lunedì 14 maggio 2018

Angelo Decima: opuscolo sui ferrovieri comunisti di Treviso nella Resistenza - Due allegati

[N.d.C.] I due allegati alla relazione dattiloscritta di Angelo Decima sulla Resistenza dei ferrovieri comunisti della stazione di Treviso (che non sono presenti nella relazione originale conservata all'Istituto Gramsci) vengono pubblicati nell'ordine seguito dall'autore nel fascicolo a me pervenuto.
Il primo allegato (indicizzato con la sigla F - 1) riporta l'appello radiotrasmesso da Churchill agli italiani il 23 dicembre 1940.
Lo storico Marco Maria Aterrano inserisce il messaggio di Churchill nel quadro dell'intenso lavorìo del Foreign Office per giungere a una pace separata fra Inghilterra e Italia: «Ripercorrendo l’altalenante storia dei rapporti anglo-italiani negli anni recenti e facendo appello all’amicizia di lungo corso tra i due popoli, il primo ministro tentava di scindere nettamente il popolo italiano dalle responsabilità del suo condottiero di modo da soffiare sulle braci di una rivolta che, dalle informazioni che gli pervenivano tramite il Foreign Office, sembrava pronta a mettere in ginocchio il regime.  Nelle altisonanti parole di Churchill le colpe della dissoluzione della relazione tra Londra e Roma venivano addossate interamente a Mussolini, indicato come unico responsabile dei tragici sviluppi mediterranei. […] Londra, spiegava il primo ministro, era soddisfatta della neutralità italiana e per mantenerla aveva assecondato con grande deferenza gli interessi italiani, facendo di tutto pur di prevenire lo scoppio della guerra, e concludeva, a testimonianza della sua buonafede, con la lettura del messaggio da lui indirizzato al Duce il 16 maggio 1940» [1].


CHURCILL AL POPOLO ITALIANO
Appello radiotrasmesso da Londra il 23 dicembre 1940
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       Oggi mi rivolgo al Popolo Italiano,
Vi parlo da Londra, cuore delle isole Britanniche, cuore della comunità Britannica e dell’Impero. Vi dico parole di quelle che i diplomatici chiamano parole viridiche e solenni.
Noi ci facciamo guerra: strana e terribile cosa. Prima di questi pochi ultimi, tristi anni, chi mai avrebbe potuto immaginare che i popoli inglese e italiano avrebbero tentato di distruggersi a vicenda? Siamo stati sempre amici, fummo per il Risorgimento italiano, partegiammo per Garibaldi, ammirammo Mazzini e Cavour. Quel grande movimento che mirava all’unità della Nazione Italiana e che ha illuminato il secolo decimonono, è stato appoggiato e acclamato dal Parlamento e dal popolo d’Inghilterra. I nostri padri e i nostri nonni desideravano ardentemente di vedere l’Italia liberata dal giogo austriaco; desideravano che le frontiere interne fossero spazzate via affinché il popolo italiano e la sua bella terra assumessero un posto onorato fra le grandi potenze del continente, divenissero insigni e valorosi partecipi della famiglia europea e della cristianità.
Fino ad oggi mai siamo stati vostri nemici. Eravamo camerati nell’ultima guerra contro la barbarie degli Unni. Per altri 15 anni siamo stati amici, malgrado la divergenza fra le nostre istituzioni e quelle che adottaste dopo la guerra, le quali, a nostro ardire [dire], si scostavano dai principi fondamentali dell’unità italiana, noi marciavamo insieme in pace ed in buoni rapporti. Molte migliaia di italiani vivevano in Inghilterra, molte migliaia di inglesi vivevano in Italia. C’era fra noi simpatia, stavamo bene insieme. Ci scambiavamo cortesie, amicizia, stima.
E ora facciamo la guerra; e ora siamo forzati a cercare la reciproca rovina. I vostri aviatori hanno tentato di far cadere le loro bombe su Londra; i nostri eserciti riducono il vostro impero africano in brandelli, e continueranno. Questo non è che il principio di una fosca storia.
Chi potrà dire dove finirà? Fra poco dovremo giungere ancor più alle strette. Come mai è successo tutto questo? A che scopo?

Il celebre passaggio dell'appello di Churchill agli italiani radiotrasmesso da Londra 
il 23 dicembre 1940: «È tutta colpa di un uomo. Un uomo, un uomo solo ha schierato 
il popolo italiano in [una] lotta mortale contro l’Impero Britannico... ».

Italiani, vi voglio dire la verità. E’ tutta colpa di un uomo. Un uomo, un uomo solo ha schierati il popolo italiano in lotta mortale contro l’Impero Britannico, ha tolto all’Italia la simpatia e l’amicizia degli Stati Uniti d’America. Non nego ch’egli sia un grand’uomo, ma che dopo diciotto anni di poteri senza controllo abbia condotto la vostra Nazione all’orlo tremendo del precipizio, questo nessuno può negare. E’ un uomo, un uomo solo il quale contro la Corona e la Famiglia Reale Italiana, contro il Papa, contro l’Autorità del Vaticano e della Chiesa di Roma, contro la volontà del Popolo Italiano che non voleva questa guerra, ha allineato gli eredi e depositari dell’antica Roma dalla parte della feroce barbarie dei pagani.
Questa è la tragedia della storia italiana, e questo è il criminale che perpetrò tanta follia e tanta vergogna.
Come se ne scagiona? Naturalmente egli ricorda il dissenso delle sanzioni e dell’Abissinia.
Ricordiamolo insieme: insieme, Italia ed Inghilterra, dopo la guerra scorsa, avevano firmato il patto della Società delle Nazioni, il quale proibiva a tutte le parti contraenti di farsi guerra e imponeva a tutti i firmatari di andare in aiuto di qualunque membro che venisse attaccato da un altro. Dopo di allora, l’Abissinia venne a bussare alla porta e chiese di essere ammessa alla Lega. Noi inglesi eravamo contrari. Noi dubitavamo che il grado di sviluppo raggiunto dagli abissini giustificasse la loro partecipazione ad un patto tanto solenne. Ma proprio Mussolini insistette perché l’Abissinia divenisse un membro della Lega, e pertanto egli s’impegnò = e impegnò noi e voi = al rispetto dei diritti loro accordati dal patto. In tal modo nacque il dissenso, nacque e si sviluppò da questi fatti e così, malgrado non ci sia stato spargimento di sangue fra noi e voi la nostra antica amicizia fu diminuita.
Ma quali sono poi le proporzioni di questo dissenso abissino? di questo dissenso nato dal patto della Società delle Nazioni nel quale voi e noi avevamo impegnato la parola? che cosa è mai esso di fronte alla lotta mortale  nella quale Italia e Inghilterra si trovano avvinte? Io vi dichiaro e desidero che le mie parole abbiano tutto il loro peso = che niente vi è stato, nel corso di quel dissenso abissino, che possa spiegare o giustificare in maniera alcuna la lotta mortale che oggi è scoppiata fra noi due. Quindi ricominciò la grande guerra fra le democrazie britannica e francese da una parte, e dall’altra il militarismo prussiano o egemonia nazista che dir si voglia. Che bisogno aveva l’Italia di intervenire? Che bisogno aveva di colpire la Francia prostrata? Che bisogno aveva di invadere l’Egitto, il quale era sotto la dominazione Britannica? A noi bastava la neutralità italiana; durante i primi otto mesi di guerra, trattammo gli interessi italiani con grande rispetto. Ma ciò venne qualificato paura. Ci dissero che eravamo rammolliti, stanchi, che eravamo un popolo di vecchi chiaccheroni, ridotti a rimasticare i superati luoghi comuni del liberalismo del secolo decimonono.
Ma non era paura, non era debolezza.
La Repubblica Francese è per il momento stordita. Ma la Francia risorgerà, la Nazione Britannica, la Comunità mondiale delle Nazioni Britanniche e addirittura tutti i popoli di lingua inglese oggi sono in piedi. Essi si sono messi a marciare, alcuni hanno appena cominciato a muoversi, e già tutte le forze del progresso moderno e della civiltà sono schierate dietro di loro.
Perché vi siete posti, voi che eravate nostri amici, voi che potreste essere nostri fratelli attraverso il cammino di questa valanga, che appena adesso si distacca dalla sua base, che precipita avanti, lungo la strada del suo destino?
Perché dopo tutto questo vi hanno spinto ad aggredire e ad invadere la Grecia? Io vi domando il perché…..ma anche voi vi domandate il perché; voi non siete mai stati consultati in proposito. Il popolo italiano non è mai stato consultato, l’esercito italiano non è mai stato consultato. Nessuno è stato mai consultato. Un uomo, un uomo solo ha dato l’ordine ai soldati italiani di devastare il campo del vicino. E’  giunta l’ora ormai che la Monarchia e il Popolo Italiano, che custodiscono il centro sacro della Cristianità, possano far udire la loro voce a proposito di questi problemi paurosi. Tocca all’Esercito Italiano il quale ha combattuto tanto valorosamente, e tanto spesso nel passato, ma che oggi visibilmente ha il suo compito a cuore di assumere quella responsabilità per la vita e l’avvenire dell’Italia.
Posso dirvi soltanto che io Churchill, ho fatto del mio meglio per impedire questa guerra fra l’Italia e l’Impero Britannico, e per darvene la prova vi comunico il messaggio che mandai a Mussolini nei giorni fatali che precedettero la guerra. [Risaliamo] al 16 maggio di quest’anno; il fronte francese era stato rotto, l’esercito francese non era ancora disfatto, la grande battaglia di Francia infuriava ancora. Ecco il messaggio che io mandai a Mussolini:
«Ora che ho assunto l’ufficio di primo Ministro della difesa io ripenso ai nostri incontri di Roma, e sento il desiderio di indirizzare parole di comprensione a voi, quale Capo della Nazione Italiana, attraverso quello che sembra un abisso che si sta rapidamente allargando. E’ forse troppo tardi per impedire che un fiume di sangue scorra fra i popoli di Gran Bretagna ed Italia? Dubbio non v’è che l’un e l’altro possiamo infliggerci tremende ferite e tormentarci crudelmente, e oscurare il mare mediterraneo col nostro conflitto. Se voi così decidete, così sia. Ma io vi dichiaro di non essere mai stato nemico della grandezza = nemmeno in fondo al mio cuore = sono mai stato nemico del legislatore italiano. E’ ozioso predire quale debba essere d’esito delle grandi battaglie che oggi infuriano in Europa = ma io sono certo che = qualunque cosa sia per accadere sul Continente, la Gran Bretagna tirerà diritto fino in fondo, sia pure sola, così come abbiamo fatto in altri tempi. Sono inoltre abbastanza convinto che noi saremo aiutati in misura crescente dagli Stati Uniti anzi due Americhe.
Vi prego credere che non è debolezza o paura, quella che mi spinge ad indirizzarvi il presente appello, appello che resterà nella storia. Sopra tutte le altre invocazioni, ci giunge dai secoli scorsi quella che i coeredi della civiltà latina e cristiana non si schierino l’uno contro l’altro in una lotta mortale. Ascoltatela, vi raccomando, con onore e rispetto, prima che il tremendo segnale sia dato. Esso non verrà mai dato da noi».
Ecco la risposta che ho ricevuto il 18 maggio:
«In risposta al messaggio da voi trasmessomi, vi comunico che sarete certamente al corrente delle gravi ragioni, di carattere storico e contingente, le quali hanno schierato le nostre nazioni in campi opposti. Senza riandare molto indietro nel tempo, vi ricordo l’iniziativa che il vostro governo prese nel 1935, organizzando a Ginevra le sanzioni contro l’Italia, la quale attendeva ad assicurarsi un piccolo posto al sole africano, senza causare il minimo danno ai vostri interessi e territori, né a quelli degli altri. Vi ricordo anche lo stato di autentica ed effettiva servitù, in cui l’Italia si trova nel suo stesso mare. Se il Vostro governo ha dichiarato guerra alla Germania per fare onore alla sua firma, voi comprenderete come il medesimo senso di onore e di rispetto per gli impegni assunti guidi la politica italiana di oggi e di domani di fronte a qualsiasi evento».

Questa fu la risposta. Non faccio commenti.
E’ una risposta fosca e parla da sé. Ciascuno può vedere chi voleva la pace, e chi intendeva ci fosse la guerra. Un uomo, un uomo solo, aveva deciso di gettare l’Italia nel turbine della guerra dopo tanti anni di fatica e di sforzi. Qual’ è la posizione italiana al giorno d’oggi? Dove mai il Duce ha condotto un popolo che si fidava di lui dopo 18 anni di poteri dittatoriali? Quale terribile scelta si presenta davanti a questo popolo: o affrontare i colpi dell’intero Impero Britannico sul mare, nell’aria e in Africa, e il vigoroso contrattacco della nazione Greca, oppure, dall’altra parte, chiamare l’aiuto di Attila sul Brennero, con le sue orde di soldataglia famelica e le sue bande di poliziotti della Gestapo, ad occupare, ad avvelire….proteggere il popolo italiano, verso il quale tanto lui quanto i suoi seguaci nazisti coltivano il disprezzo più offensivo e più dichiarato che mai sia esistito fra due razze.
Ecco dove un uomo, un uomo solo, vi ha ridotto. E qui io lascio la storia incompiuta, fino a che venga il giorno = ed il giorno verrà = in cui la Nazione Italiana ancora una volta riprenderà a forgiare i propri destini da se medesima.

Nota

[1]  Marco Maria Aterrano, Mediterranean-First?, La pianificazione strategica anglo-americana e le origini dell’occupazione alleata in Italia, 1939-1943, FedOA – Federico II University Press, 2017,  pp. 63-64. (Consultato su Google libri l’8 maggio 2018).






Secondo allegato (F-2)


Mr. BRAINE = Direttore Commissione del lavoro Alleato, attachè all’Ambasciata di S.M. Britannica.
Colloquio del 9 maggio 1945 col nostro Direttore Sig. Catani. [1]
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Il Sig. Braine, proveniente da Roma e Bologna, diretto a Milano, Torino, Genova, Roma, quale incaricato di una inchiesta sulle condizioni economiche e del lavoro nelle Provincie dell’alta Italia, mi consegna gentilmente un piego con corrispondenza da Roma.
Ci intratteniamo lungamente in due riprese circa i vari aspetti della situazione nella Venezia Euganea, nonché su argomenti di carattere generale. Gli fornisco fra l’altro alcuni dati circa i salari e gli stipendi base percepiti attualmente dalle varie categorie di lavoratori dell’industria e delle Banche nella Provincia di Venezia. Li confronta con alcuni elementi in suo possesso: ne risulta che le mercedi nelle varie Provincie dell’Italia centro-meridionale ed insulare (Roma,Taranto, Chieti e Catania) sono attualmente all’incirca il doppio di quelle stabilite per le Provincie del Nord (paga giornaliera per operai specializzati dalle 250 alle 300 lire giornaliere contro L. 120/140 per il Nord. Stipendio mensile per impiegati di concetto 9.000 lire circa contro 5.000 circa; ecc.)
Afferma che in questi momenti alle Provincie centro-meridionali si nota richiesta di mano d’opera, specie operaia, avendo le varie organizzazioni militari assorbito molti lavoratori manuali per occorrenze varie.
Anche i prezzi per le principali voci (vitto, abbigliamento,materiale automobilistico, manufatti in genere, ecc.) risultano nel Nord Italia, nel complesso, inferiori del 50% circa in confronto alle voci similari per le Provincie del Sud.
Vengo richiesto di esprimere liberamente il mio pensiero circa le soluzioni da adottare, nonché sulla situazione generale, anche sotto l’aspetto politico.
Cat.[Catani] = Per poter rispondere occorrerebbe disporre di elementi circa le giacenze di merci, disponibilità di mezzi di trasporto, entità e durata delle spese di occupazione con conseguente emissione di Amlire, forniture di materie prime per la ripresa, entrate e spese effettive dello Stato, ecc. Comunque per quanto riguarda la situazione particolare del mercato del lavoro nella Venezia Euganea, le dirò che il progressivo rallentamento delle principali attività industriali (a seguito di danni per bombardamenti, esaurimento delle scorte di materie prime, difficoltà nelle comunicazioni, rapine da parte dei Germanici, ecc.) la maggior parte delle industrie, pur svolgendo attualmente una ridottissima attività, continua a mantenere in servizio ed a pagare = in gran parte a fondo perduto = almeno il 60% delle maestranze, specie se appartenenti alle categorie specializzate. Ciò in previsione di una più o meno prossima ripresa ed anche per prevenire moti sociali. In queste condizioni aumentare le mercedi senza preoccuparsi nello stesso tempo di aiutare una ripresa delle varie attività, sarebbe grave errore, con conseguenze anche serie. //
D’altra parte, nel Veneto, una buona percentuale di lavoratori, specie nelle categorie non specializzate, è interessata all’agricoltura, nel senso che direttamente oppure a tramite familiari e parenti fa spesso capo a fattorie agricole, aiutando nel lavoro dei campi e ritraendone apprezzabili benefici specie nel settore alimentare.
Occorrerà pertanto cercare con tutti i mezzi di far funzionare, almeno per un certo tempo, la progettata linea di demarcazione economica fra Nord e Sud, così da effettuare gradualmente il travaso ed evitare sbandamenti e ulteriore spinta all’inflazione, speculazioni, ecc.
Il mercato del lavoro in Italia va riesaminato nel suo complesso fra qualche mese, quando saranno cioè – fra l’altro – rientrati nella vita civile i numerosi prigionieri ed internati (1.500.000?) nonché le diverse decine di migliaia di patriotti in via di smobilitazione.
Mr.Braine = Sono perfettamente del vostro avviso, ma ritengo che qualche aumento di mercedi si renderà indispensabile nelle Provincie del Nord.
Faremo del nostro meglio affinchè la progettata linea di demarcazione abbia a funzionare al massimo anche sul terreno pratico, impedendo in un primo tempo specialmente tutti gli scambi di merci e valori non autorizzati, senza tuttavia giungere a differenziazioni o restrizioni tra le circolazioni
5 AM lire emesse nel 1943. (eBay, 7.8.2018)
monetarie del Nord e del Sud.
Circa l’emissione di Amlire, noi inglesi non vogliamo rimanere in Italia un minuto di più del tempo strettamente necessario. Stà a voi Italiani di darci la sensazione che siete maturi per governarVi da soli e mettere così fine ad una situazione che comporta “tra l’altro” pesi non indifferenti per l’economia Italiana.
Comunque ritengo che tra non molte settimane anche le provincie del Nord debbano passare sotto l’amministrazione civile italiana, con conseguenti sensibili sgravi e maggiore libertà di movimento specie per quanto riguarda il trasporto delle persone e delle cose.
Secondo voi esistono attualmente nell’Alta Italia uomini capaci di prendere la direzione del paese? Fin’ora l’esperienza fatta nelle provincie centro-meridionali è piuttosto negativa. Ad esempio a Roma si stampano fra l’altro 27 giornali, la maggior parte quotidiani: chiacchere molte, pochi fatti. Anche uomini, così detti di primo piano, si mantengono in una posizione di attesa ed attendono quello che gli alleati forse non daranno mai.
Cat. = Permettetemi, Mr. Braine, di parlarVi francamente e di estendere un pò i limiti di questa nostra conversazione: ripresa, prezzi, salari, devono considerarsi differenti aspetti di uno stesso problema. Le soluzioni si chiamano: emigrazione, deflazione, assestamento del bilancio dello Stato, materie prime per la ricostruzione e la ripresa. Gli uomini contano molto, ma, al punto in cui siamo, le difficoltà da superare sono tali e tante che senza l’aiuto degli anglo-americani, molte cose dovranno venire rimandate “sine die”. In Alta Italia esistono effettivamente uomini di primo ordine, tenaci costruttori. Hanno progressivamente portato queste provincie ad un livello tale di produzione agricola e industriale da non temere confronti. Molti questi uomini sono piuttosto restii ad occuparsi di politica, attività quest’ultima ritenuta fino a ieri in Italia scarsamente costruttiva. Occorrerà facilitare l’entrata di questi ultimi nella vita pubblica e cercare di mantenere con ogni mezzo l’unione //
fra i noti cinque partiti, nel seno del Comitato di Liberazione.
Fortunatamente abbiamo salvato la maggior parte degli impianti idro-elettrici. Ma chi ci fornirà mensilmente il milione di tonnellate di carbone indispensabili per la ripresa, chi il ferro, il legname da costruzione, il petrolio e la nafta per i trasporti o l’agricoltura? Chi ci darà i crediti bancari necessari per la ripresa dei nostri scambi con l’estero?
Ad esempio, fra l’altro, non potreste frattanto fornirci lana grezza ed altre fibre da tessere, con riserva di riesportare la quasi totalità dei prodotti finiti, così da rimettere nel più breve tempo in efficienza gli importanti impianti tessili dell’Italia settentrionale? Gli importanti impianti della S.A.V.A. a Marghera per la produzione dell’allumina? (ancora in notevole efficienza malgrado le offese aeree) abbisognano soltanto della bauxite per produrre mensilmente anche 10.000 ton. di allumina.
Come pretendere di regolare il mercato del lavoro, senza avviare ad una soluzione questi problemi? Come pretendere di regolare i prezzi senza fermare l’emissione di carta moneta?
Noi potremmo, sia pure gradualmente, tentare di saldare i [conti] per le materie prime forniteci con esportazione di mano d’opera, nonché con l’esportazione dei noti prodotti fondamentali agricoli ed alimentari collegati con la nostra economia.
Mr. Braine = Per quanto non di mia particolare competenza, le dirò che la questione delle materie prime è stata presa seriamente in esame però vi metto subito in guardia dalle facili illusioni. La cifra di 1 milione di tonn. mensili da voi indicate di carbone, corrisponde effettivamente ai dati in mio possesso (mi mostra un taccuino con le seguenti cifre: tonn. 1.000.000, ton 25.000, ton 35.000). Mi chiarisce che le fonti di provenienza del carbone destinato all’Italia (Slesia, Ruhr, Polonia) risultano completamente disorganizzate dalla guerra e ritiene che dovrà passare un lungo periodo prima di potervi attingere. Del carbone inglese non è il caso di parlare, data la situazione difficile locale e dei trasporti. In Sardegna il carbone serve ai bisogni locali ed in parte viene fornito alle provincie centro-meridionali. Avete discrete ligniti in Toscana. Siamo lontanissimi dal milione di tonnellate mensili. Comunque gli anglo-americani si sono impegnati di fornire 25.000 tonn. mensili, elevabili progressivamente a 35.000.
Anche qui però è bene chiarire le idee: noi non forniremo, in genere, materie prime fino a quando non avremo la certezza che saranno impiegate bene. Accennerò sull’argomento ad un caso edificante: alcuni mesi or sono era stato accertato che in una località dell’Italia centrale occorreva una certa quantità di cemento per rimettere in efficienza un modesto impianto idroelettrico. L’Amministrazione Militare si privò malvolentieri e con sacrificio di questo prezioso materiale. Siamo venuti a conoscenza che l’impianto idroelettrico è tutt’ora da riparare, mentre il cemento è stato utilizzato per altri scopi (sembra per riparare le abitazioni dei dirigenti la Società). In Inghilterra queste cose non avvengono. Si sono verificati casi di persone che hanno posto a disposizione il materiale di demolizione della propria casa colpita da bombardamenti pur di facilitare il ripristino di installazioni collegate collo sforzo bellico della  // Nazione. Altro esempio: tutti sono convinti che l’industria pesante ha fatto il suo tempo in Italia, ma nessuno ha il coraggio di smobilitare seriamente questo settore. Noi non forniremo assolutamente materie prime per la vostra industria pesante.
Scusi tanto, ma se qualcuno viene a domandarle facilitazioni in banca, la prima cosa che lei accerterà è che si tratti di persona che dimostri con i fatti la migliore buona volontà di voler mantenere gli impegni che vuole assumere. Noi non possiamo fare i poliziotti, né stabilire complicati controlli, che poi in pratica servirebbero poco o nulla. La Francia stà dando un ottimo esempio: nulla o quasi ci domanda e cerca di sfruttare al massimo le residue risorse. Anzi a questo proposito la autorizzo di dire ai suoi amici industriali, ecc. (in questo momento non faccio una dichiarazione ufficiale, ma sono sicuro di interpretare il pensiero del mio ambasciatore) che cerchino di cavarsi d’impaccio da soli. Il nostro aiuto sarà in proporzione diretta dell’impressione di serietà e maturità che sapranno fornirci.
Per quanto riguarda la circolazione monetaria ed il bilancio statale sono a conoscenza che misure speciali, anche di ordine fiscale, sono in atto da parte del Ministero Soleri, il quale controllerebbe abbastanza bene la situazione.
Ripeto che noi vogliamo lasciare al più presto l’Italia eppertanto anche le spese di occupazione sono destinate a ridursi progressivamente.
Cat. = Mi dispiace di trovarla così pessimista circa l’attuale situazione in Italia. Nessun ragionevole confronto è possibile con la Francia, che ha risorse infinitamente superiori alle nostre. Sono certo tuttavia che dal suo soggiorno in Italia Settr. trarrà elementi positivi per guardare con maggiore fiducia al ns. paese. Comunque gli italiani sapranno all’occorrenza trarsi d’impaccio anche da soli.
Durante i recenti 18 mesi di durissima diretta dominazione tedesca, le masse del Nord Italia, fra tante calamità, hanno inteso risvegliarsi sopiti sentimenti di libertà e di indipendenza. Il senso della responsabilità collettiva – generalmente poco sentito in Italia – si è agitato in molte coscienze come problema fondamentale e ha portato ad estesi esempi di sacrificio e di solidarietà. Tutto questo dovrebbe dare buoni frutti e cementare la unità della nazione.
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Ci lasciamo con l’intesa di rivederci presto a Venezia.
Il colloquio si è svolto in lingua inglese, senza interprete. Il Sig. Braine conosce anche un po’ d’italiano.

Nota

[1] Mr. Braine e Catani sono definiti  in una successiva ristampa del dattiloscritto, curata a fine anni '80 da Angelo Decima rispettivamente come "Direttore Commissione Alleata del Lavoro" e "Direttore Veneto del Sindacato Ferrovieri".
Sui protagonisti di questo illuminante colloquio non sono riuscito a trovare altre notizie.

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