellotto
A casa dell’estinto, in Città Giardino, verso le 10,30 si è composto il corteo funebre che, preceduto dalla croce, si è diretto alla chiesa di S. Agnese.
Nello stuolo degli intervenuti erano i rappresentanti di tutti i partiti politici e fra le autorità: il Sindaco on. avv. Antonio Ferrarese, l’on. avv. Costantini, l’avv. Ruggero Lombardi presidente della Deputazione Provinciale, l’avv. Gustavo Visentini presidente dell’Ordine degli Avvocati, magistrati, professori delle scuole medie, avvocati e cittadini di ogni ceto sociale e la rappresentanza dell’Esecutivo Regionale del Partito Cristiano Sociale.
L’autobara era tutta coperta di grandi corone di fiori, inviate dai fratelli e cognati, dal Prefetto di Treviso, dal Partito Cristiano Sociale, dagli amici della Democrazia Cristiana, dal C.L.N. provinciale, dal Comitato Direttivo dell’Anpi, dall’Amministrazione provinciale di Treviso, dal Partito Socialista, dal Partito d’Azione, dalla Commissione Economica Provinciale. Erano pure presenti al mesto rito allievi ed ex allievi dell’Istituto Tecnico Riccati con gli insegnanti, e degli altri istituti scolastici medi.
Reggevano i cordoni della bara il prof. Silvio Zorzi, il prof. Luigi Cervellini, il rag. Urbano Pizzinato, l’avv. M. Roma, il cav. Rossi e A. Tabarin.
Nella chiesa di S. Agnese il feretro venne deposto sopra un tumulo preparato nel centro, e il parroco mons. Gattel [?] ha celebrato la Messa. Dopo le esequie, fuori del tempio, pronunciarono commoventi parole rievocando la nobile ed eletta figura dello scomparso: il pro. Zorzi per il Partito Cristiano Sociale, il prof. Enrico Opocher per il C.L.N, il prof. Mario Prevedello per l’A.N.P.I., l’ing. Bettazzi per l’A.C. , il prof. Cervellini, Preside del’Istituto Tecnico, per gli insegnanti, per tutti gli allievi ed ex allievi. Quindi il sig. Marcolin ha recato alla memoria dell’estinto il reverente e fraterno saluto degli amici di fede di Venezia.
Poi, la salma, seguita dai congiunti, dagli intimi di famiglia ed amici, è stata accompagnata fino al Cimitero Comunale Maggiore, dove è seguita la tumulazione.


Il ricordo di Urbano Pizzinato "Carminati" (vicecomandante regionale del Corpo Volontari della Libertà) sul settimanale dei partigiani di Treviso Patrioti della Marca - 9 gennaio 1947

Il Partigiano Italico Corradino Cappellotto è morto   

Italico Corradino Cappellotto è ricordato nella sua qualità di
partigiano da Urbano Pizzinato ''Carminati'' (vice comandante
veneto del Corpo Volontari della Libertà) sul settimanale
dei partigiani di Treviso Patrioti della Marca - 9.1.1947
Riportare qui, come han fatto e faranno altri giornali il suo curriculum vitae, appare quasi inutile: i Partigiani della Marca, tutti coloro che nella nostra Provincia combatterono contro l’oppressione fascista dal suo sorgere fino alla Liberazione, lo conoscono perché lo ebbero a capo o al fianco, irriducibile, instancabile, fiero e fermo, appassionato come un apostolo, ricolmo di dedizione assoluta all’ideale come un martire.
Noi vorremmo qui ricordare l’uomo, il cittadino, l’educatore, il professionista, il politico: ma dissociare in lui queste qualità è impossibile, perché egli ne incarnava la rara e ammirevole sintesi.
E così, lo studente che, nel 1907, conseguiva la laurea in legge nello Studio di Bologna, è lo stesso che , un anno dopo , veniva abilitato all’insegnamento delle Scienze Economiche nella Scuola Superiore di Commercio di Venezia; il funzionario del Compartimento delle Ferrovie dello Stato è lo stesso che insegnava, nel 1910, Scienze giuridiche ed economiche nell’Istituto Tecnico Superiore di Treviso; e il giovane che, nel settembre 1898, militava nei ranghi dell’Azione Cattolica, è lo stesso che, dal 1900 al 1905 partecipava con Don Romolo Murri al primo movimento Democratico Cristiano.
Tutta la sua anima, così eccezionalmente forte nella fede, tutta la sua vastissima cultura, tutta la sua intelligenza furono protese a costruire una solida socialità cristiana.
È in conseguenza di questa sua volontà, di questa sentita missione ch per sei anni, dal 1909 al 1915 egli organizzò i sindacati dei contadini nella Provincia di Treviso.
Noi che avemmo la ventura di essergli allievi ed amici proprio da quel periodo che fu forse il più fervido della sua esistenza, lo ricordiamo Professore di elevatissima cultura e di benevola serenità, assertore infaticabile delle più ardite riforme sociali, propagandista di un ideale che attribuiva al lavoro umano tutti i diritti che gli venivano riconosciuti e consacrati dall’Evangelo di Cristo.
La guerra 1915-18 lo ebbe Ufficiale Superiore del Genio Zappatori. Ma, finita la guerra, Cappellotto ritornò alla tribuna politica, cui una particolare inclinazione lo destinava e una profonda preparazione lo rendeva dei più alti.
E fu Deputato dal 1919 al 1921 e membro della Commissione permanente di Finanza e Tesoro.
Nel 1921 fondò il Partito Cristiano del Lavoro e ne diresse il settimanale “La Battaglia”, travolto nel 1926 dalla ferocia fascista.
Capeggiò, nel consiglio comunale di Treviso, la minoranza antifascista; e noi lo riudiamo, durante il periodo della Quartarella [1], gridare in piena seduta pubblica, solo e diritto contro la canea urlante e minacciante della maggioranza: “Viva Matteotti!”.
Questo era l’uomo.
Quando il fascismo tolse anche le ultime vestigia di libertà, Cappellotto continuò come meglio poté la sua battaglia. I fascisti lo sapevano e, nel tentativo di fiaccare un avversario  così indomito, non contenti di essere ricorsi alla violenza personale, lo dimisero — secondo il costume — dal posto di insegnante.
Ma l’uomo non piegò. Una fede incrollabile lo sorresse per lunghi anni della schiavitù.
Nel 1942, delineatasi la catastrofe che avrebbe travolto il fascismo, fondò, con pochi altri animosi, il Partito Cristiano Sociale.
Ma il male che doveva ucciderlo aveva già cominciato a minargli seriamente il fisico; eppure la sua forte volontà imperava anche sul male.
La sua casa fu, specialmente dal Luglio 1943, il ritrovo di uomini politici di tutte le fedi. E quando l’occupazione nazi-fascista si abbatté sull’Italia, i primi convegni del C.L.N., i primissimi del movimento Partigiano avvennero in casa sua.
E partigiano fu egli stesso, come organizzatore e animatore indomabile del movimento di resistenza. Minorato nel fisico dal male, subì anche l’arresto della Brigata “Cavallin”, e quando la Liberazione dell’Aprile portò il suo arcobaleno sulla Patria straziata, Cappellotto trovò la forza di rappresentare il proprio partito nel C.L.N. Provinciale.  
La morte lo ha colto, da buon combattente, sulla breccia.
Egli fu uomo d’azione e di pensiero, nel senso più letterale della parola. Fu un libero e un democratico, e per la libertà e la democrazia si batté fino all’ultimo. Fu un giusto ed onesto: la sua rettitudine non gli concesse deviazioni o compromessi né davanti a Dio, né davanti agli uomini.
Fu inflessibile con sé stesso; indulgente con gli altri.
Alle rare doti di intelligenza unì doti non comuni di cuore. Non ci fu un diseredato, un umile, un oppresso che sia ricorso invano a lui per ottenere giustizia.
Diede tutto di sé e nulla chiese.
La vita gli fu avara di qualsiasi bene: quando gli poteva essere concesso di raccogliere il frutto di così lunga e strenua battaglia, il male e la morte gli vietarono ogni legittima umana soddisfazione: persino quella di proseguire nella lotta.
E questo fu il suo grande, inconfessato, intimo dramma.
Davanti alla Sua salma si chinano reverenti tutti i nostri partigiani.
Cappellotto è vissuto da cristiano, confessando la sua fede con le opera e la parola: Cristo lo accolga nella Sua pace e nella Sua gloria.
U.P. [Urbano Pizzinato]

[1] Dal nome del bosco (la Macchia della Quartarella) — in comune di Riano a 25 km dalla capitale — in cui fu sepolto il cadavere del deputato socialista Giacomo Matteotti dal giorno del suo rapimento e uccisione da parte dei fascisti, 10 giugno 1924, al giorno del suo ritrovamento, il 16 agosto 1924.




26 febbraio 1946: la domanda di iscrizione all'Anpi di Italico C. Cappellotto
(ormai cieco da oltre un anno), con la sua firma autografa

Italico Corradino Cappellotto, particolare della domanda di iscrizione all'Anpi,
con la sua firma autografa, 26.2.1946. (Archivio Istresco, ID 545, n. inv. 045)

Italico Corradino Cappellotto, particolare della domanda iscrizione all'Anpi,
con la sua attività durante la Resistenza. (Archivio Istresco, ID 545, n. inv. 045)

Italico Corradino Cappellotto, particolare della domanda di iscrizione all'Anpi,
con i suoi "dati matricolari", 26.2.1946. (Archivio Istresco, ID 545, n. inv. 045)