mercoledì 30 maggio 2018

Note biografiche su Angelo Decima, autore della relazione sui ferrovieri comunisti di Treviso durante (e subito dopo) la Resistenza


La biografia di Angelo Decima è stata ricostruita grazie al figlio Giulio, intervistato nella sua abitazione di Padova il 26 aprile 2018. La registrazione dell'intervista (file 18042603) è conservata nell'archivio del'autore. Ringrazio l'avv. Lucia Decima per avermi procurato il contatto.
Angelo Decima (Treviso 1901 - Padova 1994)
Angelo Decima, nato a Treviso il 29 settembre 1901, era uno dei quattro figli di Giulio e Ida Arbasini. Il padre era un apprezzato geometra libero professionista con la passione per la musica (suonava nella banda cittadina); delle sue costruzioni rimane ancora una villa situata all’inizio del cavalcavia del Terraglio direzione Venezia, alle spalle della farmacia.
Angelo frequentò un istituto tecnico superiore di Treviso, probabilmente il Riccati e il 4 ottobre 1920, alla visita di leva, risultava già occupato come ferroviere [1]. Figlio di una famiglia della piccola-media borghesia urbana di cui non sono note tradizioni socialiste, si iscrisse al Partito Comunista fin dal 1922, influenzato dal clima che si respirava nell’ambiente di lavoro, «quei comizi pieni di fede ove i nostri vecchi compagni ferrovieri davano tutto il loro entusiasmo, in un’atmosfera di amore fraterno e di sentimenti altruistici così naturali e spontanei che empivano l’animo di commozione» [2].
La sua iscrizione al PCI clandestino non gli impedì, tuttavia, l’avanzamento della carriera all’interno dell’amministrazione [3], tanto da diventare negli anni ’30 capo della Gestione Merci della stazione di Treviso. Un ruolo che permetteva una certa agiatezza alla famiglia [4].
Appassionato di teatro, entrò nella gestione del Dopolavoro Ferroviario [5], e riuscì a portare a Treviso autori della fronda antifascista quali il triestino Angelo Cecchelin.
Alla caduta di Mussolini, il 25 luglio del ’43, fu organizzata all’interno del Dopolavoro una grande festa, con balli e brindisi a volontà. Ma l’aria di libertà durò poco. Dopo l’8 settembre tornarono i tempi bui per gli oppositori. E chi si era messo in evidenza come antifascista nel nuovo clima dei quarantacinque giorni, dovette ben presto cambiare aria per sfuggire alle ritorsioni.
Fu il caso di Angelo Decima, che abbandonò la sua abitazione a Treviso in via Dandolo [6] e trasferì la famiglia in una villa di amici, i conti Albuzio di Zero Branco, fin dall’inizio del 1944 quando ancora la città non era stata bombardata [7].
Angelo non amava parlare di se stesso, e non sappiamo di preciso quale sia stato il suo ruolo nella Resistenza. Di sicuro era un autorevole esponente del PCI trevigiano in clandestinità, partito di riferimento del Gruppo brigate partigiane “Garibaldi”. Lo ricorda il futuro deputato Ugo Marchesi, che — verso la fine del 1944 — notò Decima fra i partecipanti a una riunione di esponenti di spicco del PCI in casa di Nicola Paoli, noto antifascista, comunista e partigiano[8].
In considerazione anche dell’età non fu comunque attivo sul piano militare. Come si può leggere in una nota del “Servizio Commissioni Riconoscimento Qualifiche ai Partigiani” [9] ad Angelo Decima fu assegnata la qualifica di “Patriota” e non quella di “Partigiano Combattente”, pur risultando aderente alla brigata garibaldina Bavaresco dall’1.10.1944 al 1° maggio 1945.
Il suo spirito aperto al dialogo lo portava a coltivare amicizie anche nei confronti di esponenti politici degli altri partiti, senza per questo rinunciare alle proprie idee [10].
Finita la guerra rimarrà ancora per poco tempo in ferrovia per intraprendere nel 1946 una piccola attività imprenditoriale. A ben guardare la relazione del 1945, così curata e dettagliata, pare rispondere alla necessità di lasciare una traccia del proprio operato da parte di un uomo che ha ormai deciso di abbandonare il lavoro dipendente per intraprendere un altro percorso professionale.
Il figlio esclude in maniera categorica che ci siano stati dei dissapori col partito all’origine della sua scelta [11], sottolineando anzi come il padre sia sempre rimasto iscritto a Treviso, dapprima alla sezione del PCI (fino allo scioglimento del partito), per poi iscriversi a quella
del PDS.
Pubblicità del negozio a Treviso di Gino Tomaselli (di cui era socio anche 
Angelo Decima) sull'organo della DC Il Popolo della Marca - 12.1.1946.
Nel 1946 lo troviamo socio del poeta Gino Tomaselli “Cafè Nero”, già addetto stampa del CLN di Treviso ed esponente del Partito Cristiano Sociale, che aveva aperto in città un negozio-laboratorio di impianti elettrici di fronte alla chiesa di San Leonardo.
Dopo circa un anno di collaborazione con Tomaselli, Angelo — forte della sua passione per il mondo dello spettacolo — si mise in proprio trasferendosi a Padova, dove aprì un negozio di materiale per la cinematografia nella centrale via Ugo Foscolo. Rappresentante della ditta FEDI di Milano che produceva proiettori cinematografici, curava i montaggi e gli impianti elettrici delle tante sale “cinema-teatro” parrocchiali che sorgevano in quegli anni e gradualmente, specie dopo l’ingresso in azienda del figlio Giulio, nella seconda metà degli anni ’50, ampliò l’attività nel campo teatrale sviluppando la progettazione e la realizzazione della meccanica di scena [12].

Giulio Decima, 1935, durante l'intervista 
nella sua casa di Padova il 26 aprile 2018.
Dopo la pensione si trasferì sui colli asolani, dove si fece costruire una casa a Pagnano e continuò la militanza nella sinistra, diventando amico del consigliere comunale del PCI ad Asolo, l’architetto Armen Gurekian.
Restò a Pagnano fin verso la fine del 1993. Poi, a causa di problemi cardiaci, accettò di ritornare a Padova, nell’abitazione del figlio. La sera prima che morisse volle guardare in TV un film su Spartaco, il ribelle. E Giulio ricorda che gli disse: «Domani mattina compra la Repubblica e
l’Unità che voglio vedere coma va a finire la rivolta dei contadini del Chiapas».  
È morto dormendo nella notte fra l’1 e il 2 gennaio 1994.
Fino all’ultimo con il pensiero rivolto a chi lottava per la giustizia sociale. I funerali civili si svolsero nella sala del commiato del crematorio di Padova e l’orazione funebre fu tenuta dall’avvocato Ennio Ronchitelli, partigiano.



Note

[1] Archivio di Stato Treviso, Foglio matricolare di Angelo Decima, matricola 34103, classe di leva 1901, Distretto militare di Treviso. A.D prestò il servizio militare dal 14.11.1920 al 16.8.1922 a Cividale e Pola nel “Genio Zappatori e Telegrafisti”.
[2] Vedi la relazione letta da A.D. all’assemblea della sezione PCI dei ferrovieri di Treviso  in “La Resistenza dei ferrovieri comunisti di Treviso, 3 - La ripresa dell’attività dopo la Liberazione”.
[3] «Il partito - sostiene il figlio - lo spinse a non abbandonare lavoro e carriera, per contare su un proprio uomo all’interno della stazione di Treviso»
[4] «Avevamo una cameriera e d’estate andavamo in villeggiatura, al mare a Cesenatico e in montagna a Fiera di Primiero».
[5] Il Dopolavoro Ferroviario, distrutto dai bombardamenti, si trovava nel luogo in cui poi sorse il cinema Altinia, nei pressi della stazione. «Era grande, aveva il teatro, la mensa, il campo di bocce e - mi pare - anche i canottieri. Mi ricordo che da piccolo ci andavo anch’io. C’era una scalinata per andare su in galleria, e c’era un piedistallo con una testa di Mussolini».
[6] Meglio conosciuta allora come “via Van Den Borre” perché fra la stazione e via San Zeno aveva sede e azienda lo storico vivaio trevigiano.
[7] «Ci avevano riservato quattro stanze in questa villa, ma una mattina di febbraio del ‘44, arrivarono le SS che in mala maniera ci buttarono fuori, sulla strada, col freddo gelido che c’era allora. Mia madre non si perse d’animo, andò dal locale segretario del PFR che ci sistemò in una stanza della Casa del Fascio a Zero. Poi, sempre mia madre, trovò una casa di contadini a S. Alberto che ci ospitò fino alla fine della guerra. Io andavo a scuola a Zero Branco e mia sorella Nadia, in bicicletta, andava a Treviso, alle magistrali». Ascolta il racconto dell’episodio su YouTube.
[8] Fra i presenti alla riunione anche il professor Serafino Riva, primo segretario del PCI di Treviso e “firma” del settimanale Il Lavoratore, sia socialista (1920) che comunista (1945). A oltre sessant’anni di distanza Marchesi sbaglia il nome: Mario anziché Angelo, e il ruolo: capostazione anziché capo gestione, ma si tratta senza dubbio del Nostro. “Prima che scenda il silenzio … Quando le testimonianze diventano storia”, S. Trovaso, 2008, p. 138.
[9] La nota è allegata al Foglio matricolare.
[10] «Era molto amico dei democristiani Bruno Marton e Marcello Olivi, entrambi attivi nella Resistenza e dopo la guerra rispettivamente sindaco di Treviso e presidente della provincia di Padova».
[11] Balza all'occhio, tuttavia, come alle elezioni amministrative del comune di Treviso (31 marzo 1946) nella lista del PCI non figuri Angelo Decima, pur essendoci ben cinque candidati ferrovieri: Ugo Marchesi (che aveva vinto un concorso per segretario amministrativo nel 1940, e nel contempo frequentava giurisprudenza prima a Padova poi a Bologna, dove si laureò nel '46 - Prima che scenda il silenzio... , cit. p. 136), Giulio Bacchin, Mario Cossalter, Pietro Fregonese (cinquantenne, socialista e sindacalista prima del fascismo, cacciato dalle ferrovia nel 1923. Le carte di Bruna...  p. 172), Gino Billiani. 
[12] Nel 1989 la ditta “Decima 1948” si trasferì nella zona industriale di Padova, dove tuttora opera, diretta da Enzo e Paolo Trovato, figli della primogenita di Angelo, Nadia (1929-2011, pittrice e insegnante di materie artistiche) e dell’architetto siciliano Rosario Trovato.


  [Torna a inizio biografia]                     [Vai su: parte 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - Note - Documento ritrovato]

giovedì 17 maggio 2018

25 aprile 1969: una storica mostra fotografica sulla Resistenza a Treviso


Testo introduttivo, foto dell'inaugurazione,
digitalizzazione per TVB-Biblioteche Trevigiane: Diego Agnoletto

La mostra fotografica “La Resistenza nel Trevigiano” - inaugurata il 25 aprile 1969 a Ca' Da Noal, Treviso - è costituita da 72 pannelli di cartone 100x70 su cui sono applicati foto, documenti e didascalie varie, in genere manoscritte.
Essa è stata allestita (fisicamente in sede PCI di Riviera S. Margherita) principalmente da Ivo Dalla Costa * (sue le riproduzioni fotografiche) e da Elio Fregonese ** (le scritte a mano e le tabelle sono sue) con occasionale contributo di pochi altri. È la conclusione di una lunga e meticolosa raccolta di documentazione per la quale si sono avvalsi anche delle moltissime conoscenze che entrambi avevano e coltivavano in tutta la provincia sia come PCI che come ANPI. Dopo l’esposizione a Ca’ da Noal fu - probabilmente - esposta in altri centri della provincia. In anni recenti è stata portata in ISTRESCO dove è stata digitalizzata.
La riproduzione digitale ha riguardato sia i pannelli interi che le singole parti di essi ed è visibile su TVB - Biblioteche Trevigiane digitando “mostra fotografica la Resistenza nel Trevigiano”. Cliccando sul pannello che si desidera visualizzare è possibile vederlo intero (cliccare su links) o nelle sue singole parti (cliccare prima "contiene" e poi "links").



Dopo la digitalizzazione, a cura e spese dell’ANPI di Treviso è stata fatta una stampa dei pannelli su tela plastificata in formato leggermente ridotto rispetto all'originale e con l’aggiunta di due pannelli introduttivi. Questa "ristampa" è stata esposta al salone dei Trecento nell’aprile 2015 ed ora si trova presso l’ANPI, disponibile per eventuali altre esposizioni.

* Ivo Dalla Costa, partigiano, sindacalista, funzionario e segretario del PCI fra il 1968 e il 1971.
** Elio Fregonese, partigiano, consigliere comunale, deputato e padre nobile dell'Istresco.


L'inaugurazione della mostra sulla Resistenza
e le altre cerimonie del 25 aprile 1969 a Treviso
(fra cui il giro dei cippi partigiani - consuetudine ora abbandonata)
annunciate dal Gazzettino del 22 aprile. 


L'articolo dedicato alla "Mostra fotografica della Resistenza" dal Gazzettino di Treviso del 26.4.1969.
Nella foto: il sindaco di Treviso Bruno Marton (DC), il consigliere provinciale del PCI Ivo Dalla Costa,
il comandante del presidio militare gen. Giacobbe. 


Il sindaco di Treviso Bruno Marton inaugura la mostra sulla Resistenza
(Ca' da Noal, 25 aprile 1969). Alla sua destra, guardando la foto, l'avv. Renato Capraro
presidente dell'Anpi e il deputato del PCI Elio Fregonese.


Il pubblico alla mostra della Resistenza del 1969 a Ca' Da Noal, Treviso
Si riconoscono: il fotografo Mario Albanese (1) e il dirigente comunista Piero Dal Pozzo (2). 


In primo piano Nicola Paoli, antifascista della prima ora, perseguitato e incarcerato
dal fascismo, partigiano e padre del caduto partigiano Vladimiro Paoli. 


Bruna Fregonese, partigiana, in visita alla mostra
sulla Resistenza a Treviso, il 25 aprile 1969.

lunedì 14 maggio 2018

La Resistenza dei ferrovieri comunisti di Treviso, 1

Relazione del segretario della Sezione Ferrovieri di Treviso
del PCI, Angelo Decima - 10.6.1945

Sono entrato in possesso di questo documento grazie alla sensibilità e al senso della storia di Marco Rampon che l'ha scoperto fra vecchie carte senza padrone ammucchiate in uno scantinato delle case popolari Aler di via Mameli a Milano e ha provveduto a inviarmelo, dopo uno scambio di email che riporto in altra sede.
La relazione — che si presume sia fotocopiata dal dattiloscritto originale — è composta di 53 fogli A/4.
Parte di questo documento è stata stampata anche dalla Federazione trevigiana del PCI in un fascicolo ciclostilato di 58 pagine (formato 15 x 21), non datato, ma riferibile a metà degli anni ’70, ultimo periodo della macchina da scrivere (elettrica) prima dell’avvento del computer. Tale copia è conservata nell’Archivio dell’Istresco. (ID 1219, n. inv. 097, fondo PCI, fasc. Opuscoli vari).


Ciclostilato del PCI di Treviso (anni '70)
della Relazione di Angelo Decima sui ferrovieri
partigiani comunisti durante la Resistenza. 

(Archivio Istresco)
Copia dell'originale dattiloscritto (datato 10 giugno 1945)
della relazione di Angelo Decima, segretario della Sezione
Ferrovieri del PCI di Treviso, sull'attività partigiana e politica
dei ferrovieri comunisti trevigiani durante la Resistenza.
(Documento recuperato a Milano da Marco Rampon)



















PARTITO COMUNISTA ITALIANO
Sezione Ferrovieri di Treviso
RELAZIONE SULL’ATTIVITÀ PARTIGIANA E POLITICA SVOLTA DAI FERROVIERI COMUNISTI
DELLA STAZIONE DI TREVISO DURANTE L’OPPRESSIONE NAZI-FASCISTA
LE PRIME CELLULE
Il gruppo dei Ferrovieri Comunisti di Treviso che nel ’20 aveva acquistato profonde radici fra la massa dei Ferrovieri, dovette cedere terreno dopo l’ascesa al potere del Fascismo ed il licenziamento dei migliori compagni provocato dal Decreto Torre [1]. Nonostante ciò, qualche cellula continuò a vivere, più o meno bene, fino al 1927. Poco dopo, l’organizzazione si sfaldò in seguito al trasferimento di vari compagni.
I pochi compagni superstiti (circa una ventina) continuarono, senza venir meno all’idea, la loro propaganda verbale, mantenendo vivo e presente il Partito fra i simpatizzanti e gli anti-fascisti, preparando così la base della futura organizzazione.
L’impopolarità della guerra imperialista ed il suo disastroso andamento influì a creare quell’atmosfera di malcontento e di rivolta contro il fascismo che portò nuovamente i ferrovieri comunisti sul terreno della lotta clandestina.
Dopo il colpo di Stato del 25 luglio, verso i primi di agosto, per iniziativa di alcuni vecchi compagni, si costituì il primo Comitato di sezione clandestino con cinque cellule, composte di circa venticinque compagni appartenenti ai vari Impianti della Stazione. Mediante una fattiva propaganda orale e scritta le adesioni crebbero di continuo fino a raggiungere nel settembre 1943, fra iscritti e simpatizzanti, il numero di ottanta.
L’8 SETTEMBRE 1943
Con lo sfaldamento dell’esercito italiano, l’occupazione nazista e la tragica condanna dei nostri sodati, tradotti dal barbaro teutone in prigionia nei campi mortiferi di Germania, la nostra propaganda e la nostra opera cosciente seppe dimostrare con l’esempio chi noi eravamo.
Mai abbastanza si potrà descrivere e sinceramente lodare ciò che hanno fatto i compagni ed i ferrovieri tutti in quei giorni di dolore e di vergogna per aiutare, assistere e salvare quei nostri fratelli assiepati come mandrie in carri bestiame che venivano tradotti in lunghi convogli, susseguentisi ininterrottamente notte e giorno verso il martirio nordico. //
Durante la corsa dei treni o nelle soste in Stazione, il personale, eludendo la vigilanza degli sgherri nazisti armati di mitra, aprivano, con sprezzo del pericolo, le porte dei carri per favorire la fuga di quei poveri nostri soldati. Vi furono dei feriti fra i nostri compagni. Il primo sangue del Patriota cominciò generosamente a scorrere.
Nella Stazione di Treviso, prima fra tutte, si formò in quei giorni il centro per l’evasione. Abiti da borghese portati dalla cittadinanza venivano ammucchiati negli uffici e nei magazzini e quindi passati con molti sotterfugi ai soldati. In ogni ufficio dei compagni accoglievano, rifocillavano, assistevano e indirizzavano gli evasi. Molti ferrovieri offrirono persino i loro vestiti, le loro tute da lavoro, i berretti, pur di vedere un soldato fuggire. Cibi, frutta, denaro venivano offerti, spontaneamente, in grande quantità, dal popolo trevigiano e dai ferrovieri.
Si deve ricordare il grande merito del povero compagno AMERIGO PERINI - barbaramente trucidato dai “briganti neri” a Venezia un anno dopo - che è stato l’iniziatore e l’animatore dell’assistenza agli internati.
Quale prova mirabile di solidarietà umana ha saputo dimostrare il nostro popolo in quei giorni tremendi!
Da quell’immane tragedia orse quello spirito di rivolta e di odio che diede ai nostri compagni la forza di iniziare una lotta sorda e senza quartiere contro i traditori e i tiranni.
COMITATO DI AGITAZIONE
Il nostro Comitato di Sezione, in continuo contatto col caro ed instancabile compagno PIERO [2], si diede all’opera per intensificare la propaganda del nostro Partito e per la costituzione (novembre 1943) di un Comitato di Agitazione dei Ferrovieri di Treviso, avendo il compito di promuovere con ogni mezzo la lotta contro la guerra del tedesco.
Accentuando la propaganda orale e la diffusione dei manifestini, l’organizzazione si propagò e penetrò in tutti vari servizi. Centinaia di ferrovieri, compagni o non compagni, iniziarono silenziosamente e spontaneamente quell’opera di ostruzionismo e di sabotaggio che lentamente condusse alla distruzione ed alla disorganizzazione dei servizi, del materiale e degli impianti necessari al trasporto del tedesco.
Narrare ed encomiare ciò che è stato fatto dai ferrovieri durante i venti mesi di dominio teutonico si arriverebbe soltanto a descrivere una // parte delle innumerevoli opere di sabotaggio compiute in silenzio con tenacia e spirito di abnegazione, sopportando, parecchie volte, gravi punizioni ed il pericolo della deportazione o della vita.
Cose normali di tutti i giorni erano: ritardi ai treni; soppressioni di straordinari per assenza del personale; inutilizzazione giornaliera delle locomotive; distruzione con ogni mezzo del materiale rotabile e loro parti (asportazione dei tubi di accoppiamento, riscaldamento degli assi, ecc.); inutilizzazione degli impianti fissi e di segnalamento; andamento del lavoro a lumaca; assenze per malattie; ferimenti volontari ed altro del genere. Nell’agosto 1944 il disservizio raggiunse proporzioni tali che l’Ufficio Superiore dovette inviare un Funzionario per un’inchiesta. Risultò che il 70% del personale del Dep. Locomotive era assente per malattia o per altri motivi. Per incitarlo al lavoro il Comando tedesco assegnò al personale dei premi in denaro ed in viveri.
Il Personale Viaggiante ha dato prove di coraggio veramente indomito organizzando il sabotaggio su larga scala durante i viaggi notturni dei convogli militari. Malgrado le scorte tedesche, innumerevoli cisterne di benzina furono vuotate; automezzi distrutti; armi e munizioni asportate o rese inutilizzabili; merci, bestiame e materiali - rapinati dal tedesco e destinati in Germania - sottratti nottetempo e scaricati lungo la linea o durante le soste in stazione. Parte di tale merce veniva consegnata ai Partigiani della montagna, altra, ancora, alla popolazione. Purtroppo, qualche ferroviere (pochi per fortuna), sotto la parvenza di sabotatore e di Patriota, speculò a suo personale beneficio, vendendo ed intascando il ricavato della merce sottratta. Bisogna smascherarli questi approfittatori che, rubando prima e imbracciando il mitra durante o dopo la Liberazione, hanno tentato di occultare le loro malefatte, vantando, da perfetti mistificatori, un patriottismo di bassa lega!
Al Deposito Locomotive l’opera distruttrice del macchinista era continua. Già nel maggio 1944 le locomotive in efficienza erano ridotte a venti su sessanta. Per la riparazione delle macchine veniva impiegato un tempo doppio o triplo. Nel viaggio di prova, dopo il collaudo tedesco, venivano rimesse nuovamente fuori uso. Più di qualche volta i motori pel rifornimento acqua alle locomotive vennero resi inefficienti, procurando così ritardi e soppressioni di treni. //
Nelle officine, il lavoro si appesantiva fino all’impossibile. Nel luglio 1944, su 1600 ore lavorative giornaliere veniva compiuto un lavoro effettivo di sole 200 ore. I rifornimenti di materiali e lubrificanti venivano scientemente ritardati; negligenze nelle ordinazioni delle materie prime, consumi oltre il fabbisogno; erronee richieste di materie di consumo e così via di seguito.
Anche l’opera del personale di Stazione fu attivissima. Deviatori e manovratori provocavano scientemente ingombri delle linee facendo sviare carri in manovra o tallonando scambi. Guasti ai semafori, scarico lento dei carri che necessitavano ai tedeschi. Telegrafisti ed impiegati comunicavano informazioni sul movimento dei trasporti ai Partigiani.
Quest’opera sediziosa - eseguita sapientemente e con accortezza, tanto che, quasi sempre, si riuscì ad ingannare il controllo degli esperti tedeschi, i quali vigilavano sospettosi - venne intrapresa e continuò fino alla Liberazione, con uno spirito di orgoglio, dalla maggioranza dei millecinquecento ferrovieri di Treviso, eccezione fatta di una esigua schiera di traditori fascisti.
ORGANIZZAZIONE PARTIGIANA
Al primo annuncio delle formazioni Partigiane, il nostro Comitato di Sezione, seguendo le direttive del Comitato Federale Prov., iniziò una intensa propaganda fra i ferrovieri per l’abbandono del lavoro e l’arruolamento alle formazioni Partigiane. Una schiera di valorosi giovani, nostri compagni, risposero all’appello unendosi spontaneamente alle Brigate di montagna. Con nostro orgoglio vedemmo che i migliori compagni ferrovieri seppero arrivare, col loro entusiasmo ed il oro eroismo, a molti posti di comando nelle varie formazioni del Corpo dei Volontari della Libertà.
Furono stabiliti collegamenti con i partigiani delle zone di Quero Vas, di Vittorio, di Montereale e Osoppo per fornire informazioni e per l’invio in montagna di parecchi nostri compagni.
Altri ferrovieri preferirono organizzarsi militarmente in isquadre, formando un gruppo di Sapisti [3] della ferrovia - circa una quarantina di compagni - al comando dei compagni SCARPA ANTONIO, GALIAZZO BRUNO, MAGNABOSCO SILVIO, PERISSINOTTO OLIVO, ZORZETTO CARLO. Altri ancora si unirono alle squadre mobili che agirono in città e provincia. Sorsero pure altre piccole formazioni organizzate da altri Partiti, che collaborarono negli ul // timi giorni con le nostre squadre.
Varie azioni di sabotaggio e di distruzione delle linee ferroviarie vengono compiute dai nostri Sapisti in collaborazione con i Partigiani delle squadre mobili.
Nell’allegato A vengono elencate le azioni più importanti ed alcuni racconti di nostri compagni. Si farà seguito con altri resoconti man mano che verranno resi noti.
L’INSURREZIONE
Lo spirito insurrezionale, alimentato continuamente dalla nostra Sezione di Partito, dal Comitato di Agitazione, dal C.L.N. e dal coraggio e dall’eroismo dei nostri Sapisti, si propagò rapidamente, malgrado la repressione e gli arresti, fra tutte le categorie del personale fino a formare un blocco compatto di uomini coscienti e decisi a combattere con qualsiasi mezzo la guerra del tedesco e del traditore fascista. Preparata l’insurrezione da mesi con un’attiva campagna di propaganda, la massa dei ferrovieri attendeva il momento di agire.
Le informazioni della radio annuncianti le disfatte del nemico avevano tenuto i ferrovieri in allarme. L’abbandono del lavoro ebbe inizio col giorno 24 aprile e si completò il 27.
Il 28 aprile la Stazione di Treviso era completamente deserta. Anche i tedeschi, in seguito alla falsa notizia della resa incondizionata, avevano abbandonato il posto. Verso le 15, prima dell’ordine insurrezionale, un gruppetto di ferrovieri, fra i quali il compagno, allievo macchinista ZAMBON GIUSEPPE, intervennero per immobilizzare le uniche sei locomotive in efficienza e per occultare ed inutilizzare parecchio materiale e macchinari dalle officine del Dep. Locomotive. Verso le 17 ritornavano i ferrovieri tedeschi per inviare le locomotive a Montebelluna, ma, accortisi dei guasti, dovettero rinunciare al loro proposito. Nella Stazione di Treviso S. Quaranta venivano frattanto fatte saltare altre tre locomotive. Intanto i nostri Sapisti provvedevano alla distribuzione delle armi a vari altri compagni che accorsero con entusiasmo all’appello.
La mattina del 29 una squadra di sedici Patrioti si muoveva decisa all’occupazione dei vari impianti della Stazione e presidiando i punti più vitali fino all’arrivo delle truppe Alleate.  Altri ancora provvederono // immediatamente alla rimozione delle mine collocate dai tedeschi nei ponti e negli impianti di primaria importanza.
CADUTI E FERITI
Fra i caduti, accertati finora, si contano:
RINO CHIARELLO, operaio - di anni 23 assassinato dai nazi-fascisti a Paese nella sera del 5 aprile 1945 mentre in unione con cinque altri compagni stava raggiungendo una formazione di montagna.
QUARISA GIUSEPPE - verificatore - ucciso in servizio dalle SS tedesche nel febbraio 1945.
ANGELONI LEONILDO - operaio aggiustatore - sospettato di sabotaggio venne barbaramente trucidato assieme ad altri suoi due compagni presso il ponte Garibaldi dalla Brigate Nere il 19/4/945
Fra i feriti accertati a tutt’oggi:
DOTTO NARCISO - allievo macchinista - attivo sabotatore. Incorporato nella Brigata Wladimiro partecipò il 28 aprile all’assalto delle Forze Armate tedesche asseragliate nel presidio della Fonderia riportando una grave ferita al polmone sinistro da due colpi di arma automatica.
BOSCARATO ALBINO - alunno - ferito al ginocchio destro il 30/4/945 mentre comandava l’azione per la presa della batteria contraerea di S. Angelo.
NASCIMBEN ANTONIO - operaio - il 28 aprile in uno scontro contro una colonna tedesca sulla strada del Terraglio riportava una ferita al ginocchio.
PERISSINOTTO GIOVANNI - allievo macchinista - il 28 aprile durante un’azione contro i tedeschi riportava una ferita ad un ginocchio
CHIARELLO ENNIO - allievo macchinista - l’8 maggio in un’azione di rastrellamento presso le batterie contraeree del Chiodo contro un gruppo di tedeschi veniva ferito alla gamba destra da una bomba a mano.
Arrestati dai nazi-fascisti finora accertati:
SCARPA ANTONIO (due volte)
BASSO GIUSEPPE (una volta
COMITATO DI LIBERAZIONE FERROVIARIO
Già in atto per mezzo del Comitato di Agitazione, venne costituito nel maggio 1944, per iniziativa dei nostri compagni, il Comitato di Liberazione Ferroviario della Stazione di Treviso composto di quattro comunisti e un demo-cristiano. In accordo col Comitato di Agitazione, il Comitato di Liberazione continuò ed intensificò quel lavoro capillare di propaganda che contribuì a plasmare ed accentuare la lotta contro il nazi-fascismo. //
Il Comitato di Treviso può ascriversi l’onore di essere stato il primo fra i ferrovieri del Veneto ad iniziare la lotta organizzata contro l’invasore.
Varie circolari e manifestini a carattere direttivo ed invitanti a sabotare il lavoro ed i trasporti del tedesco, vennero emesse e diramate ai Ferrovieri del Veneto. Spiace non poter allegare tutte le copie di tali manifesti essendo molte andate disperse (vedere allegato B).
In seguito a nostra proposta, il Comitato Prov.le di Treviso stanziò una somma mensile a cominciare dal settembre 1944, per sovvenzionare i macchinisti che abbandonavano il servizio. La somma totale erogata dal C.L. Prov.le fino al mese di aprile fu di L. 249.000, che servì a sovvenzionare diciotto macchinisti, molti dei quali si unirono ai partigiani.
Anche questo mezzo contribuì alla propaganda per la causa, in quanto molti agenti, abbenché non venissero sovvenzionati, seppero che in caso di bisogno, sarebbero stati aiutati dal C.L. Prov. Infatti gran parte del personale seguì in servizio un sistema di ostruzionismo e di assenze saltuarie che procurò incagli e danni incalcolabili ai trasporti.
Intensa propaganda venne svolta fra i ferrovieri delle classi 1924-25 affinché non rispondessero alla chiamata alle armi. Solo pochissimi si presentarono; mentre la quasi totalità disertarono arruolandosi nelle formazioni partigiano o vivendo alla macchia.
Con la liberazione della città, il Comitato, ricostruito con elementi dei partiti Comunista, Socialista, d’Azione, Demo-cristiano e del Corpo dei Volontari della Libertà, iniziò immediatamente nella legalità le sue funzioni.
I primi provvedimenti di carattere generale furono:
1) Manifesto della Liberazione (vedere allegato C)
2) Immediato sollevamento di 107 agenti fascisti;
3) Sostituzione dei dirigenti indesiderabili;
4) Disposizioni per la riassunzione degli agenti remittenti alla leva e di coloro che hanno abbandonato il lavoro per la lotta contro il nazi-fascismo;
5) Costituzione di un Corpo di Polizia Ferroviaria;
6) Prova della linea Treviso-Venezia; //
7) Immediato ricupero del materiale ferroviario;
8) Utilizzazione del personale al riattivamento delle linee e degli impianti ferroviari
9) Istituzione di una Commissione preparatoria per l’epurazione;
10) Requisizione di tre automezzi impiegati al trasporto del materiale di ricupero ed al riattivamento degli impianti ferroviari.
11) Assegnazione straordinaria ai ferrovieri di un supplemento di generi alimentari nella misura di gr. 500 di riso, di gr. 2000 di zucchero, di gr. 2000 di pasta e di gr. 600 di sapone ad ogni agente in servizio.
SINDACATO FERROVIERI
Con provvedimento preso dal C.L. Ferroviario di Treviso, vennero nominati ancora nell’ottobre 1944, i tre segretari della Sezione di Treviso del S.F.I. nelle persone di:
BIDINOTTO VICO - macchinista - Partito Comunista
CUCCAGNA EGONE - controllore 1^ cl. - Partito Socialista
CARNIEL ANTONIO - Capo stazione II^ cl. - indipendente
Subito dopo la Liberazione venne diffuso un manifesto rivolto a tutti i ferrovieri della provincia (allegato D) e aperte le iscrizioni accolte con vivo entusiasmo dalla massa ferroviaria.
Fino ad oggi il numero delle domande presentate raggiungono il numero di 800 circa. Ultimate le iscrizioni si procederà alle regolari elezioni dei rappresentati di categoria. Si è provveduto pure alla nomina di un Segretario Sindacale nei centri di Castelfranco, Montebelluna, Conegliano, Vittorio V° e Motta di L.
Oltre ad aver dato corso sollecito a tutte le pratiche di carattere sindacale, venne provveduto alla riassunzione degli agenti che abbandonarono il servizio per non collaborare coi tedeschi ed all’accettazione delle domande di riamissione o revisione della pensione dei ferrovieri licenziati dal fascismo nel ‘22 e ’23.
Alla Direzione dell’ex Dopolavoro, ora Circolo Ferrovieri, venne nominato un Commissario nella persona del Capo Stazione di II^ cl. CARNIEL ANTONIO dal quale dipende pure la Mensa.
Dato che la precedente dell’ex Dopolavoro è stata sinistrata, si sta studiando la possibilità di dare una nuova sede al Circolo Ferrovieri, cosa questa di assoluta necessità al fine di esaudire le aspirazioni dei // ferrovieri.
Oltre ad altre provvidenze, è in progetto la costruzione di una cooperativa di generi alimentari e di verdura.
POLIZIA FERROVIARIA
Per iniziativa dei compagni SCARPA ANTONIO, GALIAZZO BRUNO, CUCAGNA EGONE e BACCHIN GIULIO ed altri Patrioti, il C.L.F. istituì nei giorni della Liberazione un corpo di Polizia Ferroviaria. La sua funzione è la sorveglianza degli impianti e del materiale esistenti nella stazione di Treviso e degli Scali.
Attualmente la formazione si compone di circa una sessantina di agenti armati, scelti fra i Patrioti ed altri elementi adatti, diretti da un Comandante e da un Vice-Comandante.
Parte di tali agenti si distinsero nell’occupazione della stazione ed in altre azioni, come pure nella cattura, oltre ad altri fascisti, del maggiore della Milizia Ferrov. Vuscovich (criminale ricercatissimo) scovato in un paese del Bergamasco e del milite Casarin (criminale).
VITA DI PARTITO
Quote e sottoscrizioni
Fin dall’inizio della costituzione delle cellule, si riscossero mensilmente le quote d’iscrizione che vennero versate alla Federazione. Non sempre le riscossioni furono regolari date le difficoltà del periodo clandestino.
Pel 1° maggio 1944 venne fatta una sottoscrizione pro-Partito. Il ricavato (non si ricorda l’importo) fu pure versato alla Federazione. Nel giugno 1944, per controbattere una sottoscrizione repubblichina “pro armi alla repubblica”, che ricavò la somma di L. 320.= fra i ferrovieri di Treviso, venne aperta una sottoscrizione “pro-armi ai Partigiani” che raggiunse la somma di L. 8000.= versata, pure questa, alla Federazione.
ORGANIZZAZIONE
Dopo l’insurrezione popolare che portò alla cacciata dei nazi-fascisti, la vita della Sezione ha potuto finalmente dilatarsi alla luce del sole. Costituita la Sede in Via S. Antonino 94 con l’aiuto della Federazione Prov.le, il nostro Comitato di Sezione si diede all’opera per lo svolgimento di una intensa propaganda. Vennero distribuiti ai ferrovieri 2000 volantini di propaganda (allegato E). //
Parecchi compagni si prodigarono per le iscrizioni che, a tutt’oggi hanno raggiunto il numero di 230 fra vecchi e nuovi compagni. L’afflusso vero e proprio delle domande s’inizia soltanto ora. Si ha ragione di ritenere che fra qualche mese si arriverà a 7-800 iscritti.
Sono frequenti le riunioni del Comitato e i contatti con la massa per mezzo dei Capi Gruppo in numero di 8 e dei Capi Cellula in numero di 17. In questi giorni sono state indette due conferenze; una tenuta dal vecchio compagno ferroviere PILLA con la partecipazione di circa 200 ferrovieri, l’altra del giovane compagno MARCHESI, figlio di un nostro ferroviere.
La sottoscrizione pro “Unità e Avanti” indetta in questi giorni, ha raggiunto la somma di L. 5326.=
TREVISO 10 giugno 1945                                IL SEGRETARIO DELLA SEZIONE
                                                                  Decima Angelo


IL COMITATO DELLA SEZIONE
Bidinotto Vico
Gasparini Angelo
Galiazzo Bruno
Marchesi Osvaldo
Bacchin Giulio
Tabacchi Massimo
Guaraldo Pio
Scarpa Antonio
Bagetto Mirto
Beraldo Radames

                           

ELENCO DEGLI ALLEGATI ALLA RELAZIONE
ALLEGATO A)
1) azioni svolte dai partigiani ferrovieri in unione colle brigate mobili del P.C.I.
2) Racconto del Compagno Bacchin Giulio
3) Racconto del compagno Bidinotto Vico
4) Racconto del Compagno Cossalter Mario
5) Racconto dei compagni Zambon Giuseppe e Zorzetto Carlo
6) Racconto del compagno Partel Enrico
7) Galiazzo Bruno (racconto)
ALLEGATO B) (Non si è potuto finora rintracciare la stampa del periodo clandestino)
ALLEGATO C)
1 Manifesto della liberazione
2 Comunicati Nr. 1 = 1bis = 2 = 3 =
ALLEGATO D)
1) Manifesto della Sezione di Treviso del Sindacato Ferrovieri Italiani
2) Relazione del segretario 8 agosto 1945
3) Discorso del segretario 30 settembre 1945
ALLEGATO E)
1) Manifesto ai Ferrovieri per l’adesione al partito
2) Elenco nominativo dei quadri
3) Cartella (faximile) contributo alla Brigata veneta Nino Nannetti
4) Relazione congresso di Bologna 15-17 luglio 1945
ALLEGATO F)
1) Churchill al popolo italiano 23 Dicembre 1940 trasmesso da Londra
2) Colloquio di Mr. Braine, Direttore commissione del lavoro Alleato, attachè  all’Ambasciata Britannica col nostro direttore Catani

Note

[1] «Dopo lo sciopero ferroviario del 1922, nonostante i dirigenti dello SFI Castrucci, Mosca e Giusti si fossero assunti la responsabilità dell’agitazione, partirono 125 provvedimenti di licenziamento per altrettanti organizzatori dello sciopero, cui fece seguito una repressione di massa: 155 mila provvedimenti di punizione e retrocessione, purghe, bastonature, minacce. Nel 1923 lo SFI [Sindacato Ferrovieri Italiani] rifiutò di sciogliersi nei sindacati fascisti, allora scattò la seconda fase repressiva: 43 mila ferrovieri che avevano partecipato agli scioperi vennero licenziati secondo la formula infamante di “scarso rendimento”, come prevedeva il famigerato decreto del Commissario Edoardo Torre. Tre anni dopo, il 4 novembre 1926, per “motivi di ordine pubblico” la Prefettura di Milano imponeva la sospensione della rivista IN MARCIA!». (Dal sito Socialismo Libertario, visitato il 14.4.2018)
[2] Con tutta evidenza Piero Dal Pozzo, che a Treviso era  l’anima del Partito Comunista clandestino.
[3] “Sapisti”: membri delle Squadre di Azione Patriottica. «A differenza dei Gap [Gruppi di Azione Patriottica], concepiti come braccio armato del partito e formati esclusivamente da comunisti, le Sap (Squadre di Azione Patriottica) nascono e si svilupperanno come milizia nazionale le cui file sono aperte a tutti coloro che, indipendentemente dalla loro fede politica, vogliono battersi armi alla mano non per l'avvento del comunismo, ma per la sconfitta del nazifascismo e per la creazione di una libera democrazia. Il Sappista è un elemento legale, lavora nel suo mestiere nella sua professione, agisce quando è chiamato. Egli si vede con i suoi compagni di nucleo discute con loro i problemi politici, studia l’azione da svolgere, cura i particolari della parte a lui assegnata, si esercita in attività preparatorie, si attrezza per la lotta finale.
A differenza del gappista, che ha abbandonato lavoro e famiglia, vive nella clandestinità più assoluta ed è impegnato in azioni di tipo terroristico, il sappista continua (salvo essere scoperto) la sua vita familiare e lavorativa e viene gradualmente addestrato alla lotta con una serie di azioni che vanno da quelle di minor rischio, come il lancio di manifestini, a quelle più complesse, come i disarmi o gli attacchi a piccoli posti di blocco». (Dal sito dell’ANPI di Lissone, visitato il 15.4.2018)
 [Torna a inizio parte 1]         [Vai su: Biografia A. D. - parte 2 - 3 - 4 - 5 - Note - Documento ritrovato]