lunedì 14 maggio 2018

La Resistenza dei ferrovieri comunisti di Treviso, 2 - Azioni partigiane e testimonianze

AZIONI SVOLTE DAI PARTIGIANI FERROVIERI IN UNIONE
CON LE BRIGATE MOBILI DEL P.C.I.
Composizioni della Compagnia 220 uomini – Squadra ferrov. 15 uomini

NELL’AMBITO FERROVIARIO
8 settembre-20 novembre 1943 = Organizzato un servizio d’evasione dei prigionieri italiani in viaggio per i campi di concentramento in Germania.
18 settembre 1943 = Ricupero armi e loro invio ai gruppi di Patrioti di montagna.
30 settembre 1943 Ricupero scarpe-vestiario ed armi inviate ai gruppi in montagna. Sabotaggio treni e binari per ostacolare i convogli di prigionieri Italiani diretti in Germania.
Novembre 1943 = Interruzione linea Treviso-Venezia all’altezza di S. Lazzaro provocata da mina. Interruzione linea Treviso-Portogruaro presso il Melma provocata da mina.


Le prime azioni dei partigiani ferrovieri comunisti di Treviso nel 1943.
(Allegato A, Relazione Angelo Decima 10 giugno 1945 - inizio)


Maggio 1944 = Interruzione linea Treviso-Venezia all’altezza di S.Trovaso provocata da mina.
Luglio 1944 = Interruzione linea Conegliano-Sacile, provocata da mina, con deragliamento di alcuni vagoni causando un ritardo di 10 ore.
Luglio 1944 = Interruzione linea presso Lancenigo provocata da mina. Deragliata locomotiva causando un ritardo di diverse ore.
Agosto 1944 = Deragliato a mezzo mina, locomotiva e diversi vagoni tra Oderzo e Motta provocando un ritardo di 12 ore.


FUORI DALL’AMBITO FERROVIARIO
22 luglio 1944 = Affondamento di 6 burchi carichi di materiale bellico fra Casier e Casale sul Sile.
3 agosto 1944 = Affondamento di 3 burchi presso le Porte Grande cariche di ghiaia destinate a Venezia per costruzione fortini.
25 agosto 1944 = Interruzione proseguimento convoglio burchi diretto a Cavanella Po, provocato dall’affondamento di tre burchi.
30 agosto [1944] = Altro convoglio fermato per affondamento rimorchiatore con 6 moto cisterne.
5-6 settembre 1944 = Affondamento di 3 gabarre tra Contarina e Taglio di Po. //             
9 settembre 1944 = Interruzione proseguimento convoglio munizioni diretto a Porto Garibaldi tra Grado e Caorle per affondamento rimorchiatore e 4 burchi.
12 settembre 1944 = Resi inservibili 4 burchi nel canale di Valle (Porte Grande).
13 novembre 1944 (circa) = Affondati burchi n°6 a Chioggia e bombardamento di altri due a mezzo caccia-bombardieri avvisati tempestivamente.
20 settembre 1944 = Affondato un burchio a Casale sul Sile carico di cemento diretto al lido di Venezia.
23 settembre 1944 = Affondamento due velieri e 4 chiatte di materiale vario destinato a Jesolo, Tre Porti Cavallino per costruzione fortini.
28 settembre 1944 = Presso Canal Bianco (Adria) affondamento di due burchi e due buccintori destinati a trasportare materiale per costruzione fortini sul Po.
30 settembre 1944 = Interrotto traffico per affondamento di due burchi di un convoglio diretto in Pontelagoscuro.
4 ottobre 1944 = Tra Cavarzere e Pontelongo (fiume Garzone) [Gorzone] affondato 2 chiatte e un burchio.
10 ottobre 1944 = A Venezia, affondamento 4 chiatte cariche cemento e ferro destinate al lido di Jesolo per fortificazioni


Partigiani di Treviso 1944. Affondamento naviglio navigazione interna: burci,
gabarre, rimorchiatori, motocisterne a Casier, Casale sul Sile, Portegrandi,
Venezia, Fusina, Mira, Cavanella Po, Contarina, Taglio di Po.
(Relazione Angelo Decima, 10 giugno 1945, Allegato A)



ATTIVITA’ SUCCESSIVE = Affondamento di altri burchi = Danneggiamento linee ferroviarie = Distruzione fosse anticarro e trinceramenti = Provveduto ai compagni partigiani cartellini di lavoro e carte d’identità = Informazioni sulle attività dei Briganti neri e delle SS tedesche.
IL MORO (Scarpa Antonio)
Il MORO venne arrestato dai Briganti neri una prima volta il 15/8/944 sotto l’imputazione di furto di formaggio. Rilasciato il 15/12/944.
Una seconda volta il 7/2/945 dalle SS tedesche e rilasciato il 23/3/45. //
Il Compagno Capo-treno BACCHIN GIULIO, attivo propagandista del Comitato di Agitazione dei Ferrovieri, organizzatore dei Sap Ferroviari, racconta:
[occupazione stazione di Treviso, aprile 1945]

Il capotreno Giulio Bacchin
in lista col PCI alle prime elezioni
amministrative dopo
la Liberazione, che a Treviso si
svolsero il 31.3.1946.
(Il Lavoratore, organo del PCI )
Alle ore 12 del 27 aprile 1945 giunse nella mia abitazione di Campocroce il compagno CUCCAGNE EGONE che mi portò l’ordine di preparare le armi. Mi portai subito a Treviso ove radunai la squadra e, unitamente al compagno BRAGGION, ci portammo alla Scuola Commerciale per ritirare le armi.
Verso le ore 19 ci prodigammo a caricare su un carro, assieme ai compagni BRAGGION = BURO = MARCHETTO = MASSARIOL = BINI ed altri di cui non ho presente il nome, 100 fucili, varie casse di bombe a mano, caricatori e delle casse di medicinali. Compiuto il carico ci dirigemmo a S. Antonino dove era stato stabilito di depositare le armi. Vicino alla stazione ferroviaria fummo fermati da una sessantina di militari tedeschi che ci perquisirono.
Il carro carico del prezioso materiale passò inosservato e così noi, pur essendo carichi di bombe fino alla cintola, riuscimmo a farla franca, grazie ad uno stratagemma. I tedeschi ci domandarono che cosa si avesse nelle tasche. Qualcuno prontamente mostrò del pane e così passammo. A due nostri compagni, MASSARIOL e BINI, non riuscì e dovettero seguirli. All’Eden però, in seguito alla confusione che si formò, poterono fortunosamente fuggire.
L’indomani 28 aprile, vennero distribuite le armi e le munizioni e la Squadra unitasi alla Compagnia Comandata da IL MORO (Scarpa Antonio) iniziò le operazioni che condussero all’occupazione della Stazione. //


Il compagno Macchinista BIDINOTTO VICO, attivo propagandista, racconta:
[locomotiva lanciata contro un treno, su binario morto]
Il giorno 19 agosto 1944, conducendo il treno 5941, fui fermato da una squadra di partigiani all’altezza di Rustignè (linea Portogruaro-Treviso). Il treno fu quindi fatto avanzare lentamente sopra una mina che però non esplose. Portai allora il convoglio in un binario morto ove venne staccata la locomotiva per portarla a una distanza di circa 1000 m., indi venne lanciata a grande velocità contro il treno.
Ne conseguì un tremendo urto che portò alla distruzione di circa 300 metri di massicciata, di pali telegrafici, di 5 carri ferroviari e della locomotiva.
La linea rimase interrotta per tre giorni. //
Il compagno, a. macchinista, COSSALTER MARIO, racconta:
[locomotiva resa inutilizzabile, poi partigiano alla macchia con sovvenzione economica del CLN]
Il giorno 21/8/944 effettuavo, in qualità di macchinista, il treno 5 940 da Treviso a Portogruaro. Giunto in prossimità della stazione di Pramaggiore, il treno veniva mitragliato da aerei inglesi. La locomotiva riportò gravi avarie ai cilindri ed in altre parti che non potè più muoversi.
Nel frattempo giungeva una squadra di partigiani al comando del compagno ex ferroviere FAVARETTO GIUSEPPE da me conosciuto. Fatto allontanare il fuochista e il personale di scorta, ci mettemmo d’accordo per completare il lavoro iniziato dagli aerei. Con l’aiuto dei partigiani, provvedei alla bruciatura del forno ed altri danneggiamenti alla locomotiva in modo di renderla completamente inutilizzabile.
Avendo già da tempo progettato di disertare il lavoro non volendo rendermi responsabile di cooperare con l’invasore e il fascista che portavano alla rovina la nostra Patria, colsi questa occasione per abbandonare definitivamente il servizio.
D’accordo con i partigiani mi finsi loro prigioniero di fronte al personale di scorta al treno che venne radunato dal Comandante e quindi fatto rientrare a Treviso incaricando il Capo Treno BIONDO di relazionare che il macchinista rimaneva prigioniero dei partigiani.
Ciò era stato combinato da me per evitare rappresaglie alla mia famiglia da parte degli sgherri nazi-fascisti.
Da quel giorno vissi alla macchia rimanendo in contatto col Comitato di Liberazione Ferroviario di Treviso dal quale ricevetti mensilmente una sovvenzione di L. 2300-- . //
IL NOSTRO GIOVANE COMPAGNO Macch. ZAMBON GIUSEPPE, unitamente al compagno fuochista ZORZETTO CARLO – attivi propagandisti, raccontano:
[vari sabotaggi e distruzione di una locomotiva a Cittadella]
Nel mese di ottobre 1944, assieme al compagno fuochista ZORZETTO CARLO, decidemmo di non abbandonare il servizio e ciò per poter svolgere una più intensa propaganda fra i ferrovieri contro il nazi-fascismo e contribuire attivamente al sabotaggio. In ogni viaggio che si faceva si trovava sempre il modo di distruggere o di asportare le parti vitali di alcuni carri merci, di guastare la locomotiva fino a richiedere il più delle volte, la macchina di riserva per continuare il viaggio.
Riuscimmo a mettersi d’accordo con vari macchinisti Polacchi del servizio ferroviario tedesco e lavorammo in questo modo per molto tempo. Qualcuno di questi fu scoperto e per punizione venne inviato al fronte dall’Ispettore germanico che venne pure a conoscenza della nostra attività sabotatrice.
Dal 18 dicembre 1944 effettuai temporaneamente un treno giornaliero per Cittadella e ritorno. Colà trovai una sera un vecchio compagno che operava in quella zona e col compagno ZORZETTO ci mettemmo d’accordo per compiere un buon colpo. La sera dopo, per partire da Cittadella dopo il coprifuoco, feci procurare al treno un ritardo di 72 minuti. Partito il treno da Cittadella e arrivato al punto ed al segnale convenuto arrestai il convoglio. Il gruppo di Partigiani che attendeva provvedè subito, dietro i miei consigli e senza farmi notare dal personale di scorta alla distruzione della locomotiva. Quindi i patrioti interromperono in più punti la linea ferroviaria
L’azione diede non pochi incagli ai trasporti del tedesco. //

Il compagno PARTEL ENRICO RACCONTA:
[assistenza e liberazione soldati italiani catturati dai tedeschi e in transito alla stazione di Treviso diretti in Germania]
Tristi giorni quelli del Settembre 1943! Al solo pensiero un nodo di pianto mi sale alla gola! Io ero in servizio, quale operaio, nel deposito delle Locomotive di Treviso, presso i binari di corsa dove transitavano i convogli che trasportavano i nostri fratelli internati in Germania. Erano lunghi, interminabili i treni composti di carri bestiame, entro i quali i nostri soldati, in piedi, schiacciati l’uno contro l’altro, aggrappati alle feritoie dei finestrini guardavano fuori con lo sguardo vuoto e smarrito, sembravano chiedere il perché di quelle loro tribolazioni! Poveri fratelli nostri, traditi e venduti, povera carne umana rinchiusa, asserragliata, avvilita, depressa, senz’aria, senz’acqua, senza cibo, senza speranza in ritornare e rivedere i loro cari!
Noi operai del deposito all’arrivo dei convogli si accorreva con calzoni, giacche, tute, e berretti unti; con lame di seghetti, scalpelli o ferri che avrebbero servito per rompere, staccare le griglie dei finestrini o fare un buco nel pavimento per scappare al momento opportuno. Chi porgeva loro l’acqua per bere, chi raccoglieva i biglietti dei prigionieri, brevi messaggi che racchiudevano un saluto, un singhiozzo represso, un bacio per la madre e per il tenero bimbo che forse non avrebbero più riveduto. Altri i più rischiosi aspettavano il momento opportuno, eludendo la vigilanza degli sgherri armati, alzavano il gancio oppure aprivano le porte del carro per farli scappare.
Un episodio di questa tragedia nostra mi rimane impresso nella memoria. Un compagno nostro che lavorava fuori rimessa ci avvisò che un convoglio di prigionieri stava arrivando in stazione. Con qualche indumento di lavoro, chi con qualche attrezzo, a gruppetti, ci avviammo verso il treno che stava rallentando la sua corsa. Un po’ scossati, rimanemmo a vedere la situazione per decidere sul da farsi. Il treno era composto di molti carri e una parte sola era prospiciente alla banchina. Il rumore di ferraglia e lo stridere dei ceppi sulle ruote non era cessato che una folla di persone di ogni ceto si affannava a chiamare, a gridare un nome, chiedere informazioni, con la brama di conoscere un volto. Voci emozionate di donne, di mamme, di fratelli di confondevano, si vedevano segnati nei volti; si sentiva nell’aria, l’angoscia, il dolore ……. I prigionieri aggrappati alle griglie dei piccoli finestrini guardavano la gente, questa folla ansimante, con occhio smarrito e non sapevano rispondere alla valanga di do- // mande che a loro venivano rivolte fra il vocio assordante; forse non vedevano, non capivano; la loro mente era sconvolta nella tragedia che li aveva travolti.
Gli sgherri delle SS tedesca di scorta si erano spostati verso la testa del treno dove era radunata maggior folla. Una donna del popolo, anziana, ansimante e pallida, passava di carro in carro guardando verso i finestrini e, chiedendo, non aspettava nemmeno la risposta tanta era la sua ansia. Nel penultimo carro si aggrappò con tutte le sue forze alla porta tentando di aprirla; ma non scorreva e il suo volto era diventato rossi [rosso] di bracia per lo sforzo: la porta non cedeva! In quel momento non compresi il rischio, e senza guardarmi d’attorno mi attaccai alla maniglia con tutta la mia forza; sentivo la mano della donna che tremava dal convulso; la porta cigolando sotto lo sforzo supremo, si aprì lentamente. Volsi lo sguardo intorno, era via libera; più lontano le grida confuse della gente e degli affetti [addetti] all’organizzazione cittadina di assistenza che chiamavano i prigionieri ai finestrini per offrire frutta, pane e vino. La porta era aperta, mi chinai per vedere da sotto i carri se ci fosse qualcuno dalla parte opposta; il momento era propizio e li invitai a scendere subito. Erano un po’ indecisi, dicevano che a Castelfranco in un tentativo di scappare due compagni erano stati uccisi e uno ferito; più distante si sentivano i colpi di pistola e raffiche di mitra, sparati in aria per intimorire. Eravamo un po’ abituati noi del Deposito Locomotive a questa manovra. L’incertezza era grave, bisognava decidere, gridai imperativamente di scendere e di scappare perché era il momento buono. Incitati dalla mia voce decisa si precipitarono a gruppi giù dal carro montando uno sopra l’altro o scappando in ogni direzione passando sotto un treno merci che si trovava fermo nel binario vicino. Nel frattempo un treno con materiale di guerra e carri armati leggeri si fermò nel binario attiguo. Un soldato di questo convoglio, visto i fuggitivi prese la mira e sparò tre colpi di rivoltella.
A tre passi da me vidi stramazzare al suolo uno dei nostri soldati; accorsi subito accanto al caduto sbottonandogli la giubba. Due colpi gli avevano trapassato il petto e uno lo aveva colpito alla testa; un fiotto di sangue usciva dalla bocca semi aperta irrorando la ghisa unta del binario. Vidi tutto confusamente intorno a me; ricordo che un tedesco disse freddamente la parola “caput” come niente fosse. Altri compagni attorno a me: BRAGANTINI [Libertario] = LAVADER= PONTELLO=COMIN=BACCHIEGA piangevano. Giunta una barella caricammo // il corpo sanguinante e adagio adagio fra i sassi dei binari ci recammo al posto di pronto soccorso. Fra la folla accorsa atterrita e pia[n]gente si distinguevano singhiozzi soffocati al mormorio di sdegno e di maledizione,
Era l’odio del nostro popolo verso l’invasore che nasceva! Giunti alla Croce Rossa altri soldati si trovavano feriti, altri morti, raccolti dai carri o altri ancora in condizioni deplorevoli per le sofferenze subite.
Questa visione di dolore e di morte metteva nell’animo un’angoscia indescrivibile. Da un amico del nostro povero soldato che si trovava nello stesso carro seppi che questi era richiamato da sei anni e che aveva combattuto in diversi fronti. Quale male aveva fatto? Quali le sue colpe? Se non fosse la colpa di essere stato ingannato come è stato ingannato tutto il nostro popolo da un regime falso e corrotto! Questo popolo prostrato da una orribile tragedia chiede ora giustizia e libertà.
Chiede di essere guidato da un governo che rappresenti la volontà del popolo lavoratore e che il rosso del sangue sparso sia il colore della nostra bandiera di combattimento e di vittoria.
TREVISO 10 giugno 1945 //




8 settembre 1943 a Treviso - 
Sul Gazzettino del 24 settembre 1943, la Federazione Fascista Repubblicana di Treviso tranquillizza
 i familiari dei soldati catturati
dai camerati tedeschi e inviati in Germania.


Trascrizione: «L'ufficio stampa della Federazione Fascista Repubblicana comunica: «Allo scopo di porre fine una buona volta alle insinuazioni e al pettegolezzo che vale solo a rattristare le famiglie dei soldati che si trovano a disposizione del Comando tedesco, i camerati di Germania, rendendosi conto della situazione, hanno creduto opportuno, pur col naturale riserbo che lo stato di guerra impone, farci conoscere che i nostri soldati sono adibiti, secondo le capacità e tenuto conto della specializzazione di ciascuno, a lavori vari, in sostituzione dei lavoratori tedeschi, che potranno così essere disponibili per le necessità delle Forze Armate Tedesche. Il loro trattamento è pertanto soddisfacente e ad essi non vien fatto mancare nulla di quanto è necessario per il sostentamento.

Le famiglie che hanno i loro cari in tale situazione non devono quindi assolutamente nulla temere per i loro congiunti.

La Germania vede nei soldati italiani dei collaboratori al raggiungimento della vittoria.

La mancanza di notizie di posta da parte dei militari stessi, non deve accrescere le preoccupazioni delle famiglie; la posta e le notizie giungeranno al più presto possibile e si sostiene che fra non molto ognuno potrà sapere la località dove il congiunto si trova e potrà essere informato sulle sue condizioni di vita e di salute».







Il compagno, GALIAZZO BRUNO, Volontario della Libertà, racconta:
[varie tecniche di sabotaggio ai treni e al materiale che trasportano]

Subito dopo il 25 luglio 1943 incominciò la mia attività propagandistica contro i nazifascisti prendendo contatti con altri agenti ferroviari e precisamente: coi compagni Bacchin Giulio, Conti Aldo, Decima Angelo, nonché con altri elementi fra i quali il compagno Dal Pozzo Pietro. Qualche tempo dopo, verso gli ultimi di settembre, riuscii a formare un piccolo gruppo d’uomini e con questi iniziai gli atti di sabotaggio entro l’ambito ferroviario come: sottraendo gli attrezzi da lavoro ai colleghi di lavoro rendendoli in tal modo inoperosi; istigando il personale esecutivo a lavorare il meno possibile, ricorrendo a volte anche a minaccie. Levavo i guancialetti alle boccole dei veicoli già riparati e pronti per essere rimessi in circolazione, causando in tal modo il suo inoltro all’Off. Rialzo subito dopo la sua uscita. I più delle volte questa operazione veniva fatta ai pianali adatti al trasporto di autoveicoli, camions e carri armati; molte volte detto lavoro lo facevo addirittura durante la sosta per il cambio della locomotiva sul piazzale della stazione in piena notte. Particolarmente presi di mira erano i trasporti di munizioni; molte volte mi facevo porre di servizio di verifica allo Scalo Motta onde aver maggior campo d’azione essendovi allora molti treni in giacenza e lì svolgevo la mia opera, quale: forature delle gomme degli autocarri, sottrazione di pezzi o di congegni di camion o di motori d’apparecchio, levavo i guancialetti oppure aggiungevo acqua alle boccole per causare la fusione e conseguente scartamento del veicolo lungo la linea; bucavo con un martello a punta acuminata i fusti di olio o di benzina sui veicoli in sosta sul piazzale. Una sera feci sostare per ben 5 ore un trasporto di carri armati PANZER delle SS in partenza per la zona di impiego, detti il benestare per la partenza quando il comandante del convoglio fece l’atto d’estrarre la pistola avendo supposto le vere cause. Nella stazione C.le ho fatto togliere più volte dei veicoli dai convogli di munizioni e fatti sostare per qualche giorno su binari morti del piazzale.
Tale attività la svolsi fino al mese di luglio dopodichè fui fatto trasferire dal mio capo tecnico al Brennero perché incominciò a conoscere la mia opera di sabotaggio. Ma invece di aderire, abbandonai il servizio e con la mia formazione S.A.P. operai andai nella zona assegnatami.
Posso riassumere le seguenti azioni:
incendio della vettura del Dirigente Unico di Badoere, in accordo con qualche elemento d’altra formazione di quel luogo; bloccato una colonna di autocarri tedeschi nei pressi del Campo d’Aviazione in seguito alla esplosione di congegno gettato sopra un camion, fatto saltare in aria un autotreno con rimorchio cariche [carico] di mine anticarro nei pressi di Noale causando la distruzione oltre a questi due veicoli d’un altro autotreno a breve distanza, durante questa esplosione andò pure semidistrutto un capannone adibito a deposito di materiali dei tedeschi, in tale circostanza furono uccisi 12 tedeschi fra cui un ufficiale. Verso la metà di novembre fui indiziato dai briganti neri e per non pregiudicare anche gli altri miei compagni e compromettere in tal modo le susseguenti azioni dovetti allontanarmi dalla zona.
Poco dopo venne acciuffato il mio sostituto e questi mi portò le brigate nere a casa ove a stento riuscii a sfuggire alla cattura; dovetti definitivamente lasciare la casa dei suoceri ove ero ospite essendo rimasto senza la mia fin dal 7 aprile 1944 e rifugiarmi presso dei parenti lontani perché seppi che già avevo alle calcagna pure tutta la milizia ferroviaria. Anche in questo luogo continuai un’attiva propaganda.
Ritornai verso la metà d’aprile nella mia zona e colà impartii disposizioni sul da farsi; indi ritornai presso i compagni ferrovieri cui avevo dato la mia parola pel momento dell’azione sulla Stazione Ferroviaria a procedere alla sua occupazione.
GALLIAZZO BRUNO

NdC
Trascrizione integrale, anche nella formattazione. Il segno // indica il cambio pagina. Usato il colore rosso per i titoli delle testimonianze. Tra parentesi quadre: intervento del curatore.


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